Seleziona la tua lingua

MENU / SCRITTI

G. Paolini, Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985, s.p.
QRcode

GPS-0155

Ormai da qualche tempo, vorrei riuscire a disegnare una rosa.
Abbandonarsi all’obiettivo può voler dire almeno due cose, per di più apparentemente contrarie: se cioè per “obiettivo” si vuole indicare qualcosa che è ancora da raggiungere, che sta al di là, o piuttosto quel corretto e trasparente equilibrio che consente di mostrarsi sempre al di qua...
Il dilemma perdura da quasi quattro secoli, dal giorno (dalla notte – il prodigio avvenne grazie ad una “penombra d’oro“) in cui Borges riuscì a far apparire
Una rosa gialla agli occhi di Giambattista Marino, poco prima che si chiudessero per sempre.

Quella rosa ora è qui, sul mio tavolo, ma anche questa volta so che non mi riuscirà di disegnarla, fotografarla...
in una parola, rappresentarla.
Respirarla, è tutto.

G. Paolini, Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985, s.p.

In origine, nell’antologia di scritti Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, il testo è diviso in due parti: la prima (fino a “si chiudessero per sempre”) è siglata con il titolo Valentina delle rose, la seconda (“Quella rosa… è tutto”) con il titolo Un ritratto (A. M. in giardino). Entrambi i titoli riprendono quelli di due opere esposte nella personale alla Galleria Pieroni, Roma, in occasione della quale la raccolta di scritti è stata pubblicata1. La distinzione in due paragrafi distinti è conservata anche nelle successive ripubblicazioni (peraltro tutte relative a riproposizioni della raccolta Giochi d’acqua).
Una rosa gialla è un racconto breve di Jorge Luis Borges, che Paolini cita la prima volta all’inizio del 1970, dapprima nel catalogo dell’esposizione personale Vedo, presentata a Roma e a Torino, poi nel catalogo della mostra collettiva Gennaio 702 . Da allora, il brano ricompare a più riprese sia negli scritti sia nelle opere di Paolini3. Borges narra che il poeta barocco Giambattista Marino, in punto di morte, osservando una rosa gialla prese coscienza dell’impossibilità di descrivere l’essenza delle cose. “Allora accadde la rivelazione. Marino vide la rosa, come poté vederla Adamo nel Paradiso, e sentì che essa stava nella propria eternità e non nelle sue parole e che noi possiamo menzionare o alludere ma non esprimere e che gli alti e superbi volumi che formavano in un angolo della sala una penombra d’oro non erano (come la sua vanità aveva sognato) uno specchio del mondo, ma una cosa aggiunta al mondo. Questa illuminazione raggiunse Marino alla vigilia della morte, e forse anche Omero e Dante la raggiunsero”4.
Il tema è l’impossibilità di fissare (in un’immagine o a parole) l’essenza delle cose, in particolare, per Paolini, la dimensione di concetti assoluti, come la bellezza (rappresentata dalla rosa). L’inafferrabilità cioè di quel Qualcosa di ineffabile che l’artista insegue sempre da capo, nel tentativo di toccare con mano
quella cosa (quella rosa) che inevitabilmente sfugge all’appropriazione e alla visione, poiché resta al di là di ogni possibilità di espressione (proprio in questo risiede il suo segreto e il suo fascino). All’artista non resta che rimanere al di qua, a osservarla – a “respirarla”, come scrive l’autore – perseverando nell’irrinunciabile, quantunque vano desiderio di rappresentarla.

1 Le due opere sono documentate ai numeri GPO-0536 e GPO-0535 del Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni. In merito al libretto Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985 cfr. lo scritto GPS-0030.
2 Cfr. i cataloghi distinti realizzati per le due tappe della personale Giulio Paolini. Vedo, rispettivamente presso QUI arte contemporanea, Roma 1970 (20 gennaio - 7 febbraio 1970) e alla Galleria Notizie, Torino (18 febbraio - 20 marzo 1970, cfr. nel presente Catalogo degli scritti GPS-0004). Per la collettiva bolognese cfr. Gennaio 70. Comportamenti progetti mediazioni. 3a biennale internazionale della giovane pittura, Museo Civico, Bologna 1970, catalogo della mostra (31 gennaio - 28 febbraio 1970), Museo Civico, Bologna 1970, s.p. In tutte e tre le pubblicazioni, un estratto dal brano di Borges (Roma e Torino) oppure l’intero testo (Bologna) accompagnano la scelta di Paolini di esporre un quadro non suo (a Roma e Torino un quadro di Joseph Albers; a Bologna un’opera di Francis Picabia, cfr. in merito nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni il numero GPO-0197).
3 Tra gli scritti si vedano GPS-0049 (Un artista mancato), GPS-0114, GPS-0118 (nelle note alla voce “Come è / Come se”). Tra le opere cfr. Album (III), 2006 (GPO-0941); Deposizione, 2018 (GPO-1069); Retroscena (“Una rosa amarilla”), 2018-19 (GPO-1072).; Habitat, 2021 (GPO-1128), nonché l’edizione grafica Nodo scorsoio, 2022 (GPE-0155).
4. J.L. Borges, Una rosa amarilla, in El hacedor (1960), in Id., Tutte le opere, a cura di D. Porzio, collana “I Meridiani”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1998, vol. 1, p. 1141. In una conversazione pubblica svolta il 5 dicembre 1985 Borges dichiara: “Ho scritto questi versi seguendo la sensazione che le cose sono ineffabili”, in J.L. Borges, Una vita di poesia, Spirali Edizioni, Milano 1986, p. 107.

Jorge Luis Borges; Giambattista Marino

LIBRI ALTRUI: Jorge Luis Borges, Una rosa amarilla, in Id., El hacedor (1960) (cfr. Id., Tutte le opere, Tutte le opere, a cura di D. Porzio, collana “I Meridiani”, Arnoldo Mondadori, Milano 1984, vol. 1, p. 1141).

Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 147.
Vom Zeichnen. Aspekte der Zeichnung 1960-1985, catalogo della mostra, Frankfurter Kunstverein, Francoforte 1985, p. 316 (estratto Ormai da qualche tempo... per sempre, in tedesco).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 100-101 (in francese).
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 51 (italiano) / 111 (inglese).
G. Paolini,
Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, pp. 34-35.
Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 22 (con inclusa una citazione estesa dal brano di J.L. Borges).

Inglese
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 111 (traduzione di Lesley Fagan).

Francese
G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 100-101 (traduzione di Anne Machet).

Tedesco
Vom Zeichnen. Aspekte der Zeichnung 1960-1985, catalogo della mostra, Frankfurter Kunstverein, Francoforte 1985, p. 316 (estratto Ormai da qualche tempo... per sempre, traduzione di Brigitte Kalthoff, Verena Kempe).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026