Immagini riflesse, 2008
GPS-0096
Le pagine di questo catalogo ragionato ripercorrono, salvo errori o omissioni, le tracce dei “lavori in corso” svolti in un arco di tempo di quarant’anni: un lungo periodo, ma il tempo necessario per ricostruirlo e consegnarlo alla pubblicazione mi è sembrato ancora più lungo... Quarant’anni che tendono ora a concentrarsi, a implodere in una sola apparizione, in un istante unico e “primo”.
Di quel primo istante, di quel primo quadro – Disegno geometrico, 1960 – queste pagine evocano qui, a libro aperto, la proporzione originale. Quella prima visione dà ora luce stabile al suo riflesso, al caleidoscopio delle mille e più immagini successive, e non solo a quelle... L’opera omnia non è insomma l’assieme, dall’inizio alla fine, di un’esperienza conclusa, di quel certo numero di opere attribuite a quel certo autore: preesiste già dal primo istante, eterno ma sempre rinnovato e destinato a trasmettersi da un momento all’altro, da un’opera all’altra, da un autore all’altro.
Quante e quali sono? Parlo delle opere elencare e catalogate in queste pagine, ma saranno loro stesse a parlare, a dichiarare i loro dati anagrafici e a esporre le ragioni della loro legittima esistenza.
Quel “quante” iniziale, enunciato in corsivo, e il “quali” detto in seconda istanza e sottovoce sono lì ad affermare che è il numero, in primo luogo, l’incognita che occorre affrontare. Ecco la vera questione che questo volume – inteso nel doppio significato di “libro” e di denso, cospicuo “ingombro” di spazio – ci sottopone ancor prima di aprirlo.
Non mi riferisco però al numero effettivo delle opere da accertare e quindi da autenticare, come si usa dire. Né, tanto meno, alla cosiddetta prolificità dell’autore, che si tratti insomma di appurare in senso quantitativo se una produzione sia scarsa o numerosa. Mi riferisco piuttosto all’aspetto originario, distintivo, “oncologico” della figura dell’autore, al suo ruolo, rivolto lungo l’incero arco della sua attività ad affrontare via via, sempre e continuamente tante nuove imprese destinate, tutte, a ripetersi (a rinnovarsi?) senza tregua.
Non ricorre, che io sappia, lungo tutto il corso della Storia Universale dell’Arte (occidentale) il caso di un autore che abbia affidato l’intera sua esistenza a un’opera sola, che ci abbia insomma consegnato la sua opera e non le sue opere.
È la letteratura a tentare di soccorrerci, di fornirci un’interpretazione per voce di Balzac che nel Capolavoro sconosciuto ci parla di un pittore a tal punto risucchiato, divorato dal suo quadro (intento ad aggiungere, rifare, correggere, ampliare, sovrapporre) da perdere il controllo e non poterne più uscire.
Da sempre il mio lavoro si interroga su tali delicati equilibri, che anche Milan Kundera sembra farci intravedere dietro al Sipario del suo ultimo libro: “... mi dico che la storia di un’arte (‘tutto il passato’ di un’arte) è fatta non soltanto di ciò che quell’arte ha creato, ma anche di ciò che avrebbe potuto creare, di tutte le opere compiute così come delle opere possibili e non realizzate”.
Dunque, l’antico dilemma “Essere o non essere” potrebbe qui riproporsi in “Essere o essere stato”, fino a mettere in questione l’identità, la consistenza, l’esistenza stessa dell’artista e della (sua?) opera.
Pieno merito di questo catalogo è anche quello di fare giustizia di tante immagini scorrette, non autorizzate ma frequentemente pubblicate nel tempo e nelle occasioni più diverse. Scrivere una storia sulla “sfortuna” conosciuta da tante mie opere, vittime di allestimenti non sorvegliati dall’autore o dai suoi fidati assistenti, imporrebbe una ricerca ingrata e senza fine: elencarli tutti, uno a uno, raddoppierebbe o quasi la già lunga estensione dei dati corretti raccolti in questo regesto. Soprattutto da quando (da quasi subito) queste opere escono dalla rigida dimensione del “quadro” o della “scultura’’ per aprirsi nello spazio circostante, la serie dei misfatti si allarga a dismisura.
Analoga sorte tocca agli scritti. Danni più contenuti, meno vistosi ma a volte ancora più fastidiosi si annidano tra le righe di un testo. Non sono uno scrittore e non soffro quindi dei rischi che toccano a chi della scrittura fa appunto professione, ma non sono però esente dalle delusioni provocate dalla versione scorretta di uno scritto o di un’intervista. Chi, come me, non ammette piena legittimità neppure alla pratica della traduzione da una lingua all’altra, inorridisce e quasi si dispera quando un pur minimo errore di stampa, un refuso, una svista o anche soltanto una virgola fanno irruzione in un testo cui si è tentato di fornire una parvenza di accettabilità.
Niente, nessuno è perfetto ma certo non così impresentabile come a volte gli tocca apparire.
Un sentimento molto intenso, ed esteso, è quello che mi coglie in una circostanza così delicata, eccezionale come questa che mi porta a riunire nel tempo tanti pensieri che attraversano e superano la mia stessa memoria personale, oltre ai nomi dei provvidi amici e collaboratori: tra i molti che meriterebbero adeguata menzione mi limito a citarne soltanto due, voci preziose ed essenziali al compimento di un’impresa così laboriosa e complessa come questo catalogo.
Maddalena Disch, artefice di un lavoro affrontato con rigore e tenacia e illuminato da una mirabile dedizione.
Ida Gianelli, che da dietro le quinte del Castello di Rivoli, con opportune e calcolate apparizioni ha incoraggiato e sostenuto con sapienza e generosità lo svolgimento delle lunghe ricerche.
Infine, visto che sono tuttora considerato un artista “vivente”, vorrei scusarmi personalmente con quelle opere realizzate appena ieri, nei primi anni di questo nuovo millennio (e con quelle che presumibilmente ancora seguiranno a partire da domani) le quali non trovano qui per ragioni pratiche ed editoriali accoglienza e sistemazione adeguate, dando loro appuntamento in un futuro aggiornamento, in quelle pagine che ancora ci sfuggono ma che già appaiono qua e là all’orizzonte.
Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, a cura di M. Disch, Skira editore, Milano 2008, tomo 1, pp. 15-16 (italiano) / 17-18 (inglese).
Honoré de Balzac; Milan Kundera
Maddalena Disch; Ida Gianelli
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001)
“[...] mi dico che la storia di un’arte (‘tutto il passato’ di un’arte) è fatta non soltanto di ciò che quell’arte ha creato, ma anche di ciò che avrebbe potuto creare, di tutte le opere compiute così come delle opere possibili e non realizzate.”
Milan Kundera, Le rideau, Gallimard, Parigi 2005, prima traduzione italiana: Milan Kundera, Il sipario, Adelphi, Milano 2005, p. ?
Inglese
• Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, a cura di M. Disch, Skira editore, Milano 2008, tomo 1, pp. 17-18 (traduzione di David Smith).