Una lettera sul tempo, 1968
GPS-0002
Ho deciso di commettere, per presunzione, compiacimento, e lealtà, l’errore di presentare me stesso. Trascrivo qui di seguito un mio scritto (Il quadro di sempre) che ho rivisto, e corretto, in occasione di questa mostra.
“... mancò in lui per altro la qualità essenziale per un artista, qual è quella della scelta delle forme, per essere tra i più eccellenti”
G.B. Cavalcaselle, J.A. Crowe, Storia della pittura in Italia, 1898
Quanto posso intendere per dignità, per “qualità essenziale” di un artista, non si deposita nella soluzione dell’esperienza, il progetto è irriducibile all’oggetto, l’immaginazione elude l’immagine, io non sono il quadro.
Tutto quanto invece “si concede” alla traduzione diretta, garantita, leggibile, corrisponde all’elaborazione compositiva di una tecnica, di un processo, già di per sé esistente.
Da qui le difficoltà di mantenere il piano della ricerca in merito “soltanto” a questo problema, date appunto le false soluzioni offerte dalla tautologia da una parte, e dal compiacimento della boutade dall’altra, la difficoltà infine di dare del problema una valutazione “estetica”.
Per questo, progettare oggi non può che significare volontà di una sperimentazione “finita” (cioè non tesa a, ma rivolta in), tale che di per sé si viene a definire il rapporto e la differenza qualitativa, non secondo superate ipotesi di purezza e libertà di linguaggio, ma per la proprietà di espressione, per esempio tra pittura e design: in termini di stretta lettura dell’opera, cioè di pura apparenza, il design “significa”, esibisce il progetto, il quadro lo dimentica, lo cancella, per le infinite e profonde aperture che soltanto possiamo intravedere, ma che dobbiamo perseguire perché la realtà possa essere più fruita e, dunque, più reale.
(Settembre 1963)
L’affanno, l’urgenza dell’idea, la ricerca “obbligata”, la preoccupazione per l’evidenza, siglano il destino grottesco, l’affascinante sgradevolezza dell’arte d’oggi. La musa capovolta, il rovescio del quadro, la trascrizione infinita, l’arbitrio del tempo, irridono la precarietà (e lo splendore) dell’immagine.
(Marzo 1968)
“Tutto... sta nella lingua, e nello stile; due cose diversissime, egualmente necessarie.
La lingua sono i vocaboli e le frasi: segni delle idee. Lo stile è la distribuzione delle idee, la collocazione dei segni, con tale arte che producano il maggiore e migliore effetto; cioè di essere il più facilmente, il più profondamente, e il più volentieri accolte nell’animo dell’autore”.
Pietro Giordani1 preferiva concludere nell’animo di chi legge. In armonia con il mio giudizio, ho ritenuto legittima la correzione.
Vorrei partecipare, tuttavia, la mia viva disposizione alla simpatia e all’amicizia (termini forse troppo ambigui, ingiuriosi), meglio, al sincero interesse per chi, oggi, discute o apprezza l’attività mia e di altri giovani artisti. Semplicemente, stento ad accettare i “fronti”, la complicità, la connivenza, l’esser “dentro” (o fuori) “una situazione”, le interpretazioni troppo prudenti (o troppo indiscrete).
“Figuratevi un tribunale, composto di due giudici, ai quali il codice di procedura imponesse questa norma: ‘Quando i due giudici vanno d’accordo nel sentenziare, tanto meglio; ma quando ci sia disaccordo, prevarrà il parere del primo’. Non è chiaro che il secondo giudice si potrebbe mandare a casa, e risparmiare que’ pochi? Ebbene, il primo giudice è l’Uso; il secondo, l’Etimologia.
Infatti, quando Uso dice pane l’Etimologia dice pane anche lei, sono d’accordo, e non c’è questione; ma quando l’Uso dice: una quarantena di cinque giorni, un paniere di frutta, i ferri d’argento del chirurgo, brutta calligrafia, omicida di mio fratello, brandire il pugnale, sciacquarsi la bocca col vino, eccetera, eccetera; e l’Etimologia salta su a dire che una quarantena non può essere di cinque giorni; che il paniere è fatto pel pane; che i ferri non possono essere d’argento; che calligrafia vuol dire bella scrittura, e, se è bella, non può essere brutta; che omicida di mio fratello vuol dire uccisore d’un uomo di mio fratello; che il pugnale non è il brando, e che l’acqua, pur troppo, non è vino…”.
