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Giulio Paolini. Un quadro, catalogo della mostra, Galleria dell'Ariete, Milano 1971
Foglio di sala dell’esposizione personale alla Galleria La Salita, Roma, 1971
“Data”, n. 2, febbraio, 1972, pp. 30-34
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Un quadro, 1970-71

GPS-0006

“Io, che tanti uomini fui, non sono mai stato colui nel cui abbraccio languiva Matilde Urbach”
G. Camerarius, in
Deliciae poetarum Borussiae, VII, 16

Un quadro, dipinto nel 1960, supera il senso residuo di questo scritto. Nessuno può descrivere un quadro. Due quadri, talvolta, rivelano un pittore a se stesso. Può, un quadro, descrivere un quadro? Se mi fosse possibile immaginare il futuro dell’arte, non riuscirei a distinguerlo dal suo aspetto nel presente. Potrei credere, allora, di averlo già immaginato, ma l’ipotesi sarebbe così avventata da convincermi di coincidere con il passato. Se l’arte non ha futuro, e non ha ovviamente passato, allora non ha, nel presente, che l’illusione di questi due termini.

Giulio Paolini. Un quadro, catalogo della mostra, Galleria dell’Ariete, Milano 1971, s.p.

Lo scritto pubblicato nel catalogo dell’esposizione personale alla Galleria dell’Ariete, Milano, inaugurata il 14 gennaio 1971, è una nota di commento all’opera esposta, intitolata, come la mostra, Un quadro, 1970 (cfr. nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0204)1.
L’epigrafe è una citazione di Jorge Luis Borges:
Le regret d’Héraclite – questo il titolo del breve componimento in versi – è l’ultimo brano della raccolta di testi pubblicata da Borges nel 1960 con il titolo El hacedor (L’artefice). La fonte citata – Gaspar Camerarius e le Delizie dei poeti prussiani – è fittizia, così come Matilde Urbach è un nome d’invenzione2.
La prima parte dello scritto mette in gioco l’impossibilità di descrivere un quadro, sia attraverso il linguaggio sia attraverso un altro quadro. Il quadro “dipinto nel 1960” è notoriamente la prima opera dell’artista,
Disegno geometrico (GPO-0001), la cui immagine è riprodotta nei quattordici esemplari che costituiscono il lavoro Un quadro. Quattordici esemplari identici al recto, ma distinti al verso per mezzo di un’iscrizione autografa, che di volta in volta attribuisce il quadro a un diverso autore, sempre però immaginario, e lo sigla con un diverso titolo, anch’esso d’invenzione. Un’operazione suscettibile di essere proseguita all’infinito, dove l’uno si perde nel molteplice, rincorrendo la domanda cosa sia un quadro e se sia possibile definirlo. Un rovello che Paolini aveva affrontato da subito con Disegno geometrico, che non voleva essere un quadro compiuto, ma, al contrario, l’annuncio o la falsariga di tutti i quadri immaginabili: un quadro potenziale o la potenzialità di un quadro. O ancora: l’impossibilità di definire un quadro e la possibilità di immaginare tutti i quadri in un unico quadro. È in questo senso, forse, che può essere interpretata l’epigrafe e il “rimpianto di Eraclito”: l’impossibilità di essere Uno e Assoluto, dal momento che “tutto scorre” (Eraclito) e cambia continuamente. Associando lo stesso quadro a titoli e autori diversi, in Un quadro Paolini riprende infatti l’attitudine borgesiana (in cui risuona la filosofia eraclitea) a considerare l’uno come molteplicità, in un’ottica di negazione dell’individualità (nessuno è qualcuno, ciascuno è tutti)3.
La seconda parte dello scritto (
“Se mi fosse possibile...”) interroga l’arte come dimensione estranea al tempo cronologico: senza passato né futuro, si rinnova ogni volta da capo; non è mai compiuta né si compirà mai, ma si ripete da un autore all’altro, da un secolo all’altro, come un’unica voce che attraversa il corso del tempo. Un punto di vista che Paolini ribadirà spesso e in cui risuona la filosofia di un tempo circolare, tipicamente borgesiana, dove l’inizio e la fine coincidono, in un labirinto di echi e riflessi. In questo senso, Disegno geometrico, come Paolini ha più volte ripetuto, è il primo e insieme l’ultimo quadro, dal momento che li sottende tutti; è la matrice di tutte le opere realizzate in seguito, che si limitano a convalidarne l’assunto di fondo.
Un quadro – l’opera, l’esposizione milanese e lo scritto che li accompagna – si situa in un momento esplicitamente “borgesiano” della poetica di Paolini, incentrata sullo scambio di identità o sull’identità multipla. Paolini scopre Borges nel 1965, come rivela l’omaggio allo scrittore argentino intitolato A J.L.B., 1965 (cfr. GPO-0086 e GPO-0087), ma è tra fine 1969 e inizio 1970 che la fascinazione per Borges – l’affinità elettiva – si rende manifesta in termini particolarmente rivelatori, a cominciare dalla citazione del brano Una rosa amarilla a commento dell’opera Jospeh Albers, 1970 (GPO-0197) nel catalogo della personale Vedo presentata nel gennaio 1970 prima a Roma, poi a Torino (cfr. GPS-0004)4.
In estrema sintesi, lo scritto
Un quadro prosegue l’interrogazione del “quadro di sempre”, avviata da Paolini fin dal suo primo lavoro, Disegno geometrico, e dai suoi primi scritti: il tentativo di definizione del quadro, l’idea del quadro, il quadro di tutti i quadri.

