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Giorgio de Chirico. Werke 1909-1971 in Schweizer Sammlungen, catalogo della mostra, Kunstmuseum Winterthur, Winterthur 2008, pp. 224-226
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“La sua felicità era che non ci si occupasse di lui, in nessun modo: essere vestito come tutti, passare inosservato, mai sentire sulla schiena o nel fianco la freccia di uno sguardo, anche benevolo...”
G. de Chirico, in
Ebdòmero

Anche se non sono certo in grado di dimostrare che sia realmente avvenuto (anzi, è una scelta assolutamente gratuita) mi concedo qui di trascrivere (ma non di documentare) un dialogo che ho potuto ricostruire grazie alle parole scambiate reciprocamente (è questo che a me pare) ma pronunciate e pubblicate a tanta distanza di tempo le une dalle altre tra Giorgio de Chirico e chi scrive in due libri1, l'uno all'insaputa dell'altro.

Giorgio de Chirico
Stanco di tutte queste avventure terrestri e metafisiche Ebdòmero andò a letto e non si svegliò che il giorno dopo, molto tardi. Anche svegliato egli non si poteva decidere ad alzarsi; allora rimase ancora alcune ore nel suo letto a meditare e finalmente si decise a guardare l'ora all'orologio che teneva sempre sopra una seggiola vicino al letto: erano le cinque del pomeriggio. “È l'ora, pensò Ebdòmero, che nei dodici mesi dell'anno corrisponde al mese di settembre”.

Giulio Paolini
Quasi vent'anni mi sono occorsi per arrivare a tracciare (era un giorno di settembre del 1960) due linee rosse, in diagonale, da quelle determinare quattro punti – e da quelli gli altri quattro – necessari per limitare la porzione di spazio che avrei chiamato
Disegno geometrico.

Giorgio de Chirico
[...] Le lancette segnavano l'ora corrispondente al mese di settembre, era meglio profittare di questo caso felice e non cercare, come si usa dire, mezzogiorno alle quattordici. Egli capì che quanto aspettava non era la felicità, così come in genere la intendono gli uomini.

Giulio Paolini
Ero così arrivato a trasformare porzione in “proporzione”, memoria in “durata”, ma (ora lo so) non lo sapevo.
Dovranno forse passare altri vent'anni per compiere quel passo indietro e riportarmi alla memoria di oggi (26 maggio 1986) qui e ieri, se così si può dire.

Giorgio de Chirico
Era un sentimento di sicurezza che stava per invaderlo ed egli si preparava a riceverlo degnamente, con raccoglimento, come il credente si prepara a ricevere in sé, sotto forma di ostia o in altro modo, il Dio in cui egli crede. Ebdòmero aprì la finestra della camera ma evitò di respirare con forza l'aria di fuori, di prendere atteggiamenti da prigioniero liberato, da ammalato che si sente meglio ecc., ecc.
L'aria di fuori, infatti, non era né più pura né più fresca di quanto fosse quella della camera; ciò non significa punto che quest'aria fosse cattiva, al contrario; soltanto l'aria della camera ove Ebdòmero si trovava era eccellente e l'aria di fuori gli assomigliava perfettamente.

Giulio Paolini
Mi trovo in campagna, vicino a Siena, dove ora risiedo: di fronte a me
Una ginestra in piena fioritura, poco più in qua dei cipressi punteggiati dagli ireos...
Che sia “questa”, che non posso ancora citare (ma l'ho appena indicata in corsivo) la “cosa” che riapparirà un giorno, complemento urgente e inaspettato di quel quadro del quale invece (nel primo capoverso) ho riferito un'ulteriore versione in forma di parole?
Sarà questa, così definitivamente bella e trasparente, attraversata da una luce inimitabile, origine e teatro di se stessa, pura verità e sua propria descrizione, quel “dopo” che non possiamo rinunciare ad attendere sulla scena segreta del nostro sguardo?

Giorgio de Chirico
Non gli piaceva fare cose inutili a meno che non si fosse trattato di ciò che egli chiamava l’”inutilità necessaria”, ma in questo caso non si sarebbe più trattato di un'inutilità. Le teorie sulla vita variavano secondo la somma delle sue esperienze. Che poteva egli in questo caso concludere se non che il segreto della felicità, quest'inestimabile segreto che la maggior parte dei filosofi si consumano a ricercare teoricamente e l'immensa maggioranza degli uomini si ostina a voler scoprire praticamente, consisterebbe forse a non ammirare nulla, a non amare nulla?

