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“Quaderni di teatro”, n. 31, febbraio, 1986, pp. 61-68
Trascrizione dell’intervento presentato a Certaldo, con correzioni dell’autore
Arte e Vita dell’Arte. Dalla Creatività al Linguaggio, Giancarlo Politi Editore, Milano 1986, pp. 30-31
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Il luogo della rappresentazione, 1984

GPS-0028

Vorrei dirvi in sintesi ciò che ho sempre pensato a proposito del luogo della rappresentazione come spazio dell’opera, a quale natura questo spazio appartenga, in quale orizzonte sia possibile iscriverlo. Se ho detto “pensato” in verità questo termine può prestarsi a un equivoco: infatti non ho mai “pensato” l’opera, anche se così potrebbe sembrare a chi l’opera vede e subito intravede o crede di intravedere il pensiero che l’ha dettata.
L’artista e l’opera sono complementari, non consequenziali. Così, come per l’opera sarà essenziale per dirsi esistente cogliere lo sguardo che la rivela, sia esso dell’autore o dello spettatore, allo stesso modo all’artista è necessaria, a prova della sua stessa salvezza, la scoperta di qualcosa, l’opera, che gli consenta di
guardare. Per questo, dicevo, sono le opere ad avermi pensato e non viceversa. L’artista non pensa, è un naufrago, un superstite dello scampato pericolo che è l’approdo stabilito nell’opera. L’imperativo della sua specie è quello di salvarsi, anche se, curiosamente, una sua crescente mancanza di ruolo gli fa corrispondere una crescita del suo stesso valore. L’artista è una figura instabile, in lui convivono attitudini contraddittorie. Ricerca il nuovo, modi sempre originali, strade non ancora percorse, ma sempre all’interno di un codice, è un alfiere della norma, anche se di una norma che ancora non conosce. Deve partecipare la sua visione agli altri, ma non accetta di condividerla con altri, neanche con se stesso, se una volta approdato all’opera, già si rivolge alla successiva. È ironico, ma non fa dell’ironia un esercizio; non ha nulla da dimostrare ma persevera nel suo cammino.
Concedetemi di aprire una piccola parentesi.
Giorni fa, ho avuto occasione, per una fortunata coincidenza, di assistere a un incontro pubblico con Borges a Roma; vorrei riferirvi di due sue brevi risposte, ma preziosissime a mio avviso. Qualcuno gli chiedeva: “Ma lei è famoso come poeta barocco, come l’ultimo esponente della poetica del barocco oggi”. E lui rispondeva: “Certo, il barocco è una forma lecita dell’arte. È fatta, la poetica barocca, di metafore memorabili. Io ero, tentavo di essere un poeta barocco da giovane. Ora cerco di essere semplice, ed è molto più difficile”. E ancora qualcun altro gli chiedeva: “Come si compone un poema?”. E lui rispondeva: “Mi pongo in una situazione passiva, e aspetto”. Cito a memoria, per di più era in traduzione simultanea, quindi non posso riferirvi alla lettera le sue risposte, ma sostanzialmente diceva: “Aspetto, e la mia unica preoccupazione è di mettere tutto in bellezza; mi preoccupo che tutto finisca in bellezza”. E concludeva: “Ho la sensazione di ricevere un dono, non so bene se della mia stessa memoria o qualcosa altrui. E cerco di non intervenire troppo”.
Da queste cose che cerco di riferirvi, non è difficile pensare che chi vi parla voglia subito dichiararsi uno scettico e non possa, in tutta onestà, citare dei riferimenti oggettivi, dei riferimenti di fede, di interpretazione inequivocabile.
Ciononostante mi trovo ora ad affrontare per la prima volta quest’anno un ruolo del tutto nuovo per me, che è quello di insegnare pittura all’Accademia di Belle Arti a Torino. Può sembrare quindi per lo meno difficile dover trasmettere qualche cosa a chi invece si appresta oggi ad affrontare una “problematica” come quella della pittura.