1 Nel catalogo, impaginato dall’artista, il testo è suddiviso in undici parti, riprodotte in altrettante pagine dispari: l’epigrafe alla terza pagina, l’incipit alla quinta pagina con il nominativo di Paolini e il titolo Un quadro, mentre il testo restante è distribuito in nove righe, impaginate al centro di nove pagine che riportano via via il nominativo di un autore fittizio e un titolo immaginario, ripresi da nove dei complessivi quattordici esemplari di Un quadro.
2. Si veda in merito J.L. Borges, Una vita di poesia, Spirali Edizioni, Milano 1986, pp. 101-102, dove in conversazione con Armando Verdiglione il 5 dicembre 1985, Borges rivela tra l’altro che la poesia è di suo padre, Jorge Borges. Il cognome Urbach – che in tedesco significa “fiume originario” – è forse un gioco di parole che rimanda ai famosi aforismi di Eraclito: “Nello stesso fiume non è possibile entrare due volte”, “Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo” (Eraclito, Dell’Origine, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 1993, frammenti 30 e 31).
3. Nelle parole di Eraclito: “Uno solo, per me, è diecimila” (Eraclito, cit., frammento 57).
4. In merito alla presenza di Borges nell’opera di Paolini cfr. F. Belloni, Il tutto nell’uno. Giulio Paolini e Jorge Luis Borges, in “Prospettiva”, n. 186, aprile, Siena 2022, pp. 78-87.

Jorge Luis Borges

Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001); Un quadro, 1970 (GPO-0204)

“Io, che tanti uomini fui, non sono mai stato colui nel cui abbraccio languiva Matilde Urbach.”
Jorge Luis Borges, Le regret d’Héraclite, in Id., El Hacedor, Emecé, Buenos Aires 1960, prima traduzione italiana: Jorge Luis Borges, L’artefice, Rizzoli, Milano 1963, p. ?