Giulio Paolini
Non resta che affidarsi al corso del tempo, per far coincidere, al di là di quel che ora vediamo, qualcosa di verosimile o addirittura evidente con qualcos'altro di improbabile, per non dire assente.

Giorgio de Chirico
E ancora una volta fu il deserto e la notte. Di nuovo tutto dormiva nell'immobilità e nel silenzio.
[...] Ebdòmero, col gomito sulla rovina e il mento nella mano, non pensava più... cedette lentamente e finì con l'abbandonarsi del tutto.

1 Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo. Milano: Valentino Bompiani, 1942. Giulio Paolini, Ancora un libro: un'antologia di scritti dal 1983 a oggi, a cura di Bruno Corà, I libri di A.E.I.U.O., Editrice Inonia, Roma 1987 (= Inclinazione all'arte, I).

Giorgio de Chirico. Werke 1909-1971 in Schweizer Sammlungen, catalogo della mostra, Kunstmuseum Winterthur, Winterthur 2008, pp. 219-221 (tedesco) / 224-226 (italiano).

Giorgio de Chirico

Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001)

“La sua felicità era che non ci si occupasse di lui, in nessun modo: essere vestito come tutti, passare inosservato, mai sentire sulla schiena o nel fianco la freccia di uno sguardo, anche benevolo...”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

“Stanco di tutte queste avventure terrestri e metafisiche Ebdòmero andò a letto e non si svegliò che il giorno dopo, molto tardi. Anche svegliato egli non si poteva decidere ad alzarsi; allora rimase ancora alcune ore nel suo letto a meditare e finalmente si decise a guardare l'ora all'orologio che teneva sempre sopra una seggiola vicino al letto: erano le cinque del pomeriggio. ‘È l'ora, pensò Ebdòmero, che nei dodici mesi dell'anno corrisponde al mese di settembre’.”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

“[...] Le lancette segnavano l'ora corrispondente al mese di settembre, era meglio profittare di questo caso felice e non cercare, come si usa dire, mezzogiorno alle quattordici. Egli capì che quanto aspettava non era la felicità, così come in genere la intendono gli uomini.”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

“Era un sentimento di sicurezza che stava per invaderlo ed egli si preparava a riceverlo degnamente, con raccoglimento, come il credente si prepara a ricevere in sé, sotto forma di ostia o in altro modo, il Dio in cui egli crede. Ebdòmero aprì la finestra della camera ma evitò di respirare con forza l'aria di fuori, di prendere atteggiamenti da prigioniero liberato, da ammalato che si sente meglio ecc., ecc.
L'aria di fuori, infatti, non era né più pura né più fresca di quanto fosse quella della camera; ciò non significa punto che quest'aria fosse cattiva, al contrario; soltanto l'aria della camera ove Ebdòmero si trovava era eccellente e l'aria di fuori gli assomigliava perfettamente.”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

“Non gli piaceva fare cose inutili a meno che non si fosse trattato di ciò che egli chiamava l’’inutilità necessaria’, ma in questo caso non si sarebbe più trattato di un'inutilità. Le teorie sulla vita variavano secondo la somma delle sue esperienze. Che poteva egli in questo caso concludere se non che il segreto della felicità, quest'inestimabile segreto che la maggior parte dei filosofi si consumano a ricercare teoricamente e l'immensa maggioranza degli uomini si ostina a voler scoprire praticamente, consisterebbe forse a non ammirare nulla, a non amare nulla?”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

“E ancora una volta fu il deserto e la notte. Di nuovo tutto dormiva nell'immobilità e nel silenzio.
[...] Ebdòmero, col gomito sulla rovina e il mento nella mano, non pensava più... cedette lentamente e finì con l'abbandonarsi del tutto.”
Giorgio de Chirico, Ebdòmero: Romanzo, Bompiani, Milano 1942, p. ?

F. Cafagna, Giulio Paolini on Giorgio de Chirico, in “The Brooklyng Rail”, maggio, Brooklyn (New York) 2017, pp. 12-13 (in inglese).
Giulio Paolini / Giorgio de Chirico, a cura di A. Cortellessa, Nino Aragno editore, Torino 2019, pp. 9-12.

Inglese
F. Cafagna, Giulio Paolini on Giorgio de Chirico, in “The Brooklyng Rail”, maggio, Brooklyn (New York) 2017, pp. 12-13 (traduzione di Sofia Cangiano, Giulia Buganza, Federica Mei, CIMA).

Tedesco
Giorgio de Chirico. Werke 1909-1971 in Schweizer Sammlungen, catalogo della mostra, Kunstmuseum Winterthur, Winterthur 2008, pp. 219-221 (traduzione di Astrid Näff).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 19/06/2026