Seleziona la tua lingua

MENU / SCRITTI

G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. 42-43
“NAC Notiziario Arte Contemporanea”, n. 3, marzo, 1973, pp. 10-11
QRcode

Note di lavoro, 1971-75

GPS-0011

1960: L’opera preesiste all’intervento dell’artista (che è il primo a poterla contemplare). La ricerca è tesa verso immagini assolute, inerenti alla natura stessa della tela e all’impiego di una tecnica elementare: colori a tempera, inchiostri, ecc. (la squadratura geometrica della superficie pittorica, la campitura monocroma, il ricalco di una carta quadrettata, il disegno di una lettera, una scala cromatica).

1961-63: L’enigmaticità degli strumenti obbliga alla loro lettura come soggetto ineffabile. Il quadro cessa di trasmettere un’immagine e diventa una presenza muta, rappresenta cioè gli elementi stessi con cui si costituisce: una superficie di masonite, un foglio di carta sono rifilati in modo da far intravvedere il telaio su cui sono fissati. Una successione regolare di colori è presentata ordinatamente nel “vuoto” di una plastica trasparente, così un barattolo di vernice, il rovescio di una tela, ecc.

1964: Una mostra che dà l’impressione di un’esposizione in allestimento: alcuni pannelli in legno grezzo (accostati o sovrapposti l’uno all’altro, appoggiati alla parete) “sostituiscono” la presenza dei quadri e analizzano i puri rapporti convenzionali di un’esposizione. Nei “disegni” datati 1964, l’idea è di escludere qualsiasi tipo di intervento o di manipolazione diretta. Il foglio sigla perciò soltanto i termini di una pura coincidenza (la firma e l’anno) e trattiene, ma non elabora, quel dato materiale (un altro foglio, la matita, una riproduzione, uno strumento di lavoro) che risulta così implicato in un progetto senza intenzione né finalità.

1965: Una serie di immagini fotografiche ritrae in diversi “quadri” ed in alcuni “momenti” l’autore stesso o il suo studio.
Delfo è una tela fotografica che riproduce, in grandezza al vero, l’immagine del pittore (io stesso) e del telaio del quadro in una sorta d’identità illusionistica dell’autore e dell’opera. 1421965 sono le cifre corrispondenti alla data (14 febbraio 1965) in cui il fotogramma è stato scattato: il pittore è ripreso dal fotografo nell’atto di impugnare la tela. L’intera scena è “vista” alle spalle dello stesso fotografo, come un dato assoluto.

1966: Altre opere tendono a “leggere” rigorosamente l’ambiente o a copiare la propria immagine.

1967-68: In
Una poesia, Qui, Lo spazio la parola diventa immagine di se stessa: tende cioè ad identificare la metrica spaziale del suo significato. D867 è una tela fotografica che rappresenta l’autore nell’atto di portare un quadro (un’altra tela fotografica, del 1965, in cui sono ritratto mentre porto una tela bianca). La riproduzione di un particolare di un dipinto di Nicolas Poussin è “doppia” affinché Flora stessa porga allo spettatore le sembianze in cui è stata rappresentata dal pittore. In alcuni collages è lo stesso foglio da disegno che tende a riscattare, da ruolo di supporto, la sua presenza assoluta ed enigmatica. E ciò grazie ai riporti che, dai margini o al centro, intervengono come elementi rivelatori: sottolineano, definiscono cioè i confini casuali e provvisori di una superficie, di un’immagine che avevamo sotto gli occhi e di cui forse non ci saremmo accorti.

1969-70: L’impossibilità della definizione (perché quel quadro
è quel quadro, la sua potenziale estensione o riduzione), le infinite equivalenze interpretative di una dimensione che è pur sempre la stessa (l’esistenza categorica del quadro come tale).
Francis Picabia: Senza titolo, 1917 è proprio un quadro di Picabia. L’idea è di “vedere” le cose: il quadro si spoglia cioè di ogni suo attributo di collocazione per offrirsi all’occhio del visitatore. Non si tratta quindi di una scelta critica o della riscoperta di un’opera particolare, ma dell’affermazione che questo, come infiniti altri, è un momento creativo.

