Casa Stein, 2010
GPS-0106
Di tanto in tanto mi trovo a guardare le sue finestre ormai chiuse (abito di fronte) e a ricordare... Non è una consolazione, forse è qualcosa di più, qualcosa che resta.
A volte riesco ancora a ritornare... Superata la soglia, è un centauro ad accogliermi nell’atrio: Nesso, che conosco da tempo, trascina dietro di sé la tunica rosso sangue della vendetta di Ercole seguita al rapimento di Deianira...
Ma non possiamo distrarci, altre figure ci incalzano e pur restando immobili ci chiedono di seguirle nei loro diversi destini. Figure o puri sguardi che ci fissano dalle diverse opere che costellano la luminosa galassia racchiusa tra queste pareti. Sì, perché sono le opere a guardarci, non noi a guardare loro: almeno questa sembra essere la regola del gioco.
Guardare un quadro è come stare alla finestra. È questo che fa coincidere autore e spettatore nella stessa persona: è questa soglia, vera e propria linea di frontiera, che ci consente di cogliere quel raggio di luce (l’immagine dell’opera) prima che s’inoltri e vada a spegnersi alle nostre spalle, tra le cose del mondo.
Se la forma scompare, la sua radice è eterna, afferma Mario Merz nell’opera che ci parla appena entrati in casa: immagine che trova immediato e congeniale contrappunto nei quadri di Fontana, Manzoni, Castellani, Lo Savio, Kounellis, Fabro, Boetti... Tra tutte queste opere ce n’è una che pare nascondersi, non porsi in evidenza, ma illuminare l’intero sistema d’immagini che ci sta intorno. È lei, la signora Stein, ed è a lei che dobbiamo rivolgere il nostro deferente e affettuoso omaggio se abbiamo potuto accedere a tanta generosa ospitalità.
La vita di ciascuno di noi conosce diverse stagioni, diversi aspetti e atteggiamenti dettati dalle circostanze che via via si offrono nei nostri percorsi. Credo di poter affermare che Christian (così si faceva chiamare da chi le era familiare) arrivò col tempo a dimenticare quegli aspetti correnti e conquistare una dimensione quasi mistica, corrispondente a una sorta di ritiro dagli accadimenti quotidiani. Così, nell’ultimo arco della sua esistenza, era solita trascorrere le ore notturne a contemplare in devoto raccoglimento i quadri e le sculture che abitavano la casa con lei...
Delle tante parole scambiate tra queste pareti, nessuna era posseduta dall’ambizione di essere trascritta e tramandata nell’archivio “storico” delle nostre conversazioni confidenziali. Per pudore e modestia, autentici attributi del carattere di Christian Stein, quelle parole, quegli accenti e quegli sguardi restano nell’aria. Leggeri e indimenticabili.
Collezione Christian Stein. Una storia dell'arte italiana / A History of Italian Art, catalogo della mostra, IVAM Institut Valencià d'Art Modern, Valencia 2010, pp. 52 (italiano) / 53 (inglese).
Alighiero Boetti; Enrico Castellani; Luciano Fabro; Lucio Fontana; Jannis Kounellis; Francesco Lo Savio; Piero Manzoni; Mario Merz
Christian Stein
Abitazione di Christian Stein, Torino
Nesso, 1977 (GPO-0374)
Mario Merz, Se la forma scompare, la sua radice è eterna, 1982, collezione?
Mario Merz, Se la forma scompare, la sua radice è eterna, 1982, tubi metallici, reti metalliche e neon, 178 x 452 x 25.4 cm
Inglese
• Collezione Christian Stein. Una storia dell'arte italiana / A History of Italian Art, catalogo della mostra, IVAM Institut Valencià d'Art Modern, Valencia 2010, p. 53 (traduzione di Sylvia Notini, Rossella Savio).