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“Tema Celeste”, n. 34, gennaio-marzo, 1992, p. 87
Dattiloscritto italiano dell’artista
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GPS-0173

“Un quadro, prima di essere un cavallo, una donna nuda o qualunque altra cosa, è essenzialmente una superficie piana, ricoperta di colori disposti secondo un certo ordine”. Con queste parole Maurice Denis, circa cent’anni fa, osservando un dipinto capovolto sul cavalletto del suo studio, apriva inconsapevolmente la contesa.
Di lì a poco, Wassily Kandinskij componeva deliberatamente il suo “primo acquerello astratto”. Magritte, dipingendo invece scrupolosamente una pipa, si preoccupava di avvertire l’osservatore che “Ceci n’est pas une pipe”. Più recentemente, Baselitz giungeva alla determinazione di capovolgere e quindi di negare, le tracce figurative dei suoi quadri.
Approcci diversi alla ricerca della verità oltre i confini del vero, che fanno però seguito, tutti, alla scoperta di Nicéphore Niépce, alla possibilità cioè di fissare la realtà, tale e quale, su una superficie piana, grazie alla fotografia.
Ancor prima, del resto, Ingres, sottraendo il corpo dell’
Odalisca alla verità dell’anatomia per consegnarlo alle regole del disegno, commetteva l’“errore” di sgombrare lo sguardo dagli obblighi della verosimiglianza.
Ma è Duchamp che, inconsapevolmente, chiude la contesa: il “ready-made” non è forse la rappresentazione dell’astrazione dalla rappresentazione della realtà?
È la rappresentazione, insomma, che apre e chiude gli occhi sul visibile, che illumina, oscurando le stesse ragioni da cui muove, quello spazio che si inoltra al di là del nostro sguardo, reale o astratto che sia.

“Tema Celeste”, a. VIII, n. 34, gennaio-marzo, Siracusa 1992, p. 87 (con titolo “When a Painting is Not a Horse”, in inglese).

Maurice Denis; Vassilij Kandinskij; René Magritte; Georg Baselitz; Jean-Auguste-Dominique Ingres; Marcel Duchamp

Nicéphore Niépce

René Magritte, La trahison des images, 1928-29, olio su tela, 60.3 x 81.1 cm, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles; Jean-Auguste-Dominique Ingres, La grande odalisque, 1814, olio su tela, 91 x 162 cm, Musée du Louvre, Parigi

“Un quadro, prima di essere un cavallo, una donna nuda o qualunque altra cosa, è essenzialmente una superficie piana, ricoperta di colori disposti secondo un certo ordine.”
Maurice Denis, Définition du néo-traditionnisme, in “Art et Critique”, 23 agosto 1890, p. 1 (firmato con lo pseudonimo Pierre Louis, ”Se rappeler qu’un tableau – avant d’être un cheval de bataille, une femme nue ou une quelconque anecdote – est essentiellement une surface plane recouverte de couleurs en un certain ordre assemblées”).

Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, pp. 36-37 (in italiano, con integrazione di passaggi tratti da GPS-0176).

Inglese
G. Paolini,
When a Painting is Not a Horse, in “Tema Celeste”, a. VIII, n. 34, gennaio-marzo, Siracusa 1992, p. 87 (traduzione di John Stezka).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 17/06/2026