Arte e democrazia, 2006
GPS-0023
Arte e democrazia: una convivenza pacifica, certo, volta però ad aggirare o addirittura a evitare l’ipotesi di trovarsi in un luogo di incontro (o di scontro). La statura, la grandezza dell’una e dell’altra non possono cioè evitare che le due aree, al di là di una civile e rispettosa considerazione reciproca, si ritengano incompatibili e quindi inconciliabili.
La Democrazia risiede, ha messo radici, nell’arena, nella piazza (del popolo).
L’Arte è accolta (e non esce) nei confini di una località segreta, chiamata a volte esilio o rifugio.
La prima gode della garanzia del numero (del grande numero), la seconda comunica in codice, i suoi sono segnali cifrati.
La Democrazia considera il mondo come un territorio governato (o governabile) da una dichiarata (o auspicata) armonia, da cui generalmente prorompe un cieco e dogmatico culto della Natura.
L’Arte osserva invece il mondo a dovuta distanza e ormai da tempo ha capito che non conviene neppure pensare di correggerlo.
Dichiarazione rilasciata nell’autunno 2006 a Francesco Pedraglio nell’ambito di un’inchiesta sul tema arte e democrazia promossa dall’agenzia artistica indipendente PEER, Londra. Prima pubblicazione in G. Paolini, Quattro passi. Nel museo senza muse, Giulio Einaudi editore, Torino 2006, p. 104.