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Quadrante, 2002

GPO-0869

Negativi fotografici, matita bianca e matita rossa su passe-partout neri in teche di plexiglas, passe-partout bianchi e inchiostro rosso su riproduzioni fotografiche stampate su acetato in teche di plexiglas, cavalletto, carboncino su pavimento, matita su parete

Ventiquattro elementi 60 x 60 cm ciascuno, misure complessive variabili

Opera non più esistente

L’opera ideata per l’esposizione personale all’Atelier del Bosco di Villa Medici a Roma – dove occupava l’area contrapposta all’ingresso, comprensiva della finestra scandita da un telaio a moduli quadrati – è costituita da ventiquattro teche di plexiglas, di dimensioni identiche alle unità modulari della vetrata. Dodici teche sono allestite ai lati dell’infisso, secondo una disposizione circolare che evoca il quadrante di un orologio, mentre le altre dodici sono allineate in successione serrata su un cavalletto collocato in asse con la finestra. Gli elementi a muro si sovrappongono a una trama disegnata di quadrati fra loro sfalsati, sviluppata sull’intera estensione della parete; i riquadri più esterni sono aperti per suggerire una continuità potenzialmente illimitata. Il cavalletto è inscritto all’interno di un cerchio, delineato a carboncino al suolo, che rispecchia la circolarità dell’assieme di teche sospese alla parete.
I due gruppi di teche si distinguono per il rispettivo contenuto. Le dodici teche a parete racchiudono il negativo fotografico di un’opera dell’artista esposta in passato a Roma, incorniciato da un ampio passe-partout nero, sul quale un disegno a matita bianca o rossa prosegue le linee di fuga oppure l’organizzazione strutturale dell’opera riprodotta nel negativo
1. Le dodici teche accostate l’una all’altra sul cavalletto contengono invece un collage di riproduzioni su acetato di “disegni” (segni tracciati a mano libera, quadrati delineati a inchiostro rosso, riquadri bianchi organizzati in vario modo), incorniciato da un passe-partout bianco di dimensione crescente in modo che l’assieme generi una sorta di cannocchiale (nel primo elemento della sequenza, visibile per intero, il passe-partout è assente; nel secondo elemento è minimo, per crescere man mano negli elementi successivi, fino a occupare quasi l’intera teca, con la finestra ridotta a un piccolo ritaglio).
Il significato dell’opera si nasconde nella relazione tra i due gruppi complementari di teche, ovvero tra gli echi del passato evocato attraverso le testimonianze di lavori precedenti negli elementi sospesi a parete, e gli indizi di un futuro annunciato in trasparenza sul cavalletto. Se il “quadrante” degli elementi scuri – che a loro volta sembrano episodi affiorati da una dimensione molto più ampia, suggerita dalla trama di riquadri disegnati sulla parete – rivela le tracce impenetrabili di un tempo già consumato (da qui il motivo dell’orologio), l’infilata degli elementi chiari suggerisce una prospettiva incompiuta, orientata verso un orizzonte ancora vago (da qui l’immagine del cannocchiale). Tra l’antologia di “quadri” appartenenti al passato e la ricerca di un “quadro” ancora a venire, si delinea una visione in attesa di definizione: un percorso in divenire, una circolarità sospesa, sfuggente come il cielo oltre la finestra dello spazio espositivo.

1 I dodici negativi riproducono le seguenti opere (tra parentesi è indicata la sede espositiva che ha ospitato l’opera a Roma e l’anno della mostra): Senza titolo, 1964 (GPO-0052, Galleria La Salita, 1964); Una copia della luce, 1969 (GPO-0175, Studio La Tartaruga, 1969); La Doublure, 1972-73 (GPO-0246, Galleria L’Attico 1973); Mimesi, 1975 (GPO-0283, Galleria D’Alessandro/Ferranti, 1975); Annali 1961-1976, 1977 (GPO-0370, Galleria Ugo Ferranti, 1977); Del bello intelligibile, 1978 (edizione grafica, Istituto Nazionale per la Grafica, 1980); Early Dynastic (IV), 1978 (GPO-0399, Studio d’arte contemporanea Pino Casagrande, 2001); Qualcuno o qualcosa, 1987 (GPO-0587, Galleria Mario Pieroni, 1987); Ennesima, 1975-88 (GPO-0625, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 1988-89); Contemplator enim, 1991 (GPO-0683, Galleria dell’Oca, 1991); Dilemma, 1995 (GPO-0747, Galleria Gian Enzo Sperone, 1995); Villa Romana, 1996 (GPO-0775, Accademia di Francia, Villa Medici, 1996). Nell’allestimento delle dodici teche a parete, le opere interessate appaiono in ordine cronologico e in senso orario, a cominciare dalla prima teca in alto a destra.

2002 Roma, Accademia di Francia, Atelier del Bosco di Villa Medici, Giulio Paolini. Quadrante, 5 giugno - 20 agosto, non ripr., riferimenti nel testo di D. Lancioni, pp. 63, 66-75.
G. Paolini, Quadrante. Viaggio intorno a un’idea di esposizione, Edizioni dell’Oca, Roma 2002, pp. 7-11.
G. Paolini nell’intervista di E. Clausen, La vocazione teatrale dell’opera d’arte, in “art’o”, n. 12, Bologna, autunno 2002, pp. 38-39.
Atelier del Bosco. A cura di Zerynthia, in Tutto normale, a cura di L. Pratesi, J. Sans, catalogo della mostra, Villa Medici, Accademia di Francia, Roma 2002, pp. 204-207 (con scheda di L. Pratesi, in francese, inglese, italiano), ripr. col. pp. 208-209.
L. Conte, Date e luoghi del grand tour: Giulio Paolini a Roma, in Risonanze #2. Giulio Paolini & Fabio Vacchi, catalogo della mostra, Spazio Risonanze, Auditorium Parco della Musica, Roma, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2008, p. 164, non ripr.
D. Lancioni, Un enigma in prospettiva, in Giulio Paolini. Gli uni e gli altri. L'enigma dell'ora, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Skira editore, Milano 2010, pp. 19-20, ripr. col. p. 20.
Il libro di Zerynthia, a cura di Zerynthia Associazione per l’Arte Contemporanea, Roma, Di Paolo Edizioni, [Spoltore] 2020, ripr. p. 322.
Claudio Abate. Un progetto di Germano Celant, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2023, p. 384 (nel testo di I. Bernardi), non ripr.
Scheda a cura di Maddalena Disch , 15/05/2026