G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. 42-43.

M. Bandini, Torino 1960/1973, in “NAC Notiziario Arte Contemporanea”, n. 3, marzo, Milano 1973, pp. 10-11.

Una prima versione dello scritto, redatta nel 1971, appare nel numero di marzo 1973 del periodico “NAC Notiziario Arte Contemporanea”, nell’ambito del contributo Torino 1960/1973 curato da Mirella Bandini1. La versione riveduta e ampliata è pubblicata da Paolini nel 1975, nella sua prima raccolta di scritti intitolata Idem (cfr. GPS-0012).
Lo scritto è articolato in paragrafi cronologici, corrispondenti alle varie fasi di lavoro in cui l’artista suddivide la propria produzione dal 1960 al 1970. Dichiarazioni di poetica si alternano a passaggi descrittivi di opere, in modo da porre in evidenza, per ciascuna fase di lavoro, i principali temi di ricerca.
Le differenze tra la versione preliminare del 1971 e quella ampliata del 1975 interessano in primo luogo l’aggiunta di un’incisiva dichiarazione iniziale nei primi due paragrafi, relativi ai lavori dei primi anni Sessanta. In secondo luogo, l’inserimento di passaggi relativi a opere su carta: uno sui
Disegni del 1964 e uno su alcuni collages del 1967-682. In terzo luogo, la riformulazione del paragrafo 1967-68. In quarto luogo, la completa revisione del paragrafo 1969-70, con omissione del testo relativo alla mostra “Vedo” (cfr. GPS-0004) a favore di un nuovo brano, riferito all’opera Un quadro (GPO-0204) ma, in senso ampio, perfetta sintesi del “rovello” paoliniano degli anni Sessanta: il quadro, l’interrogazione della sua “esistenza categorica come tale”, della sua dimensione ineffabile, ovvero, “l’impossibilità” della sua definizione. Da Disegno geometrico, 1960, a Un quadro, 1970 – i due estremi che aprono e chiudono il decennio dal 1960 al 1970, oggetto di queste “note di lavoro” – Paolini rivendica una concezione del quadro estranea a ogni intenzionalità, che non sia cioè il risultato di alcun progetto, né veicolo di alcuna immagine definita.
Un’ulteriore differenza tra la versione del 1971 e quella del 1975 riguarda il dipinto citato nell’ultimo paragrafo. Nel primo testo, Paolini menziona il quadro di Josef Albers intitolato
2 Greys + 2 Greens, 1955, mentre nella seconda versione l’opera su carta di Francis Picabia Sans titre, 1917. Entrambe le opere sono state esposte da Paolini nel 1970: il dipinto di Albers (all’epoca proprietà di Luciano Pistoi) nelle due tappe della sua personale Vedo a Roma e Torino, mentre l’opera di Picabia (appartenente a Corrado Levi) nella collettiva Gennaio 70 presentata nello stesso periodo al Museo Civico a Bologna. La sostituzione delle opere, nel passaggio da una versione all’altra del testo, è riconducibile alla riproduzione dell’opera di Picabia nel libro Idem alle pagine immediatamente successive allo scritto3.

