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420 West Broadway at Spoleto Festival. 33 Artists shown, catalogo della mostra, XV Festival dei Due Mondi, Spoleto 1972, s.p.
Foglio di sala dell’esposizione personale alla Sonnabend Gallery, New York, 1972
Invito dell’esposizione personale alla galleria L’Attico, Roma, 1973
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La visione è simmetrica?, 1972

GPS-0008

Le dimensioni di queste tele corrispondono al rapporto proporzionale del mio primo quadro, sono cioè l’amplificazione (la premessa?) di Disegno geometrico (1960).
Il tracciato è lineare, prospettico, come se i quadri dovessero costituire un riferimento per ciò che è (nello spazio, nel tempo?) davanti ad essi. Non ha quindi altro fine se non quello di rendere riconoscibile la rappresentazione di una scena.
Finora era il linguaggio in se stesso a presumere un’immagine: ora è l’immagine (presunta) che tende ad illustrare l’enigma del linguaggio. Questi quadri sono dunque il diaframma tra il mio lavoro e il mio modo di vederlo.
La visione è simmetrica? L’immagine è implicita al quadro, la percezione parallela all’immagine, il tempo estraneo alla percezione.

420 West Broadway at Spoleto Festival. 33 Artists shown, catalogo della mostra, XV Festival dei Due Mondi, Spoleto 1972, s.p.

Lo scritto redatto per la personale alla Sonnabend Gallery a New York (25 novembre - 16 dicembre 1972) appare in anteprima in italiano nel catalogo della collettiva 420 West Broadway at Spoleto Festival. 33 Artists Shown, tenuta a Spoleto pochi mesi prima (24 giugno - 9 luglio 1972)1. In mostra a New York lo scritto è proposto al pubblico in inglese, sotto forma di ciclostilato, intitolato Is the Vision symmetrical? (note on eight pictures dated 1971-72) e comprensivo dell’elenco dei quadri esposti. Poco più tardi, nell’invito della personale all’Attico, Roma (dal 24 febbraio 1973), Paolini pubblica lo stesso scritto come nota di commento a un altro lavoro, La Doublure, 1972-73 (GPO-0246), protagonista della mostra romana.
I primi tre capoversi descrivono e commentano i lavori in mostra a New York
2, tutti dello stesso formato 200 x 300 cm, inscritto nel rapporto proporzionale del primo quadro di Paolini, Disegno geometrico, 1960 (40 x 60 cm) (GPO-0001), del quale, sotto tutti gli aspetti, rappresentano un’amplificazione, come scrive l’autore nel primo capoverso. Le opere propongono degli assiemi di riquadri rettangolari, ordinati in una griglia bidimensionale o delineata in prospettiva: immagini teoriche, profili lineari che evocano o annunciano dei quadri senza volto. Il tracciato prospettico genera una spazialità scenica, una profondità di campo che per Paolini è anzitutto mentale: la prospettiva – introdotta proprio in questo gruppo di lavori – è utilizzata come dispositivo per mettere a distanza l’immagine, come espediente per guardare attraverso il linguaggio della rappresentazione. Nelle parole di Paolini, costitutive del terzo capoverso dello scritto: “Finora era il linguaggio in se stesso a presumere un’immagine: ora è l’immagine (presunta) che tende ad illustrare l’enigma del linguaggio”.
Una prospettiva concettuale, dunque, che nel testo culmina nella dichiarazione finale, paradigmatica dell’approccio paoliniano all’immagine e all’atto visivo. Alla domanda “La visione è simmetrica?”, l’autore risponde per mezzo delle tre asserzioni. L’immagine non è mai dichiarata (“è implicita al quadro”), né costituisce l’obiettivo della visione; la percezione, piuttosto, rintraccia il suo stesso itinerario (“la percezione [è] parallela all’immagine”), nulla accade (“il tempo [è] estraneo alla percezione”). L’atto visivo in Paolini non ha un inizio né una fine, né alcuna finalità, non segue la logica percettiva di un soggetto che coglie un oggetto, bensì rimane una visione “cieca”, che non si compie. La visione, in Paolini,
non è mai simmetrica.

1 In questa prima versione, il secondo capoverso inizia con “La tecnica è pittorica, scenografica, come se...”, esattamente come nella traduzione inglese proposta nella mostra newyorchese. Il testo riprodotto nella presente scheda segue invece la versione ripubblicata poco dopo nell’invito dell’esposizione personale alla galleria L’Attico, Roma (dal 24 febbraio 1973), rimasta poi definitiva, con l’incipit del secondo capoverso riveduto (“Il tracciato è lineare, prospettico, come se....”).
2 Gli otto quadri in mostra comprendono “Disegno geometrico”, 1971 (GPO-0232); Autoritratto col busto di Eraclito e altre opere, 1971-72 (GPO-0234); “Senza titolo” (1965) su sfondo di rovine classiche, 1972 (GPO-0235); “Elegia” in una scena di duello, 1972 (GPO-0236); La visione è simmetrica?, 1972 (GPO-0237); Appunti per la descrizione di un quadro datato 1972, 1972 (GPO-0238); Teoria delle apparenze, 1972 (GPO-0239); Indice delle opere inscritto in un motivo decorativo, 1972 (GPO-0240).

Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001); “Disegno geometrico”, 1971 (GPO-0232); Autoritratto col busto di Eraclito e altre opere, 1971-72 (GPO-0234); “Senza titolo” (1965) su sfondo di rovine classiche, 1972 (GPO-0235); “Elegia” in una scena di duello, 1972 (GPO-0236); La visione è simmetrica?, 1972 (GPO-0237); Appunti per la descrizione di un quadro datato 1972, 1972 (GPO-0238); Teoria delle apparenze, 1972 (GPO-0239); Indice delle opere inscritto in un motivo decorativo, 1972 (GPO-0240)

Giulio Paolini, Sonnabend Gallery, New York, 1972

Ciclostilato disponibile al pubblico durante la personale alla Sonnabend Gallery, New York 1972 (in inglese).
Invito dell’esposizione personale alla galleria L’Attico, Roma 1973.
G. Paolini,
Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 70; nuova edizione Electa, Milano 2023, p. 96.
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Mannheimer Kunstverein, Mannheim 1977, p. 54 (estratto Finora... estraneo alla percezione, in tedesco).
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, p. 66 (nell’allegata traduzione francese p. 6).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, p. 45 (estratto Le dimensioni... modo di vederlo, in italiano e tedesco).
G. Paolini,
Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 48.
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, pp. 67-68.
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, p. 372; idem nell’edizione inglese.
Anni 70. Arte a Roma, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Iacobelli Editore, Roma 2013, p. 317.
G. Celant,
Ileana Sonnabend and Arte Povera, Lévy Gorvy, New York 2017, p. 198 (in inglese).
Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, p. 132.

Inglese
Ciclostilato disponibile al pubblico durante la personale alla Sonnabend Gallery, New York 1972 (traduzione anonima).
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, p. 372 (edizione inglese, traduzione di Anne Ellis, David Stanton).
G. Celant,
Ileana Sonnabend and Arte Povera, Lévy Gorvy, New York 2017, p. 198 (traduzione da Sonnabend Gallery, New York 1972).

Francese
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, nell’allegata traduzione p. 6 (traduzione di Anne Machet).

Tedesco
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Mannheimer Kunstverein, Mannheim 1977, p. 54 (estratto Finora... estraneo alla percezione, traduzione anonima).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, p. 45 (estratto Le dimensioni... modo di vederlo, traduzione di Daniel Dell’Agli).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026