Senza titolo, 1983
GPS-0024
Ebbene, ho quarantadue anni, qualche mese, questi pochi appunti, altrettante illustrazioni...
Che cosa mi resti da dire al di là di questo, che non sia troppo o nulla, non può riguardarmi personalmente più di quanto non spetti, in generale, all’“amaro sapere” di tutti.
Che cosa significa, per un artista, la continuità (il proprio continuo smentirsi) l’esperienza ripetuta nella traiettoria del tempo? E perché, se di tempo si parla, così conseguentemente ricerchiamo l’evoluzione di una linea, ancorché senza fine?
Scartata l’impresa di scrutare le cause di tale necessità conservo per me l’illusione, appena sostenibile, di percorrere un sentiero ove il calcolo dei propri passi diventi, esso stesso, la materia in cui perdersi.
G. Paolini, Les fausses confidences, Giulio Einaudi editore, Torino 1983 (cartella grafica).
Lo scritto introduce la raccolta di dodici testi brevi e di altrettante tavole litografiche, pubblicata in forma di cartella dall’editore torinese Giulio Einaudi nel dicembre 1983 (cfr. Catalogo online delle edizioni grafiche, GPE-0042). I testi includono cinque scritti recenti e sette inediti: alcuni sono note a opere, altri sono riflessioni teoriche o considerazioni a tema1. Ciascuno scritto è associato al titolo di una delle tavole, che a loro volta richiamano quasi sempre titoli di opere precedenti dell’artista.
Il titolo della cartella, Les fausses confidences, riprende quello della commedia settecentesca di Pierre de Marivaux, basata su un’intricata trama di “false confidenze” e su un’inestricabile dialettica tra essere e apparire, artificio e realtà (il titolo stesso, che in un paradosso accosta la falsità alla confidenza, annuncia da subito il gioco tra inganno e sincerità). Proprio questi sono gli aspetti che interessano e ispirano Paolini, tanto nelle tavole, che hanno quale protagonista un attore, per definizione legato alla maschera e all’illusione, quanto negli scritti.
In relazione alla scrittura, il tema delle “false confidenze” ribadisce indirettamente quanto dichiarato da Paolini fin dall’introduzione alla sua prima raccolta di scritti nel 1975: i suoi scritti non intendono rivelare alcuna verità, non hanno uno scopo didattico. Sono piuttosto dei “divertimenti” (nel senso etimologico del verbo latino “divertere”), divagazioni dalla pesantezza del mondo e della vita, giochi linguistici che si valgono degli artifici stessi del linguaggio. In questo senso può essere letto il secondo capoverso, che contrappone gli “appunti” e le “illustrazioni” raccolte nella cartella grafica all’“amaro sapere” di tutti, dove la locuzione virgolettata richiama un verso poetico di Charles Baudelaire sull’“amara” disillusione del viaggio (metafora dell’irreale, dell’immaginario, della poesia) quale vana fuga dall’ineluttabile monotonia del mondo e dall’implacabile noia dell’esistenza2.
L’ambiguità tra illusione e realtà, il paradosso tra affermazione e negazione è presente anche nel terzo capoverso di questo scritto, incentrato sulla presunta evoluzione del lavoro di un artista nel tempo. La “continuità” è immediatamente negata attraverso il “continuo smentirsi”: per Paolini, l’artista non insegue alcuna evoluzione, dal momento che non risponde ad alcuna esigenza né aspettativa. Persegue al contrario l’“illusione” di “percorrere un sentiero ove il calcolo dei propri passi diventi, esso stesso, la materia in cui perdersi”. Ovvero, l’illusione di rimanere nel labirinto del proprio linguaggio, metafora che negli scritti raccolti nella cartella grafica trova espressione proprio in un brano ispirato al labirinto (cfr. GPS-0150), e poco più tardi in una dichiarazione sul desiderio di restare fermo, piuttosto che dirigersi verso una meta (cfr. GPS-0156).
La raccolta di scritti Les fausses confidences inaugura una nuova stagione nella produzione letteraria di Paolini, distintiva degli anni Ottanta, che verrà proseguita con Giochi d’acqua (1985), Ancora un libro (1987) e Suspense (1988). Si tratta di antologie di scritti recenti e inediti, in cui riflessioni teoriche si alternano a considerazioni a tema, più discorsive o addirittura aneddotiche, che lasciano però sempre trasparire tra le righe gli assunti di fondo dell’autore rispetto all’arte, alla figura dell’artista e all’opera.
1 Per gli scritti precedentemente pubblicati cfr. GPS-0021, GPS-0151, GPS-0152, gli altri due, non inclusi nel Catalogo online degli scritti, sono note al progetto teatrale Platea, 1982 (cfr. nel sito della Fondazione, alla sezione Scenografie) e alla performance Scene di conversazione, 1982 (GPO-0469). Per gli scritti inediti cfr. GPS-0148, GPS-0149, GPS-0150, GPS-0153, GPS-0154, i restanti due, non inclusi nel presente Catalogo, sono note all’edizione grafica L’exil du cygne, 1984 (GPE-0046) e all’opera Mnemosine, 1980 (GPO-0420).