1 Come riferisce il cappello introduttivo a cura della redazione, si tratta del “secondo degli inserti dedicati alla situazione delle arti visive in Italia”, in questo caso limitato a Torino e in particolare, per scelta della curatrice, alle ricerche d’avanguardia di matrice concettuale. Anziché documentare in prima persona le esperienze dei quattordici artisti scelti, come Bandini si era proposta in un primo tempo, l’autrice ha preferito infine lasciare la parola agli stessi artisti, presentando i materiali raccolti dal 1971 al 1972. “Interviste, note di lavoro, dichiarazioni”, recita infatti il sottotitolo a pagina 3 che introduce il contributo.
2 Il passaggio iedito sui Disegni interessa la serie di opere Senza titolo (dalla serie dei “Disegni”) (cfr. nel Catalogo ragionato online delle opere su carta, da GPC-0016 a GPC-0045, GPC-2326). La nota su alcuni collages del 1967-68 è invece ripresa con piccoli adattamenti da una lettera di Paolini a un collezionista privato, datata 18 aprile 1974, in cui Paolini, su richiesta del destinatario, commenta in particolare l’opera su carta Senza titolo, 1968 (GPC-0138). Nella lettera il passaggio recita: “In alcuni miei collages, in questo in particolare, il vero soggetto dell’immagine è lo stesso foglio da disegno che da ruolo di supporto riscatta la sua presenza assoluta ed enigmatica. E ciò grazie al riporto al centro, che interviene come elemento rivelatore: slabbrato verso l’esterno e refilato all’interno sottolinea, definisce cioè i confini casuali e provvisori di una superficie, di un’immagine che avevamo sotto gli occhi e di di cui forse non ci saremmo accorti” (dattiloscritto conservato in archivio privato).
3 Le pagine 44-45 del libro Idem riproducono la doppia pagina del catalogo della mostra bolognese in cui l’immagine dell’opera di Picabia è affiancata a un estratto da un testo di Giambattista Vico; per il il suo contributo di quattro pagine, Paolini aveva scelto l’immagine di Picabia e tre brani estratti da testi di Vico, Maurice Merleau-Ponty e Jorge Luis Borges (cfr. in merito GPO-0197).

Cfr. l’intera produzione di quadri, sculture, oggetti, opere su carta e edizioni dal 1960 al 1970; opere esplicitate nel testo: Senza titolo (dalla serie dei “Disegni”), 1964 (da GPC-0016 a GPC-0044, GPC-2326); 1421965, 1965 (GPO-0076); Delfo, 1965 (GPC-0085); Qui, 1967 (GPO-0117); Lo spazio, 1967 (GPO-0120); D867, 1967 (GPO-0141); Una poesia, 1967 (GPE-0002); Nel mezzo del dipinto Flora sparge i fiori, mentre Narciso si specchia in un’anfora d’acqua tenuta dalla ninfa Eco, 1968 (GPO-0150); Francis Picabia: Senza titolo, 1917, 1970 (GPO-0197)

Francis Picabia, Sans titre, 1917, tempera e collage su cartone, 57 x 63 cm, Collezione privata; Nicolas Poussin, L’Empire de Flore, 1631 ca., olio su tela, 131 x 181 cm, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda

