In studio (ora come allora), 2025
GPO-1194
Lastre di plexiglas trasparente e specchiante, cavalletto, collage su stampe fotografiche applicate su cartoncino, oggetti vari, base bianca, teca di plexiglas
Due lastre trasparenti e una lastra specchiante 40 x 60 cm ciascuna, cavalletto 83 x 27.5 x 33 cm, collage 29 x 42 cm, base 90 x 80 x 100 cm, teca 90 x 80 x 100 cm, misure complessive 180 x 80 x 100 cm
Collezione dell'artista
Il cavalletto suddivide lo spazio dell’opera in due parti complementari, distinte da un diverso piano d’appoggio (specchiante da un lato, trasparente dall’altro). Entrambe le parti accolgono svariati oggetti in ordine sparso: davanti al cavalletto sono allestiti una clessidra, lenti d’ingrandimento, una piccola pietra preziosa nera, sfere, specchi e immagini cosmiche; dietro al cavalletto si trovano tele rovesciate, tele preparate con tracciati lineari, il modellino di una sedia Thonet (identica alla seduta dell’artista nel proprio studio), la riproduzione fotografica di un uomo intento a disegnare, uno scorcio di cielo e l’immagine di un’eclissi. Il cavalletto funge da supporto a una doppia immagine dello studio dell’artista (recto e verso riproducono rispettivamente campo e controcampo), al centro della quale, in corrispondenza di un cavalletto, è applicata la veduta di uno spazio espositivo vuoto. L’asta del cavalletto trattiene un occhiale da vista che, analogamente alla sedia Thonet, rimanda all’autore.
Lo scenario apparentemente complesso propone il contesto quotidiano dell’artista nel proprio studio, al riparo dal mondo, fuori dal tempo, con lo sguardo affollato da visioni ideali (rappresentate dalla sfera e dall’iconografia cosmica), in attesa che i tasselli di un mosaico in divenire si compongano in un tutt’uno, ancora sconosciuto. Nelle parole dell’autore: “Tra le pareti del mio studio posso contare sugli strumenti di lavoro più fedeli (matite, squadre, compassi...). Lì riesco a fingere di esistere, a mettere ordine tra le mie carte: o meglio, mettere in scena un finto e calcolato disordine per farmi credere di essere all’opera”1.
Il tema dell’atelier è ricorrente nel lavoro di Paolini, a cominciare dai lavori fotografici del 1965, ambientati nel proprio studio dell’epoca, fino alla produzione recente, in particolare su carta2.
1 Prima pubblicazione in Id., Conto alla rovescia, in A. Mattirolo, G. Paolini, L'Ora X. Né prima né dopo, catalogo della mostra, Museo Archeologico Nazionale, Sala della Meridiana, Napoli, Mondadori Electa, Napoli 2009, pp. 16-17.
2 Nell’ambito delle opere di grande formato cfr. in particolare i lavori fotografici del 1965 (GPO-0076, GPO-0077), le opere degli anni 1998 (GPO-0800, GPO-0801), 2006 (GPO-0935), 2009 (GPO-0976) e 2010 (GPO-1001), con l’immagine dell’attuale studio di Via Po, utilizzata anche nell’opera in esame, nonché alcune opere recenti (GPO-1106, GPO-1154). Tra le opere su carta cfr. in particolare GPC-1355, GPC-1521, GPC-1948, GPC-2157, GPC-2262, GPC-2297, GPC-2298, GPC-2355, GPC2399, GPC-2505, GPC-2619, GPC-2621, così come alcuni esempi con immagini di atelier di altri artisti (GPC-1276, GPC-1533, GPC-1914, GPC-2161, GPC-2162).
| 2026 | Milano, Galleria Christian Stein, Giulio Paolini. In studio (ora come allora), 4 giugno - 24 ottobre. |