2 Nel poema Le voyage, incluso nella raccolta Les Fleurs du mal (1857), la settima strofa inizia dichiarando la disillusione del viaggio: “Amer savoir, celui qu’on tire du voyage! / Le monde, monotone et petit, aujourd’hui, / Hier, demain, toujours, nous fait voir notre image: / Une oasis d’horreur dans un désert d’ennui!” (Amaro sapere, quello che si ricava dal viaggio! / Il mondo, piccolo e monotono, oggi / ieri, domani, sempre, ci mostra la nostra immagine: / un’oasi dell’orrore in mezzo al deserto della noia!). L’eco di Baudelaire affiora in Paolini anche altrove nel 1983, anno di avvio della serie di lavori intitolati Cythère (cfr. GPO-0483), titolo in cui risuona il poema Voyage à Cythère (sempre incluso in Le Fleurs du mal). In generale, nei primi anni Ottanta, Paolini frequenta spesso e volentieri la letteratura francese, in particolare Stéphane Mallarmé (citato nel primo scritto incluso nella cartella Les fausses confidences, intonato alla stessa “malinconia” della poetica baudelairiana), e Paul Valéry (citato per esempio in alcuni titoli attribuiti ai fogli dello Studio per “Hortus clausus”, cfr. nel catalogo Giulio Paolini. Hortus clausus, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981).
Charles Baudelaire
“Amaro sapere”
Charles Baudelaire, Le Voyage, in Id., Les Fleurs du mal, Poulet-Malassis & de Broise, Parigi 1857, settima strofa, prima quartina (“Amer savoir, celui qu’on tire du voyage! / Le monde, monotone et petit, aujourd’hui, / Hier, demain, toujours, nous fait voir notre image: / Une oasis d’horreur dans un désert d’ennui!”); prima traduzione italiana: Charles Baudelaire, I fiori del male, Sonzogno, Milano 1983, p. ?
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, p. 69 (nell’allegata traduzione francese p. 9).
• G. Paolini, Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985, s.p. (associato al titolo “L’artista ‘Conseilleur aux usages’ (A B.M.)”, che sigla un’opera esposta nella personale alla Galleria Pieroni, Roma, in occasione della quale la raccolta di scritti è stata pubblicata).
• Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 138.
• The Knot. Arte Povera at P.S.1, catalogo della mostra, P.S.1 The Institute for Art and Urban Resources, Long Island City, New York, Allemandi & C., Torino 1985, p. 148 (in inglese); idem nell’edizione rilegata G. Celant, The Knot. Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1985.
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 75 (in francese).
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (in italiano e inglese).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 42, 50-51 (italiano) / 106, 111 (inglese).
• G. Paolini, Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, p. 11.
• G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 90.
• G. Celant, Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1989, p. 154; edizione francese:
Art Édition, Villeurbanne 1989, p. 162.
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, p. 11 (estratto Che cosa significa... perdersi; nell’allegata traduzione inglese p. [1]).
• Impressions graphiques. L’opera grafica 1967-1992 di Giulio Paolini, Marco Noire Editore, Torino 1992, cat. n. 43.
• Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 16 (estratto Che cosa significa... perdersi).
• Giulio Paolini. Correspondances, catalogo della mostra, Accademia di Francia, Villa Medici, Roma, Umberto Allemandi & C., Torino 1996, cat. n. 9.
• G. Paolini, Quattro passi. Nel museo senza muse, Giulio Einaudi editore, Torino 2006, p. 69 (estratto Che cosa significa... perdersi).
• “Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, p. 94 (estratto Che cosa significa... perdersi, in inglese).
Inglese
• The Knot. Arte Povera at P.S.1, catalogo della mostra, P.S.1 The Institute for Art and Urban Resources, Long Island City, New York, Allemandi & C., Torino 1985, p. 148 (traduzione di Joachim Neugroschel); idem nell’edizione rilegata G. Celant, The Knot. Arte Povera, Umberto Allemandi & C., Torino 1985.
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (traduzione di Eddie Allen).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 106, 111 (traduzione di Lesley Fagan).
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, nell’allegata traduzione p. 1 (estratto Che cosa significa... perdersi, traduzione di Paul Blanchard).
• “Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, p. 94 (estratto Che cosa significa... perdersi, traduzione di David Smith).
Francese
• Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Intentions/Figures, nell’allegata traduzione p. 9 (traduzione di Anne Machet).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 75 (traduzione di Anne Machet).
• G. Celant, Arte Povera, Art Édition, Villeurbanne 1989, p. 162 (traduzione di Anne Machet).