Luigi Morandi2
Invoco, nel mio lavoro, la trasparenza etimologica delle opere di Beato Angelico, Johannes Vermeer, Nicolas Poussin, Lorenzo Lotto, Jacques-Louis David.
1 1774-1848: insigne prosatore italiano, tentò di ricondurre la prosa allo splendore dei secoli aurei. Eccellente stilista, pubblicò Discorsi ed elogi (Enciclopedia Bompiani, XX edizione).
2 1844-1922: letterato, fu maestro del Principe di Napoli, poi re Vittorio Emanuele III: delicato ufficio, al quale attese con ogni diligenza e col tatto più squisito (V. Turri, U. Renda, Dizionario storico-critico della letteratura italiana, Paravia, Torino 1941).
Il quadro di sempre
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Galleria Notizie, Torino 1968, p. 2.
Il quadro di sempre, in “B°t”, n. 5, ottobre-novembre, Milano 1967, p. 7.
Come dichiara l’autore in apertura, il testo è stato redatto come autopresentazione per il catalogo pubblicato dalla Galleria Notizie, Torino, in occasione dell’esposizione personale presentata dal 10 aprile al 2 maggio 19681.
Nella prima parte il testo riprende, con revisioni, uno scritto precedente, datato “settembre 1963”, ma, di fatto, pubblicato con titolo Il quadro di sempre pochi mesi prima nel numero di ottobre-novembre 1967 della rivista milanese d’arte contemporanea “b°t. Arte oggi in Italia / Art: what’s happening in Italy today”2. Non è dato sapere se la datazione “settembre 1963” corrisponda alla data effettiva di redazione di quel brano – rimasto inedito fino al 1967 – oppure se si tratti di una licenza poetica dell’autore3. Il testo del 1967 è stato riveduto e ampliato in modo significativo: in primo luogo con l’aggiunta di un’epigrafe, tratta dal volume di Cavalcaselle4, e in secondo luogo con la completa riformulazione (chiarificatrice) dei primi due capoversi. Costellata di riferimenti impliciti, questa prima parte di Una lettera sul tempo tradisce il punto di vista dichiaratamente critico dell’autore rispetto all’attualità artistica dei primi anni Sessanta in Italia (Arte cinetica, Arte programmata, Pop Art). Il tema di fondo è il rapporto tra progetto e opera, irriducibili l’uno all’altra: in senso ampio, la posta in gioco è il rifiuto di attribuire all’opera una funzione o un significato, di considerare cioè l’opera come risultato di un’idea o di un processo, come espressione di qualcosa che le preesiste.
Nella seconda parte, inedita, il testo ribadisce la posizione critica di Paolini (“L’affanno, l’urgenza dell’idea...”), per esporre in seguito – come già nel primo scritto del 1963 (GPS-0001) – il proprio approccio e il proprio campo di interesse per mezzo di una dichiarazione programmatica. In questo caso, l’affermazione finale (“Invoco, nel mio lavoro...”) è introdotta da due citazioni tratte dai letterati Pietro Giordano (1774-1848) e Luigi Morandi (1844-1922), intese ad annunciare e chiarire, quantunque in termini cifrati, il significato della “trasparenza etimologica” invocata da Paolini in chiusura5, citando a esempio alcuni maestri del passato. Tra le due citazioni ottocentesche, Paolini inserisce, come una breve parentesi, una considerazione relativa alla propria insofferenza ai sodalizi e all’adesione a situazioni collettive; una nota che letta sullo sfondo del contesto artistico dell’epoca – in particolare dell’esordiente Arte povera – pone in luce l’originalità del suo pensiero in controtendenza.
L’intero testo (tra i più singolari dell’autore), le citazioni e gli artisti evocati nell’emblematico capoverso finale rivelano la scelta di fondo di Paolini in un momento storico preciso – il Sessantotto – e in un clima artistico che negli stessi mesi celebrava gli esordi dell’Arte povera6. Ovvero: una posizione del tutto “fuori tempo”, una scelta di campo assolutamente controcorrente, votata a restare nelle stanze dell’Arte, nella purezza del suo linguaggio e del suo etimo, inscritta in una precisa linea di affinità elettive (dal rinascimentale Beato Angelico al neoclassico Jacques-Louis David). In questo senso può essere inteso anche il titolo, Una lettera sul tempo, dove il “tempo” in questione non è solo quello dell’arte del proprio tempo, ma anche e soprattutto quello dell’Arte estranea al tempo storico (in cui risuona anche il titolo della versione preliminare del testo pubblicata nel 1967, Il quadro di sempre).
