D’ora in poi, 1988
GPS-0197
Il Verbo è arrivato, un momento fa. L’ho appena ascoltato: poche parole, neanche così significative e per di più ripetute indefinitamente a intervalli irregolari, senza alcun nesso, a volte addirittura curiosamente posposte l’una all’altra ad occultare una residua possibilità di senso, seppure casuale.
“Au revoir”, per esempio cade spesso all’inizio del discorso, prima di un più appropriato e ragionevole “Bonjour”, per il resto dei generici “D’accord”, “Messieurs Dames”, “Oui”... La pronuncia di “Bonjour”, inoltre, è accompagnata da un acuto sibilo, che denota un certo sforzo di aggiustamento fonetico in coincidenza della j.
Il significato di ciascuna parola è di per sé scontato e sottoposto a dura prova, come s’è detto, dalla successione casuale dei suoni. Tali sono, infatti, perché la voce che li emette certo non sa di produrre, o riprodurre, parole. Suoni o parole, ad ogni modo, irresistibili e assoluti: vocaboli divini, non rivolti all’uno o all’altro dei presenti, tanto meno a tutti indistintamente, ma a nessuno in particolare.
Tutto questo si è svolto stamattina, verso le dieci, all'interno della farmacia situata in rue Carnot, a Beaune (ma l'orario è continuato e un giorno vale l'altro). Un merlo parlante, unico essere vivente che non sa quel che dice, da una piccola gabbia accanto all'ingresso annuncia agli astanti il silenzio dell’universo.
D’ora in poi, non sarò più solo.
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 275.
Rue Carnot, Beaune