Foglio di sala dell’esposizione personale Un quadro, Galleria La Salita, Roma 1971.
Paolini Pistoletto Salvo, catalogo della mostra, Galleria Notizie, Torino 1971, s.p.
G. Giuffré,
Lettera da Parigi. Giulio Paolini, in “QUI arte contemporanea”, n. 7, dicembre, Roma 1971, p. 51 (in occasione della personale Un quadro, Galleria La Salita, Roma).
G. Paolini,
Un quadro, in “Data”, a. II, n. 2, febbraio, Milano 1972, p. 30 (in italiano e inglese).
G. Paolini,
Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 55; nuova edizione Electa, Milano 2023, p. 81.
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Mannheimer Kunstverein, Mannheim 1977, p. 16 (in tedesco).
Giulio Paolini. Atto unico in tre quadri, catalogo della mostra, Studio Marconi, Milano, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1979, p. 46.
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Stedelijk Museum, Amsterdam 1980, p. 26 (in olandese e inglese).
Giulio Paolini. Werke und Schriften 1960-1980, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981, s.p. (in italiano e tedesco).
Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, catalogo della mostra, Musée national d’art moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi, Centro Di, Firenze 1981, p. 344 (in francese).
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, p. 32 (nell’allegata traduzione francese p. 3).
Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. [72].
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 57 (in francese).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 4 La Visione / Die Vision, p. 24 (in italiano e tedesco).
D. Soutif, Art: les nouveaux pauvres, in “Libération”, 26 settembre 1986, p. 25 (estratto Nessuno può... due termini, in francese).
G. Paolini,
Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 106.
Hommage an Angelika Kauffmann, catalogo della mostra, Liechtensteinische Staatliche Kunstsammulung, Vaduz, 1992, p. 245 (in tedesco).
Arte povera. Manifeste, Statements, Kritiken, a cura di N. Bätzner, Verlag der Kunst, Dresda 1995, pp. 177-178 (in tedesco).
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 66.
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, p. 340; idem nell’edizione inglese.
G. Maffei,
Arte Povera 1966-1980. Libri e documenti / Books and documents, Corraini Edizioni, Mantova 2007, p. 126 (in italiano e inglese).
“Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, pp. 134-135 (in inglese).

Inglese
Giulio Paolini, in “Data”, a. II, n. 2, febbraio, Milano 1972, p. 30 (traduzione anonima).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Stedelijk Museum, Amsterdam 1980, p. 26 (traduzione Patricia Wardle, Alexander van Grevenstein, Dorine Mignot).
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, p. 340 (edizione inglese, traduzione di Anne Ellis, David Stanton).
G. Maffei, Arte Povera 1966-1980. Libri e documenti / Books and documents, Corraini Edizioni, Mantova 2007, p. 126 (traduzione di Thomas Marshall).
“Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, pp. 134-135 (traduzione da Giulio Paolini 1960-1972, Fondazione Prada, Milano 2003).

Francese
Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, catalogo della mostra, Musée national d’art moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi, Centro Di, Firenze 1981, p. 344 (traduzione di Jean Georges d’Hoste, Fabio Palmiri).
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, nell’allegata traduzione p. 3 (traduzione di Anne Machet).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 57 (traduzione di Anne Machet).
D. Soutif,
Art: les nouveaux pauvres, in “Libération”, 26 settembre 1986, p. 25 (estratto Nessuno può... due termini, traduzione di Anne Machet).

Tedesco
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Mannheimer Kunstverein, Mannheim 1977, p. 16 (traduzione anonima).
Giulio Paolini. Werke und Schriften 1960-1980, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981, s.p. (traduzione di Ursula Arese Isselstein).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 4 La Visione / Die Vision, p. 24 (traduzione di Daniel Dell’Agli).
Hommage an Angelika Kauffmann, catalogo della mostra, Liechtensteinische Staatliche Kunstsammulung, Vaduz, 1992, p. 245 (traduzione anonima).
Arte povera. Manifeste, Statements, Kritiken, a cura di N. Bätzner, Verlag der Kunst, Dresda 1995, pp. 177-178 (traduzione anonima).

Olandese
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Stedelijk Museum, Amsterdam 1980, p. 26 (traduzione Patricia Wardle, Alexander van Grevenstein, Dorine Mignot).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026