Una lettera sul tempo trova un’espressione concreta nella mostra che ha dato all’autore l’occasione di autopresentarsi. Tra le opere esposte alla Galleria Notizie7 – diverse delle quali chiamano in gioco il tempo – il complemento visivo più eloquente è indubbiamente Delfo (II), un ritratto che sottende in chiave allegorica gli assunti formulati nello scritto e che, non a caso, nel catalogo della mostra Paolini ha scelto di riprodurre in grande formato nella pagina a fianco del testo8.
1 La pubblicazione è costituita da un foglio 40 x 30 cm piegato in due, ideato dall’artista per evocare l’idea di un “giornale” con riferimento al nome della galleria (“Notizie”). Lo scritto è pubblicato a pagina 2, seguito da una riproduzione di Delfo (II), dal curriculum espositivo e dall’elenco delle opere esposte (pagina 3), così come dalle riproduzioni delle altre opere in mostra (pagina 4).
2 Lo scritto di Paolini è incluso nel servizio Pascali Fabro Paolini (pp. 6-8), che segnala per ciascun artista un’esposizione personale, con uno scritto dell’autore e, per Fabro e Paolini, con l’immagine di un’opera. Per Paolini è citata la personale alla Galleria Christian Stein, Torino (dall’8 novembre 1967), accompagnata da una riproduzione dell’opera Capitemi!, 1966 (cfr. nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0112), inclusa in mostra.
3 La data “settembre 1963” compare anche nel dattiloscritto originale, corredato del seguente appunto autografo: “trascritto e corretto il 3 gennaio 1968”. Cfr. le considerazioni in merito di Flavio Fergonzi nel suo saggio “Trasparenza etimologica”. Per una rilettura di Una lettera sul tempo (1968) di Giulio Paolini, in Giulio Paolini. Expositio, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano, Silvana Editoriale, Milano 2016, pp. 26, 36 nota 6.
4 Per il significato della citazione dal volume di Cavalcaselle e Crowe cfr. F. Fergonzi, cit., pp. 26, 28.
5 In merito alle due citazioni letterarie cfr. F. Fergonzi, cit., pp. 30, 32.
6 Lo stesso numero di “B°t” che propone lo scritto di Paolini Il quadro di sempre include, a pagina 6, una versione ridotta e in traduzione inglese del testo Arte povera di Germano Celant, pubblicato nel catalogo della prima mostra dedicata all’Arte povera (Arte povera - Im Spazio, Galleria La Bertesca, Genova, 27 settembre - 20 ottobre 1967). Poche settimane dopo, Celant pubblica il testo programmatico Appunti per una guerriglia nel numero di novembre-dicembre 1967 della rivista “Flash Art”.
7 La mostra, estesa ai due piani della galleria e finora priva di testimonianze fotografiche, include tredici opere: Qui, 1967 (GPO-0117); Lo spazio, 1967 (GPO-0120); Icaro, 1967 (GPO-0121); Ex acto, 1967 (GPO-0133); Averroè, 1967 (GPO-0138); Giovane che guarda Lorenzo Lotto, 1967 (GPO-0140); D867, 1967 (GPO-0141); Titolo, 1967-68 (GPO-0147); Saffo, 1968 (GPO-0144); Nécessaire, 1968 (GPO-0145); Delfo (II), 1968 (GPO-0146); Primo appunto sul tempo, 1968 (GPO-0148); Nel mezzo del dipinto Flora sparge i fiori, mentre Narciso si specchia in un’anfora d’acqua tenuta dalla ninfa Eco, 1968 (GPO-0150).
8 Paolini ha ripetuto il medesimo accostamento nella ripubblicazione di Una lettera sul tempo nel suo libro Idem, in particolare per le parti del testo, ricomposte in una diversa successione, che includono la citazione di Morandi, il capoverso “L’affanno, l’urgenza dell’idea...” e la dichiarazione finale “Invoco, nel mio lavoro...” (G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. 34-35, nuova edizione Electa, Milano 2023, pp. 60-61).
Beato Angelico; Jacques-Louis David; Lorenzo Lotto; Nicolas Poussin; Johannes Vermeer
Pietro Giordani
Luigi Morandi
Giovanni Battista Cavalcaselle; Johann Archer Crowe
“... mancò in lui per altro la qualità essenziale per un artista, qual è quella della scelta delle forme, per essere tra i più eccellenti.”