Vediamo che cosa mi propongo di fare, per lo meno in teoria, che cosa cioè sottende alla mia attività di insegnante. E dico quindi: “La superficie di una tela, o di un foglio da disegno, sono luoghi attraversati, nell’esperienza del passato e nella prospettiva del futuro, da proiezioni e sperimentazioni innumerevoli. Prima di addentrarci in verifiche particolari, suggerirei di soffermarci sulla disponibilità e sulla funzione che al supporto vogliamo attribuire. In altre parole, paradossalmente, tutte le possibili immagini che una qualsiasi superficie ha rappresentato o potrebbe rappresentare possono ridursi, o dilatarsi, alla rappresentazione di se stessa. Come in una scommessa con l’infinito, si tratta dunque di trasferire l’identità del segno della natura di artificio illusorio a quella di strumento virtuale. Le esercitazioni in Accademia possono attingere dallo stesso ambiente in cui si svolgono tutte le suggestioni e gli interrogativi che via via si presentano. La copia dal vero, per esempio, non esclude la copia di un’immagine già dipinta perché non meno vera di un qualsiasi oggetto scelto a caso. Nulla insomma è più finito di un’opera ancora da iniziare. Tutto, però, perché sia esistente ci induce a ricominciare. Il luogo della rappresentazione e lo spazio che occorre per annunciarla”.
In altri termini, visto che nelle Accademie di solito ci si riferisce a un soggetto che è la modella, o degli oggetti composti ad arte, e che vengono copiati, interpretati dagli allievi, la prima applicazione pratica di quanto mi sono proposto di fare è stata di suggerire agli allievi di non fissare in modo privilegiato la loro attenzione sul modello, o sulla modella, ma di scegliere l’involucro stesso della loro attività, cioè l’aula in cui si trovano, come Aleph, sempre per riferirsi a Borges, nel quale spazio sia possibile immaginare e intravedere tutti gli spazi esistenti, ciascuno separatamente, da tutti i possibili punti di vista.
Si può quindi prendere in considerazione lo scorcio che ciascuno ha di fronte a sé, per esempio l’altro allievo che ha di fronte a sé un’altra cosa, o guardare nel vuoto, che è il cielo abitato dalla vostra immaginazione.
L’opera non produce spazio, lo istituisce, lo ricerca al suo interno per manifestarsi, lo evoca per
rappresentarsi. Siamo di fronte non soltanto alla caduta dei canoni o degli stili, ma della stessa poetica. È dunque il dominio, l’impero assoluto della percezione.
Così, spossessato di sé, l’artista, il naufrago che prima abbiamo intravisto, rischia di non essere più avvistato né riconosciuto, di ostinarsi a ricercare qualcosa dalla quale invece, pur senza rendersene conto, è già posseduto.
Così cercatore d’oro, prestigiatore, giocatore di scacchi, eremita, pescatore di perle, artista, maestro di cerimonia, sono sinonimi. Prendiamo ad esempio quest’ultimo. Maestro non è soltanto “chi agisce bene secondo un codice prestabilito”, è colui invece che davvero si cala nella ricerca della verità pur sapendola irraggiungibile. E la cerimonia non è la ripetizione automatica di una procedura convenzionale ma un evento pur essenziale, che scatena il panico così come produce l’estasi, accende una fede o la spegne.
L’artista è forse qualcuno o qualcosa come una controfigura, che però non applica ma
vive la cerimonia della percezione del mondo, coniuga rivoluzione e discrezione, esige l’assoluto senza saperlo spendere. Come in un rito, o nel mito, migliaia di statue costituiscono quell’iconografia dell’immaginario che è l’illustrazione di quelle figure misteriose, improbabili eppure possibili, che sono gli dei e le loro gesta. Altrettanto numerosi, però, sono gli spazi che le separano, cioè il vuoto corposo che ce le rende visibili, la distanza che ce le pone in prospettiva.

