Senza titolo, 1982
GPS-0151
Che l’artista abiti l’obliquità, e sfugga ai richiami della centralità, mi pare cosa ovvia: la sua condizione è uno stato di non-appartenenza, di distrazione o di scetticismo che la regola vigente, conservatrice o rivoluzionaria che sia, è pronta ad interpretare come provocatoria.
Il tradimento, non soltanto della realtà ma anche della prospettiva culturale e perfino di se stesso, è la scommessa dell’artista da sempre. Da sempre cioè l’artista si alimenta dell’illusione linguistica, il solo luogo della scacchiera sociale che gli appartenga.
Paradossalmente, però, questa trasgressione è talmente attesa e necessaria che rischia di diventare sistematica. Ed è qui che si gioca la mossa decisiva: la teoria dell’arte non è una copertura dell’opera ma un inganno, a volte anche opportuno, col quale l’artista deve misurarsi. Il suo unico imperativo, se ne esiste uno, è quello di dimenticare tutto, anche i più provvidi incentivi ad essere soltanto se stesso.
Cythère
S. Del Pozzo, Quel Giuda d’un pittore, in “Panorama”, 20 dicembre 1982, pp. 178-179, 181.
La prima dichiarazione estesa di Paolini sulla figura e sul ruolo dell'artista è formulata in risposta all'inchiesta svolta dal settimanale “Panorama” tra alcuni artisti italiani, volta a raccogliere la loro opinione in merito all’identità dell’artista quale “traditore, frustrato ed emarginato” delineata all’epoca da Achille Bonito Oliva.
Libero da ogni obbligo e ruolo, estraneo a qualunque regola, per Paolini, l’artista è una figura che “si alimenta dell’illusione linguistica”, muovendosi nel labirinto della finzione e dell’artificio propri dell’arte. Dal momento che, per Paolini, l’arte è praticata nella consapevolezza della sua natura linguistica e della sua virtualità, basata sull’illusione (della rappresentazione, dell’evocazione, dell’annullamento delle coordinate spazio-temporali), l’artista non può che essere una figura senza peso, senza corpo, senza gravità. Al di sopra della pesantezza dell’universo del vivere, al di là della concretezza della realtà e della contingenza del mondo, oltre ogni teoria, l’artista traditore di qualunque certezza e necessità, si muove nell’instabilità – nell’”obliquità”, come scrive Paolini – nutrendosi dell’inconsistenza delle illusioni.
Questo ritratto dell’artista, all’insegna della leggerezza intesa nel senso di Italo Calvino1, comparabile all’identità dell’attore, è alla base delle principali riflessioni di Paolini sviluppate negli anni Ottanta, incentrate su una marcata “sottrazione di peso” nei confronti del linguaggio dell’arte e dell’artista.
1 Si rimanda alle righe introduttive della prima “lezione americana” di Calvino, dedicata alla leggerezza: “[…] La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio” (Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1993, p. 7). La prima edizione delle Lezioni americane, redatte nel 1985 e rimaste incompiute, uscì prostuma nel maggio del 1988.
• Les fausses confidences, Giulio Einaudi editore, Torino 1983 (cartella grafica; associato alla tavola “7. Cythère”).
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, p. 75 (nell’allegata traduzione francese p. 10).
• Giulio Paolini, catalogo della mostra, Studio Marconi, Milano 1984, s.p.
• G. Paolini, Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985, s.p. (associato al titolo “Gli occhi pieni di lacrime” che sigla l’opera GPO-0531 esposta nella personale alla Galleria Pieroni, Roma, in occasione della quale la raccolta di scritti è stata pubblicata).
• Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 139 (con titolo “Cythère”).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 84 (con titolo “7. Cythère”, in francese).
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (in italiano e inglese).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 43-44, 47 (con titolo “7. Cythère”, in italiano) / 107-108, 110 (inglese).
• G. Paolini, Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, p. 13 (con titolo “Cythère”).
• Opere italiane, catalogo della mostra, Galerie Triebold, Basilea 1987, p. 20.
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, p. 11 (nell’allegata traduzione inglese p. [1]).
• Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 27.
• G. Paolini, Quattro passi. Nel museo senza muse, Giulio Einaudi editore, Torino 2006, p. 69.
• “Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, p. 95 (in inglese).
Inglese
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (traduzione di Eddie Allen).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 107-108, 110 (traduzione di Lesley Fagan).
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, nell’allegata traduzione p. 1 (traduzione di Paul Blanchard).
• “Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, p. 95 (traduzione di David Smith).
Francese
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, nell’allegata traduzione p. 10 (traduzione di Anne Machet).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 84 (traduzione di Anne Machet).