Giovanni Battista Cavalcaselle, Joseph Archer Crowe, Storia della pittura in Italia: dal secolo II al secolo XVI, vol. VIII Benozzo Gozzoli e suoi discepoli, Cosimo Rosselli, Piero Della Francesca, Melozzo da Forlì, Marco Palmezzani, Giovanni Santi, Luca Signorelli e suoi discepoli, Don Bartolommeo della Gatta e suoi discepoli, Successori Le Monnier, Firenze 1898 (citazione tratta da L’opera completa di Piero Della Francesca, collana Classici dell’Arte, Rizzoli, Milano 1967, p. 11).
“Tutto ... sta nella lingua, e nello stile; due cose diversissime, egualmente necessarie.
La lingua sono i vocaboli e le frasi: segni delle idee. Lo stile è la distribuzione delle idee, la collocazione dei segni, con tale arte che producano il maggiore e migliore effetto; cioè di essere il più facilmente, il più profondamente, e il più volentieri accolte nell’animo dell’autore.”
Pietro Giordani, A un giovane italiano. Istruzione per l’arte dello scrivere. XV agosto MDCCCXXI, in Id., Scritti, Sansoni, Firenze 1961, p. 152.
“Figuratevi un tribunale, composto di due giudici, ai quali il codice di procedura imponesse questa norma: – Quando i due giudici vanno d’accordo nel sentenziare, tanto meglio; ma quando ci sia disaccordo, prevarrà il parere del primo. – Non è chiaro che il secondo giudice si potrebbe mandare a casa, e risparmiare que’ pochi? Ebbene, il primo giudice è l’Uso; il secondo, l’Etimologia.
Infatti, quando Uso dice pane l’Etimologia dice pane anche lei, sono d’accordo, e non c’è questione; ma quando l’Uso dice: una quarantena di cinque giorni, un paniere di frutta, i ferri d’argento del chirurgo, brutta calligrafia, omicida di mio fratello, brandire il pugnale, sciacquarsi la bocca col vino, eccetera, eccetera; e l’Etimologia salta su a dire che una quarantena non può essere di cinque giorni; che il paniere è fatto pel pane; che i ferri non possono essere d’argento; che calligrafia vuol dire bella scrittura, e, se è bella, non può essere brutta; che omicida di mio fratello vuol dire uccisore d’un uomo di mio fratello; che il pugnale non è il brando, e che l’acqua, pur troppo, non è vino…”
Luigi Morandi, introduzione a Ruggiero Bonghi, Perché la letteratura italiana non sia popolare in Italia, Domenico Morano, Napoli 1884, pp. XIX-XX; ripubblicata in Luigi Morandi, Antologia della nostra critica letteraria moderna per uso delle persone colte e delle scuole, Lapi, Città di Castello 1885, p. 584; Achille Pellizzari, Il libro dell’arte. Elementi di estetica e letteratura ad uso delle scuole medie di secondo grado, vol. I La lingua e lo stile, Principato, Messina 1917, p. 131.
• 6. Premio Nazionale di Pittura Masaccio, catalogo della mostra, San Giovanni Valdarno, 1968, s.p. (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• G. Celant, Arte Povera, Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1969, p. 145; idem nelle edizioni inglesi Art Povera, Praeger Publishers, New York 1969 e Arte Povera. Conceptual Actual or Impossible Art?, Studio Vista, Londra 1969 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• Processi di pensiero visualizzati. Junge italienische Avantgarde, catalogo della mostra, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1970, s.p. (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, in tedesco).
• 23a Mostra d’Arte Contemporanea. Con il conforto della ragione, catalogo della mostra, Scuole Comunali, Torre Pellice 1972, s.p. (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. 10, 34; nuova edizione Electa, Milano 2023, pp. 36, 60 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, Figuratevi... è vino, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David).
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, pp. 30-31 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968; nell’allegata traduzione francese pp. 3-4).
• Coerenza in coerenza. Dall’Arte Povera al 1984, catalogo della mostra, Mole Antonelliana, Torino, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1984, p.139 (Il quadro di sempre, versione preliminare 1963).
• G. Celant, Arte Povera. Storie e protagonisti / Art Povera. Histories and protagonists, Electa, Milano 1985, p. 126 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, in italiano) / 127 (inglese); idem nella ristampa inclusa in G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011.
• Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 125 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• The Knot. Arte Povera at P.S.1, catalogo della mostra, P.S.1 The Institute for Art and Urban Resources, Long Island City, New York, Allemandi & C., Torino 1985, p. 224 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, in inglese); idem nell’edizione rilegata G. Celant, The Knot. Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1985.
• Giornale dell’esposizione personale al Palais des Beaux-Arts, Charleroi 1986, s.p. (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, in francese)
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 55-56 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, in francese).