[N.d.c.] Sono qui omesse le due parti che seguono lo scritto: la lettura in anteprima degli scritti pubblicati poco più tardi nel libro Giochi d’acqua, 1985 e la conversazione con gli studenti (cfr. Catalogo ragionato online delle interviste, GPI-... conversazione Certaldo 1984).

Intervento al seminario Arte e Vita dell’arte, dalla creatività al linguaggio, 15 ottobre 1984, Palazzo Trinci, Foligno; ripetuto nelle giornate di studio Fingere figure. Giornate di studio e spettacoli di Teatro di Figure, 6-11 novembre 1984, Certaldo. Prima pubblicazione ridotta in Giulio Paolini. “Tutto qui”, a cura di M. Bandini, B. Corà, S. Vertone, catalogo della mostra, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, pp. 145-146 (con incipit “Dirò subito allora ciò...”). Prima pubblicazione integrale in “Quaderni di teatro”, a. VIII, n. 31, febbraio, Milano 1986, pp. 61-63.

Lo scritto nasce come conferenza tenuta il 15 ottobre 1984 a Foligno e ripetuta un mese dopo a Certaldo1. Tra i testi principali di Paolini degli anni Ottanta, propone tre motivi di fondo – l’autore, l’opera, la figura dell’artista – che per la prima volta in modo più esteso delineano un ritratto dell’artista, del suo ruolo e del suo approccio all’atto creativo.
L’autore e l’opera, afferma subito Paolini, “sono complementari, non consequenziali”. L’uno ha bisogno dell’altra per riconoscersi nella propria identità, ma l’opera non nasce dall’autore, il quale non si riconosce nel ruolo di creatore. Citando Borges, Paolini sottoscrive l’approccio “passivo” al momento creativo, inteso come disponibilità all’attesa, all’accoglienza di un dono, “senza intervenire troppo”
2. L’atto creativo, di conseguenza, non è spiegabile né prevedibile. L’artista si limita a predisporre una situazione di ascolto, a delimitare lo spazio in cui qualcosa potrebbe accadere: a predisporre cioè il palcoscenico o l’impalcatura della rappresentazione, prima ancora di ipotizzare quale e come potrebbe essere.
Da qui la difficoltà a definire o insegnare l’arte. Riprendendo uno scritto del 1978 (GPS-0017), Paolini ripropone la sua visione di esercitazione accademica, la sua “lezione di pittura”, basata sull’idea di guardare alla tela – al supporto del quadro – come “spazio che occorre per annunciare” la rappresentazione. O ancora: invita gli studenti a pensare l’aula in cui ha luogo la lezione come spazio universale, in cui “sia possibile immaginare e intravedere tutti gli spazi esistenti (....) da tutti i punti di vista”3. A questo proposito, Paolini cita ancora Borges e il suo racconto L’Aleph, dove l’Aleph è “uno dei punti dello spazio che contengono tutti i punti. [...] il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”, una piccola sfera che contiene ogni cosa, “l’inconcepibile universo”34.
L’opera, prosegue Paolini, propone uno spazio illusorio, per “rappresentarsi”, per rivelare la dimensione virtuale che la definisce. Una dimensione che necessita di uno sguardo pronto a coglierla. Per questo l’opera d’arte è il “dominio, l’impero assoluto della percezione”.
Nell’ultima parte dello scritto, Paolini descrive l’artista con una serie di attributi, accomunati dalla ricerca e dalla sfida: cercatore d’oro, prestigiatore, giocatore di scacchi, eremita, pescatore di perle, maestro di cerimonia. Tutti attributi legati all’attesa, al perseguimento di un “rito”, di qualcosa di straordinario, attinente a una dimensione irrazionale, trascendente, miracolosa. Sempre però nella consapevolezza dell’impossibilità di riuscita, della vanità del proposito – una consapevolezza “amara”, ma al tempo stesso una tentazione irrinunciabile, una vocazione intima
5. Benché l’approdo all’opera e all’assoluto sia impossibile, l’artista persegue un suo disegno e persevera nel suo cammino: da un’opera all’altra, di volta in volta misura la distanza che lo separa dalla meta, come dichiara Paolini in chiusura.