Giulio Paolini, Galleria La Salita, Roma, 1964

Didattica, catalogo della mostra, Premio Silvestro Lega, Accademia degli Incamminati, Modigliana 1975, s.p.
L’avanguardia plurale. Italia 1960-70, catalogo della mostra, Centro di Servizi Culturali, Pescara 1983, p. 10 (estratto L’enigmaticità... una tela, ecc.).
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, pp. 11 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc.), 16 (estratto Una mostra... finalità), 18 (estratto 1421965... dato assoluto), 27 (estratto D867... rappresentata dal pittore), 34 e 37 (estratto L’impossibilità... momento creativo), 41 (estratto In Una poesia... suo significato) (nell’allegata traduzione francese pp. 3-4).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 21 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc), 24 (estratto Una mostra... finalità, in francese), 32 (estratto L’impossibilità... come tale) (in francese).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, pp. 37 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc,), 50 (estratto L’impossibilità... come tale) (in italiano e tedesco).
Les années 70: Les Années Mémoires. Archéologie du savoir et de l’être, catalogo della mostra, Centre d’art contemporain, Abbaye Saint-André, Meymac 1987, p. 144 (estratto, in francese).
G. Paolini,
Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, pp. 16 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc), 108-109 (estratti Francis Picabia... momento creativo e L’impossibilità... come tale).
Memoria del futuro. Arte Italiano desde las primeras vanguardias a la posguerra, catalogo della mostra, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1990, p. 494 (estratto L’opera preesiste... una tela, ecc., in spagnolo).
Storia moderna dell’arte in Italia. Manifesti, polemiche documenti, vol. terzo: II. Tra Neorealism o ed anni novanta 1945-1990, a cura di P. Barocchi, Giulio Einaudi editore, Torino 1992, p. 391 (estratto L’opera preesiste.... una tela, ecc.).
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, pp. 61-66 (estratti L’opera preesiste... una tela, ecc., 1421965... dato assoluto, Altre opere... propria immagine, La riproduzione... rappresentata dal pittore e L’impossibilità... come tale).
Giulio Paolini. Künstler. Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst, serie 33, n. 7, WB Verlag, Monaco di Baviera, 1996, p. 14 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc, in italiano e tedesco).
Arte italiana 1945-1995. Il visibile e l’invisibile, catalogo della mostra, Aichi Prefectural Museum of Art, Nagoya 1997, pp. 239-240.
M. Bandini,
1972 Arte Povera a Torino, Umberto Allemandi & C., Torino 2002, pp. 62-64 (versione preliminare 1973).
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, pp. 38, 46, 120, 150, 250, 286; idem nell’edizione inglese.
Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al Web, catalogo della mostra, MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna, Skira editore, Milano 2007, p. 346 (estratti Una serie... dato assoluto e In Una poesia... saremmo accorti).
“Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, pp. 83-92 (in inglese).
Il Dado è tratto. Arte contemporanea italiana oltre la tradizione, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze, Forma Edizioni, Firenze 2015, p. 166 (estratto L’enigmaticità... una tela, ecc, in italiano e inglese).
Arte moderna e contemporanea. Antologia scelta 2020, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze 2019, p. 200 (estratto L’enigmaticità... una tela, ecc, in italiano e inglese).

Inglese
Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, pp. 38, 46, 120, 150, 250, 286 (edizione inglese, traduzione di Anne Ellis, David Stanton).
“Hypothesis for an Exhibition”, catalogo della mostra, Dominique Lévy, New York 2014, pp. 83-92 (traduzione da Giulio Paolini 1960-1972, Fondazione Prada, Milano 2003).
Il Dado è tratto. Arte contemporanea italiana oltre la tradizione, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze, Forma Edizioni, Firenze 2015, p. 166 (estratto L’enigmaticità... una tela, ecc, traduzione di Katy Hannan, Maureen Fay Young).
Arte moderna e contemporanea. Antologia scelta 2020, catalogo della mostra, Tornabuoni Arte, Firenze 2019, p. 200 (estratto L’enigmaticità... una tela, ecc, traduzione da Il Dado è tratto. Arte contemporanea italiana oltre la tradizione, Tornabuoni Arte, Firenze, 2015).

Francese
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, nell’allegata traduzione pp. 3-4 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc.), 16 (estratto Una mostra... finalità), 18 (estratto 1421965... dato assoluto), 27 (estratto D867... rappresentata dal pittore), 34 e 37 (estratto L’impossibilità... momento creativo), 41 (estratto In Una poesia... suo significato) (traduzione di Anne Machet).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 21 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc), 24 (estratto Una mostra... finalità), 32 (estratto L’impossibilità... come tale) (traduzione di Anne Machet).
Les années 70: Les Années Mémoires. Archéologie du savoir et de l’être, catalogo della mostra, Centre d’art contemporain, Abbaye Saint-André, Meymac 1987, p. 144 (estratto..., traduzione di...).

Tedesco
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, pp. 37 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc,), 50 (estratto L’impossibilità... come tale) (traduzione di traduzione di Daniel Dell’Agli).
Giulio Paolini. Künstler. Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst, serie 33, n. 7, WB Verlag, Monaco di Baviera, 1996, p. 14 (estratti L’opera preesiste... cromatica e L’enigmaticità... una tela, ecc, traduzione di Doris von Drathen).

Spagnolo
Memoria del futuro. Arte Italiano desde las primeras vanguardias a la posguerra, catalogo della mostra, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1990, p. 494 (estratto L’opera preesiste... una tela, ecc., traduzione di Felix San Vicente, Pilar Capanaga, Ada Jachia Feliciani).).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026