• Concettuale in Italia 1965-1972, catalogo della mostra, Galleria Milano, Milano 1987, p. 10 (estratti L’affanno... dell’immagine e Invoco... David).
• G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 16 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David).
• G. Celant, Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1989, p. 230; edizione francese: Art Édition, Villeurbanne 1989, p. 238 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• Memoria del futuro. Arte Italiano desde las primeras vanguardias a la posguerra, catalogo della mostra, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1990, p. 494 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, in spagnolo).
• Le nuove tendenze dell’arte. Ricerche internazionali dal 1945 ad oggi, a cura di F. Poli, Rosenberg & Sellier, Torino 1995, p. 145 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968).
• Arte povera. Manifeste, Statements, Kritiken, a cura di N. Bätzner, Verlag der Kunst, Dresda 1995, pp. 179-180, 182 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, in tedesco).
• Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 33 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, e L’affanno... dell’immagine).
• Arte italiana 1945-1995. Il visibile e l’invisibile, catalogo della mostra, Aichi Prefectural Museum of Art, Nagoya 1997, pp. 238-239 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, in italiano).
• C. Christov-Bakargiev, Arte Povera, Phaidon Press Limited, Londra 1999, p. 258 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, con titolo “Artist’s statement” e datazione errata “1963”, in inglese).
• J. de Sanna, Forma. L’idea degli artisti 1943-1997, Universitaria Costa & Nolan, Ancona-Milano 1999, p. 111 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, con datazione errata “1963”).
• Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, catalogo della mostra, Tate Modern, Londra 2001, p. 270 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, in inglese).
• Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, pp. 242-243; idem nell’edizione inglese.
• G. Semeraro, Parola d’artista. Storia, Natura, Società. Scritti di artisti del XX secolo e di oggi, Barbès Editore, Firenze 2009, p. 149 (estratti L’affanno... dell’immagine e Invoco... David).
Inglese
• G. Celant, Art Povera, Praeger Publishers, New York 1969, p. 145 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione anonima).
• G. Celant, Arte Povera. Conceptual Actual or Impossible Art?, Studio Vista, Londra 1969, p. 145 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione anonima).
• G. Celant, Arte Povera. Storie e protagonisti / Art Povera. Histories and protagonists, Electa, Milano 1985, p. 127 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968); idem nella ristampa inclusa in G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011; (traduzione di Paul Blanchard).
• The Knot. Arte Povera at P.S.1, catalogo della mostra, P.S.1 The Institute for Art and Urban Resources, Long Island City, New York, Allemandi & C., Torino 1985, p. 224 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione di Joachim Neugroschel); idem nell’edizione rilegata G. Celant, The Knot. Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1985.
• C. Christov-Bakargiev, Arte Povera, Phaidon Press Limited, Londra 1999, p. 258 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, con titolo “Artist’s statement”, traduzione di Liz Heron).
• Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, catalogo della mostra, Tate Modern, Londra 2001, p. 270 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione anonima).
• Giulio Paolini 1960-1972, Fondazione Prada, Milano 2003, pp. 242-243 (edizione inglese, traduzione di Anne Ellis, David Stanton).
Francese
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, nell’allegata traduzione pp. 3-4 (traduzione di Anne Machet).
• Giornale dell’esposizione personale al Palais des Beaux-Arts, Charleroi 1986, s.p. (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, traduzione di Anne Machet).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 55 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968), 56 (estratti L’affanno... dell’immagine e Invoco... David) (traduzione di Anne Machet).
• G. Celant, Arte Povera, Art Édition, Villeurbanne 1989, p. 238 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione di Anne Machet).
Tedesco
• Processi di pensiero visualizzati. Junge italienische Avantgarde, catalogo della mostra, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1970, s.p. (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione anonima).
• Arte povera. Manifeste, Statements, Kritiken, a cura di N. Bätzner, Verlag der Kunst, Dresda 1995, pp. 179-180, 182 (estratti Il quadro di sempre, versione 1968, L’affanno... dell’immagine e Invoco... David, traduzione anonima).
Spagnolo
• Memoria del futuro. Arte Italiano desde las primeras vanguardias a la posguerra, catalogo della mostra, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1990, p. 494 (estratto Il quadro di sempre, versione 1968, traduzione di Felix San Vicente, Pilar Capanaga, Ada Jachia Feliciani).
• F. Fergonzi, “Trasparenza etimologica”. Per una rilettura di Una lettera sul tempo (1968) di Giulio Paolini, in Giulio Paolini. Expositio, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano, Silvana Editoriale, Milano 2016, pp. 22-37 (in italiano e inglese).