1 A Foligno, Paolini è invitato al seminario Arte e Vita dell’Arte. Dalla Creatività al Linguaggio a cura di Italo Tomassoni (13-20 ottobre), al quale partecipano Giulio Carlo Argan, Fabio Mauri.. Vedere dettagli negli Atti. A Certaldo partecipa alle giornate di studio Fingere Figure. Giornate di studio e spettacoli di Teatro di Figure a cura di Fiorenza Bendini (6-11 novembre), nella sezione “Studio”, insieme a Giuseppe Chiari. Si vedano le relative pubblicazioni, entrambe edite nel 1986: per Foligno cfr. Arte e Vita dell’Arte. Dalla Creatività al Linguaggio, Giancarlo Politi Editore, Milano 1986; per Certaldo cfr. “Quaderni di teatro”, a. VIII, n. 31, febbraio, Milano 1986. Non è dato sapere finora se Paolini presentò la stessa identica conferenza: negli atti di Foligno è proposta una versione ridotta, senza la parentesi borgesiana (non è chiaro se si tratti di una versione riveduta per la pubblicazione, ripresa in tutte le successive ripubblicazioni, o se corrisponda effettivamente all’intervento presentato, privo di altra documentazione nell’archivio dell’artista); negli atti di Certaldo, realizzati a partire dalle trascrizioni degli interventi (riveduti dagli autori, come risulta dalla documentazione conservata), è invece incluso il passaggio su Borges. A Certaldo, Paolini prosegue inoltre l’intervento con la lettura in anteprima dei testi che di lì a poco pubblicherà in Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985; al suo intervento segue una discussione con il pubblico (cfr. nel Catalogo ragionato online delle interviste GPI-XXXX). La versione dello scritto riprodotta in questa scheda corrisponde all’intervento di Certaldo.
2 L’incontro pubblico con Jorge Luis Borges menzionato da Paolini, non meglio identificato, ha luogo durante il soggiorno dello scrittore argentino a Roma nell’ottobre 1984, nel corso del quale è protagonista di diversi eventi. Il 12 ottobre è invitato a un dialogo presso l’Istituto Italo-Latino Americano (cfr. Colloquio con Jorge Luis Borges, “Partecipazione del Nuovo Mondo allo sviluppo della società contemporanea”, Quaderni IILA, n. 1, Roma 1984); il 13 ottobre è insignito della Laurea Honoris Causa in Lettere dall’Università La Sapienza; il 15 ottobre viene presentato presso il ministero della Pubblica Istruzione il primo volume dell’opera completa pubblicato da Mondadori nella collana dei “Meridiani”, con discorso di Italo Calvino (edito in versione ridotta come I gomitoli di Borges in “La Repubblica”, il 16 ottobre 1984, pp. 22-23); il 30 ottobre, infine, Borges è ospite del Quirinale per il conferimento dell’onoreficenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica. Interpellato in merito in tempi recenti, Paolini ricorda soltanto di essersi recato nel quartiere dell’EUR per vedere lo scrittore argentino. Per quanto riguarda la posizione “passiva” di Borges, ribadita in tutte le conversazioni svolte nei suoi ultimi anni cfr. per esempio J.L. Borges, Conversazioni con Osvaldo Ferrari, RCS Libri, Milano 2000, p. 51 e J.L. Borges, Una vita di poesia, Spirali Edizioni, Milano 1986, pp. 7, 29, 148, 211-212.
3 Paolini afferma di trovarsi la prima volta a svolgere un incarico didattico. Di fatto, ha svolto una prima supplenza presso l’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino, Cattedra di Pittura dall’11 gennaio all’8 febbraio e dal 20 febbraio al 21 marzo 1978. Nell’anno scolastico 1984-85, ha accettato una supplenza dal 5 novembre 1984 al 30 settembre 1985.
4 J.L. Borges, L’Aleph (1952), in Id., Tutte le opere, a cura di D. Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1984, vol. 1, pp. 886-901.
5 A proposito dell’“amaro sapere” cfr. lo scritto GPS-0024,

Jorge Luis Borges

“Certo, il barocco è una forma lecita dell’arte. È fatta, la poetica barocca, di metafore memorabili. Io ero, tentavo di essere un poeta barocco da giovane. Ora cerco di essere semplice, ed è molto più difficile.”
Jorge Luis Borges, risposta alla domanda “Ma lei è famoso come poeta barocco, come l’ultimo esponente della poetica del barocco oggi”, posta durante incontro pubblico a Roma, ottobre 1984.

“Mi pongo in una situazione passiva, e aspetto. Aspetto, e la mia unica preoccupazione è di mettere tutto in bellezza; mi preoccupo che tutto finisca in bellezza. Ho la sensazione di ricevere un dono, non so bene se della mia stessa memoria o qualcosa altrui. E cerco di non intervenire troppo.”
Jorge Luis Borges, risposta alla domanda “Come si compone un poema?”, posta durante un incontro pubblico a Roma, ottobre 1984.

