Sette note, 1983
GPS-0025
Quant’1 è vera2 la “verità”3 dell’arte4 quando5 si dimostra6 falsa7.
1 L’eloquenza del numero e l’accentuazione esclamativa (“Quante volte dovrò ripetere...”) comprovano quanto sia invece controversa l’affermazione che muove da qui.
2 Sì, ma non accertabile.
3 Che non è storica, né tantomeno sperimentale (le virgolette spostano il significato da ciò che è a ciò che si dice che sia).
4 L’apice della frase (e l’abisso che rappresenta).
5 Allo stesso modo di quanto, quando evoca qui qualcosa in lontananza o in contraddizione.
6 La sola ragione che l’opera dimostra è la sua propria urgenza di proporsi all’interpretazione.
7 Per es.: La Liberté guidant le peuple un istante prima di riconoscersi come tale (un omaggio alla Grecia), Guernica (una tauromachia)...
G. Paolini, Idea del Tempio della Pittura, Editrice Inonia, Roma 1983 (cartella grafica).
Il breve scritto appare la prima volta nella cartella grafica intitolata Idea del Tempio della Pittura, pubblicata nel dicembre 1983 (cfr. Catalogo ragionato online delle edizioni grafiche, GPE-0044). Poco dopo compare nel catalogo dell’esposizione collettiva Alighiero e Boetti, Sol LeWitt, Giulio Paolini, presentata alla Galleria Pieroni, Roma, dove Paolini presenta l’opera Les fausses confidences, 1983 (GPO-0506)1.
E proprio nell’ambito tematico delle “false confidenze”, indagato da Paolini negli scritti e nelle opere del 1983, si inscrive questo aforisma, costruito sulla contrapposizione tra vero e falso, essere e apparire2. Se in prima battuta la dichiarazione sembra un gioco di affermazione-negazione o una contraddizione in termini, di fatto è una formulazione lapidaria della “verità” ultima dell’arte. Come Paolini afferma in molti suoi scritti, l’arte non possiede alcuna verità, dal momento che è pura finzione; la sua unica verità è proprio quella di essere “falsa”. Di essere pura immagine, mera rappresentazione: di non essere autenticamente ciò che finge illusoriamente di apparire.
In questo senso, suggerisce Paolini citando due opere famose, un quadro noto per il suo significato simbolico può essere inteso anzitutto nei termini dell’immagine che propone: la protagonista femminile della La liberté guidant le peuple (1830) di Eugène Delacroix evoca un modello classico prima di essere un’allegoria politico-sociale, così come Guernica di Pablo Picasso raffigura una tauromachia prima di essere metafora di un dramma bellico.
Per quanto verosimile, un’immagine o una rappresentazione sono sempre e soltanto un’apparizione fittizia, un’apparenza virtuale di qualcosa di vero ma assente. E proprio questo ingannevole e inestricabile connubio di vero e falso, presente e assente, costituisce per Paolini il fascino e insieme l’enigma dell’arte, la sua magia e il suo mistero – la sua falsa verità, appunto.
1 La mostra si inaugura il 15 dicembre 1983, il catalogo esce solo nel gennaio 1984. Lo scritto potrebbe forse essere stato redatto in relazione all’opera esposta alla Galleria Pieroni.
2 In merito alle “false confidenze” si veda in particolare la cartella grafica Les fausses confidences, 1983 (GPE-0042). A proposito di illusione, immagine, finzione e verità cfr. in generale gli scritti del 1983, GPS-0022, GPS-0024 e GPS-0026.
Eugène Delacroix; Pablo Picasso
Eugène Delacroix, La Liberté guidant le peuple, 1830, olio su tela, 260 x 325 cm, Musée du Louvre, Parigi; Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349.3 × 776.6 cm, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid.
• Alighiero e Boetti, Sol LeWitt, Giulio Paolini, catalogo della mostra, Galleria Pieroni, Roma, Edizioni Pieroni, Roma 1984, s.p.
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, p. 89 (nell’allegata traduzione francese p. 11).
• G. Celant, Arte Povera / Art Povera. Storie e protagonisti / Histories and protagonists, Electa, Milano 1985, p. 222 (italiano) / 223 (inglese); idem nella ristampa inclusa in G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011.
• Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 145.
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 91 (in francese).
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, s.p. (in norvegese, inglese e italiano).
• G. Paolini, Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, p. 16.
• Impressions graphiques. L’opera grafica 1967-1992 di Giulio Paolini, Marco Noire Editore, Torino 1992, cat. n. 46.
• Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 44.
Inglese
• G. Celant, Arte Povera / Art Povera. Storie e protagonisti / Histories and protagonists, Electa, Milano 1985, p. 223; idem nella ristampa inclusa in G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011; (traduzione di Paul Blanchard).
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, s.p. (traduzione di Eddie Allen).
Francese
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, nell’allegata traduzione p. 11 (traduzione di Anne Machet).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 91 (traduzione di Anne Machet).
Norvegese
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, s.p. (traduzione di Wenche Gulbransen).