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“Il Giornale dell’arte”, n. 289, luglio-agosto, 2009, pp. 1, 24
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Dio mi perdoni… e chiedo scusa anche a Lei, caro Direttore: mi chiamo Giulio Paolini – se ricordo bene – così almeno mi riconoscono e mi chiamano gli altri. Non vorrei però perdere nozione e memoria dell’artista che credo ancora di essere il quale, per suo costume e abitudine, di solito osserva una serena distanza dalle cronache correnti. Se ancora sono – come credo – l’artista sopra descritto, dovrei tenere alto lo sguardo, gli occhi appena socchiusi al di sopra dei casi e degli episodi quotidiani.
Sono seduto al tavolo, nel mio studio: per quanto tenti di fare, non riesco a liberare del tutto il piano di lavoro dall’incontenibile valanga di notizie e indiscrezioni sulla più stretta attualità di questi giorni, sul glamour sollevato dai riti inaugurali della Biennale di Venezia… Il mio sguardo finisce così sotto il tavolo, poco lontano dal cestino delle cartacce.
Gli
anonimi veneziani ai quali allude il titolo di questo scritto sono alcuni (molti, ma non tutti) protagonisti delle tre giornate della kermesse appena conclusa. Protagonisti e anonimi, sintesi difficile o addirittura impossibile di una contraddizione in termini che cercherò di chiarire: protagonisti perché su di loro, e per loro esplicita volontà, si sono accesi i riflettori; anonimi perché così dicendo e facendo hanno dato il loro peggio, fino a perdere la loro stessa identità… e anche la faccia. Fino cioè a rendersi irriconoscibili, sacrificando meriti e fama da tempo conquistati: per questo eviterò di chiamarli per nome e cognome, per non trasformare certe mie impressioni in vere e proprie sentenze.
La passerella si apre con l’arrivo del nuovo direttore, curatore artistico della rassegna, che dichiara: “
Sono attratto da scrittori frammentari ed eleganti come Paul Valéry e Jorge Luis Borges, quest’ultimo il mio prediletto”. Evviva! Finalmente la soddisfazione di condividere con lui una scelta così personale; subito dopo, però, aggiunge: “Credo che le questioni politiche e filosofiche siano ancora contemporanee alla società [sic!]; così aspetto un nuovo Pier Paolo Pasolini e forse è già qui…” Cosa può mai succedere – mi chiedo – nella testa di un uomo (di un uomo non qualsiasi, ma di un intellettuale) per arrivare a una tale mostruosa confusione, a non distinguere il pari dal dispari, il meno dal più?
Riguardo alla pretenziosa, patetica “michelangiolesca” esibizione eviterei ogni commento e lascerei ai frammenti di specchio di “riflettere” sull’accaduto.
Più inaspettato e doloroso l’oltraggio costituito dall’allestimento dei quadri esposti alla Fondazione Vedova ai Magazzini del Sale.
Tempo addietro Salvador Dalì, alla richiesta di esprimere un commento sui
Mobiles di Calder ebbe a rispondere che la prima cosa da poter chiedere a una scultura era di restare ferma. Qui si va ben oltre: le opere vengono snidate dalla loro naturale, dignitosa, ormai storica immobilità e messe alla frusta, spinte verso lo sguardo dell’osservatore e ridotte al ruolo di ballerine di fila nel teatrino di una irrispettosa visita guidata.
Insomma – e vorrei concludere queste mie considerazioni proprio da qui – può anche darsi che l’artista fosse consenziente, addirittura ispiratore di questa dubbia messa in scena: ma è questa, proprio questa, la ragione del contendere. L’architetto, il curatore – e persino l’artista – non possono, né devono argomentare e disporre nei confronti dell’Opera, di quella cosa (ma non è una cosa!) che li riguarda, sì, ma fino a un certo punto: cioè non oltre il loro ruolo di interlocutori e non di autori o titolari esclusivi di una dimensione – quella dell’Opera – che li trascende e sulla quale non possono esercitare quei diritti che credono di possedere.

“Il Giornale dell’arte”, a. XXVII, n. 289, luglio-agosto, Torino 2009, pp. 1, 24.

Alexander Calder; Salvador Dalí; Emilio Vedova

Jorge Luis Borges; Pier Paolo Pasolini; Paul Valéry

Biennale di Venezia: 53. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2009; Emilio Vedova / Renzo Piano, Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Magazzini del Sale, Venezia 2009

“Sono attratto da scrittori frammentari ed eleganti come Paul Valéry e Jorge Luis Borges, quest’ultimo il mio prediletto [...] Credo che le questioni politiche e filosofiche siano ancora contemporanee alla società; così aspetto un nuovo Pier Paolo Pasolini e forse è già qui…”
Daniel Birnbaum, ???

G. Paolini, Dall'Atlante al Vuoto in ordine alfabetico, Mondadori Electa, Milano 2010, p. 120.

Scheda a cura di Maddalena Disch, 23/06/2026