G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 92-93 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, in francese).
Terrae Motus 2, catalogo della mostra, Villa Campolieto, Ercolano, ed. Fondazione Lucio Amelio, Napoli 1986, s.p. (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”).
Arte e Vita dell’Arte. Dalla Creatività al Linguaggio, a cura di I. Tomassoni, atti del convegno del 15 ottobre 1984 a Foligno, Giancarlo Politi Editore, Milano 1986, pp. 30-31 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”).
Wien Fluss 1986, catalogo della mostra, Wiener Secession, Vienna 1986, pp. 114-115 (versione ridotta, con omissione della frase iniziale, italiano) / 116 (tedesco).
Sonsbeek 86. International Sculpture Exhibition, catalogo della mostra, Arnhem, Veen/Reflex, Utrecht 1986, vol. I, pp. 110-111 (versione ridotta, in tedesco e inglese).
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 45-46 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, italiano) / 109-110 (inglese).
G. Paolini,
Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, pp. 29-30 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”).
Corps étrangers. Bruce Nauman, Giulio Paolini, Niele Toroni, catalogo della mostra, Galerie Yvon Lambert, Parigi 1987, pp. 35-36 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, francese).
Terrae Motus. Naples. Tremblement de terre, catalogo della mostra, Grand Palais, Parigi, 1987, Guida Editori, Napoli 1987, pp. 223, 226 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito ciò...”, in italiano e francese).
Implosion. A postmodern perspective, catalogo della mostra, Moderna Museet, Stoccolma 1987, p. 116 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, in inglese) / 117 (svedese).
Arte Povera, catalogo della mostra, Kodama Gallery, Osaka 1992, pp. 079-080 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, estratto Dirò subito ciò.... della percezione, in italiano, inglese e giapponese).
Das offene Bild, catalogo della mostra, Westfälisches Landesmuseum, Münster 1992, pp. 174-177 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, in tedesco).
Terrae Motus alla Reggia di Caserta. Guida alla Collezione, a cura di J. Wagner, Fondazione Amelio Ercolanum, Electa Napoli e Guida editori, Napoli 1992, p. 122 (estratti L’artista e l’opera... stabilito nell’opera, È una figura instabile... cammino, Così, spossessato... sono sinonimi).
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, pp. 38-39 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito ciò...”).
Arte moderna e contemporanea. Antologia scelta 2017, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze 2016, p. 192 (versione con incipit “Dirò subito allora ciò...”, estratto Dirò subito... nel suo cammino, in italiano e inglese).

Inglese
Sonsbeek 86. International Sculpture Exhibition, catalogo della mostra, Arnhem, Veen/Reflex, Utrecht 1986, vol. I, pp. 110-111 (versione ridotta, traduzione di Michael Gibbs, Barbara Fasting).
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 109-110 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione di Lesley Fagan).
Implosion. A postmodern perspective, catalogo della mostra, Moderna Museet, Stoccolma 1987, p. 116 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione di Meg Shore).
Arte Povera, catalogo della mostra, Kodama Gallery, Osaka 1992, pp. 079-080 (versione ridotta, estratto Dirò subito.... della percezione, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione Milan Translation Center).
Arte moderna e contemporanea. Antologia scelta 2017, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze 2016, p. 192 (estratto Dirò subito allora... persevera nel suo cammino, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione di Eleonora Mainardi).

Francese
G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 92-93 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito ciò...”, traduzione di Anne Machet).
Corps étrangers. Bruce Nauman, Giulio Paolini, Niele Toroni, catalogo della mostra, Galerie Yvon Lambert, Parigi 1987, pp. 35-36 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito ciò...”, traduzione anonima).
Terrae Motus. Naples. Tremblement de terre, catalogo della mostra, Grand Palais, Parigi, 1987, Guida Editori, Napoli 1987, pp. 223, 226 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito ciò...”, traduzione di Maria Grazia D’Eboli, Cathérine Routili, Eve Dayre, Joan Olivar, Ghislaine Yoh, Tania Bitan).

Tedesco
Wien Fluss 1986, catalogo della mostra, Wiener Secession, Vienna 1986, p. 116 (versione ridotta, con omissione della frase iniziale, traduzione di Elisabeth e Johannes Schleebrügge).
Sonsbeek 86. International Sculpture Exhibition, catalogo della mostra, Arnhem, Veen/Reflex, Utrecht 1986, vol. I, pp. 110-111 (traduzione...). VERSIONE DA VERIFICARE
Das offene Bild, catalogo della mostra, Westfälisches Landesmuseum, Münster 1992, pp. 174-177 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione di K. Marano Matzner).

Svedese
Implosion. A postmodern perspective, catalogo della mostra, Moderna Museet, Stoccolma 1987, p. 117 (versione ridotta, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione di Marta Meregalli).

Giapponese
Arte Povera, catalogo della mostra, Kodama Gallery, Osaka 1992, pp. 079-080 (versione ridotta, estratto Dirò subito.... della percezione, con incipit “Dirò subito allora ciò...”, traduzione Milan Translation Center).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026