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G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 3
Copertina, foto © Paolo Mussat Sartor, Torino
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Senza titolo, 1975

GPS-0012

Firmare un libro non costituisce soltanto un atto inconsueto per un pittore ma anche, almeno per me, un’occasione a cui dedicare questa prima pagina. Trascrivere un’apparenza, autenticare un dato imponderabile (lo spazio originale di un quadro o qualche breve appunto) può far presagire un’illimitata presunzione o, al contrario, la lucida coscienza dello scandalo. Non posso illudermi che alla prima di queste due ipotesi non debba affluire più di un sospetto, ma l’obbligo della scommessa rientra più nel dovere professionale che nelle attese del giocatore il quale, per sua norma e vocazione, continuerà a nascondere le proprie carte. Fino a quando? La risposta è ovvia: per sempre, ovvero mai.

G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 3.

Lo scritto funge da prefazione alla prima raccolta di note e testi di Paolini, intitolata Idem e pubblicata nell’aprile 1975 dall’editore torinese Giulio Einaudi nella collana Einaudi Letteratura1. Il libro introdotto da un saggio di Italo Calvino, dedicato alla ricerca artistica di Paolini, riunisce i principali scritti dell’autore dal 1963 al 1974, integrati con alcune interviste e un’ampia selezione di opere2.
La prefazione è tutta giocata sull’enigma e sulla doppia negazione (anche a livello grammaticale): l’autore si rivela e nello stesso tempo si ritrae, il “pittore” si presenta nella veste insolita di autore di un libro ma nel contempo asserisce che non mostrerà mai le proprie carte. Analogamente, dichiara da subito che la scrittura può soltanto “trascrivere un’apparenza, autenticare un dato imponderabile”, ossia: la scrittura, per quanto autentica, non potrà mai riferire né esaurire il segreto di un’opera. La scrittura è per Paolini un percorso parallelo o complementare alla creazione artistica, una scommessa o una sfida, senza pretesa né esigenza di esprimere una verità.
In questo senso, la prefazione esplicita, seppur in termini cifrati, la citazione scelta da Paolini in epigrafe alla sua raccolta di testi e opere, nel frontespizio che precede la prefazione: “Et quid amabo nisi quod ænigma est?”
(E cosa amerò se non l’enigma?)3. La citazione da Giorgio de Chirico chiarisce da subito la scelta di campo: per Paolini, l’arte è un linguaggio in codice, che non può essere tradotto né spiegato, e il cui fascino risiede proprio nel suo mistero.

1 La collana creata nel 1969 da Paolo Fossati – l’immagine di copertina del primo volume, Samuel Beckett, Teste-morte, è affidata a Paolini – include diversi volumi firmati da artisti: Lucio Fontana, Concetti spaziali (1970), Man Ray, Oggetti d’affezione (1970), Fausto Melotti, Lo spazio inquieto (1971), Bruno Munari, Codice ovvio (1971), Filippo Tommaso Marinetti, Poesie a Beny (1971), André Breton, Nadja (1972), Ugo Mulas, La fotografia (1973), Henri Michaux, Un barbaro in Asia (1974) e Alberto Savinio, Hermaphrodito (1974). Tra i volumi successivi al numero 39 di Paolini si ricordano in particolare Giuseppe Penone, Rovesciare gli occhi (1977) e Luciano Fabro, Attaccapanni (1978). In merito alla collana einaudiana cfr. V. Russo, Einaudi Letteratura di Paolo Fossati, in “Studi di Memofonte”, n. 13, 2014, pp. 262-283.
2 Gli scritti includono, oltre ad alcune note a opere, i testi GPS-0002, GPS-0004, GPS-0011, GPS-0006, GPS-0014, GPS-0007, GPS-0146, GPS-0008, GPS-0147, GPS-0009, GPS-0010. Le interviste ripropongono tre conversazioni con Nico Orengo (1973), Marisa Volpi Orlandini (1972) e Achille Bonito Oliva (1971). La documentazione iconografica ripercorre l’attività artistica dagli esordi ai primi anni Settanta, compresa la scenografia per lo spettacolo teatrale Bruto II. La scelta dei contenuti e la copertina del volume sono interamente a cura dell’autore.
3 La citazione, già utilizzata da Paolini in un suo lavoro del 1969 (cfr. nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0183), è ripresa dal dipinto di Giorgio de Chirico, Portrait de l’artiste par lui-même, 1910-11 (olio su tela, 72.5 x 55 cm, Collezione privata). Nel libro le pagine di apertura, in numeri romani, sono riservate al testo di Calvino, seguite da un frontespizio con la citazione dechirichiana che dà avvio alla numerazione delle pagine in cifre arabe e ai contenuti veri e propri del volume.

G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 17 (in francese).
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 323 (estratto Trascrivere... ovvero mai).
G. Maffei,
Arte Povera 1966-1980. Libri e documenti / Books and documents, Corraini Edizioni, Mantova 2007, p. 129 (in italiano e inglese).
G. Paolini,
Idem, Electa, Milano 2023, p. 29.

Inglese
G. Maffei,
Arte Povera 1966-1980. Libri e documenti / Books and documents, Corraini Edizioni, Mantova 2007, p. 129 (traduzione di Thomas Marshall).

Francese
G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 17 (traduzione di Anne Machet).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026