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G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, pp. 275-279
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“Vi amo, voi tutti che siete in questo bar”
N. Moretti, in
La messa è finita.

Il tempo passa
Rispondo in ritardo e per di più senza osservare alla lettera tutti i punti del questionario. Perché questa evasività? Non certo per disimpegno...
Se una componente esoterica pervade un po' tutto il mio lavoro in generale, non si tratta però di qualcosa di occultato, di tenuto segreto, e non ha perciò nulla da rivelare oltre a quanto già non sia, potrei dire, evidente. La soglia è soltanto quella dell’opera (dell'immagine) e tutto lì è il mistero di come riuscire a (credere di) possederla.
I riferimenti alchemici che qua e là compaiono non sono dunque la “formula” da dimostrare, ma piuttosto la citazione, o il commentario, di un problema non nuovo ma continuamente rinnovato: come pervenire all’indimostrabile ma assoluta consapevolezza che un titolo e una data definiscano, appunto, un’opera.

Roma capitale
Lascia che ti spieghi che cos’è la felicità (o qualcosa di simile)...
Ieri sera, a giornata conclusa (ma lì si apriva), mi sono abbandonato a una dichiarazione di affetto in una lettera indirizzata a Dora e a Mario, sulla quale anche tu e Liana, seppure in un tardivo
post scriptum, siete riusciti a salire.
Ora, di primo mattino, mi ritrovo a procedere nell’opera di persuasione e mi concedo ancora questo
ante-scriptum.
Vorrei cioè aggiungere, o far precedere, una parola (ma non mi riuscirà di scriverla) che ti pervenga così come potrebbe essere pensata: una pura sonorità, senza peso né misura, capace però di situarsi al posto giusto, e di persistere (come tu dici).

C. S. Express
Una miriade di chiodi dispersi al vento, un firmamento (molte firme, davvero), sono il bilancio dorato e ancora provvisorio delle molte visioni condivise, custodite, rinnovate insieme (senza sapere per chi).

Società anonima
Soltanto qualche ora fa, al risveglio, nessun buon argomento sembrava potersi dignitosamente opporre all'idea che il mio “giusto premio”, in fondo, potrebbe essere di finire i miei giorni – magari non subito, ma senza troppi indugi – in questa confortevolissima stanza (l’Hotel de l’Univers è il teatro provvisorio dal quale oggi ti recito queste righe).
Ora, in chiusura di giornata, mi trovo invece a dover trattenere un’impaziente eccitazione che mi trascina a valutare il futuro che mi attende come uno schermo non abbastanza ampio per accogliere le smisurate proiezioni destinate ad investirlo.
Due cose non tornano in questo sconcertante bilancio del giorno:
A) Nessun elemento oggettivo, che io sappia, è intervenuto ad influenzare due giudizi così contrapposti ed apparentemente incompatibili.
B) Ognuno dei due è formulato nell’attesa dell’altro. Il primo, troppo esposto alla luce del sole per cristallizzarsi, per fissarsi allo stato solido. Il secondo, troppo affidato all’oscurità per dimostrarsi verosimile ad occhi aperti.

Consumazioni
Un bicchiere di tè freddo può suscitare il desiderio di una tazza di tè caldo, magari a Venezia... o a Vienna.
Com'è difficile continuare a distinguere dramma e capriccio, finalità e caso, essenziale e superfluo...
Per fortuna le parole ci soccorrono – una busta, un francobollo ci consolano – ci consegnano le tracce di qualcosa che ci sfugge. Ma occhi, braccia, orecchi sono quelli (quelli lì!), se mi guardano, se ti ascoltano (povere funzioni...) chiedono un contatto, che non c'è.

G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, pp. 275-279.

Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni, Roma

Nanni Moretti

Bruno e Liana Corà, Roma

“Vi amo, voi tutti che siete in questo bar”
Nanni Moretti, La messa è finita, 1985.

Scheda a cura di Maddalena Disch, 12/06/2026