Senza titolo, 1970
GPS-0005
Nel mese di febbraio del 1966 Lucio Fontana “vide” il cielo, incorniciato nella finestra del suo studio, dello stesso colore della tela che aveva davanti a sé.
Nel mese di maggio del 1969, in assoluta autonomia dalla Chiesa, ho aperto il processo di beatificazione di Lucio Fontana. L’iniziativa non ha finalità paradossali, né polemiche, e non intende annullare il senso stesso per cui è stata intrapresa. La vita e le opere di Lucio Fontana non costituiscono le sole attività a sostegno di questa ipotesi. Ne è testimonianza, l’unica finora, un’immagine colta in quello stesso periodo: Lucio Fontana appare nello spazio (nel cielo) nell’atto di porgerci una tela, che ricordavamo abbandonata nel suo studio come tante altre. L’apparizione, più tardi, doveva mutarla in un’affermazione (in una verità): la tela ci fa ancora intravvedere, seppur posta ad infinita distanza da noi ma forse proprio per questo in modo addirittura più leggibile, le sue parole autografe “Io sono un santo”.
Tre testimonianze, in “NAC Notiziario Arte Contemporanea”, n. 31, 15 febbraio, Milano 1970, p. 26.
Lo scritto è commissionato all’artista da Francesco Vincitorio, direttore del quindicinale di arte contemporanea “NAC Notiziario Arte Contemporanea”, per il numero speciale dedicato a Lucio Fontana, deceduto nel settembre 1968. Lo scritto è inserito nel contributo intitolato Tre testimonianze, comprensivo di un omaggio redatto per l’occasione da Fausto Melotti, Enrico Baj e Giulio Paolini.
L’omaggio di Paolini, piuttosto criptico, è formulato attraverso il riferimento a due suoi lavori. Il primo, evocato all’inizio, è l’opera su carta Senza titolo, 1966 (GPC-0961) dedicata a Lucio Fontana con tutta probabilità dopo la visita nel suo studio milanese, insieme a Luciano Pistoi, nel febbraio 19661. Il secondo lavoro, datato dall’autore al mese di maggio 1969 e riprodotto in basso nella pagina di “NAC”, è il quadro Io sono un santo, 1969 (GPO-0839), che associa un ritratto di Fontana all’immagine del suo lavoro del 1958 citato nel titolo. Riprendendo le parole dello stesso Fontana (“io sono un santo”), Paolini dichiara ironicamente di aver dato avvio, per mezzo del suo omaggio, al “processo di beatificazione” dell’artista milanese, esprimendo così la sua profonda ammirazione e devozione nei suoi confronti.
1 La datazione della visita al febbraio 1966 è ipotizzata da Paolini in conversazione con Maddalena Disch nel dicembre 2016. L’incontro con Fontana ha probabilmente luogo prima dell’acquisto da parte di quest’ultimo dell’opera di Paolini intitolata Una poesia, 1966 (GPO-0108) in occasione della personale dell’artista torinese alla Galleria dell’Ariete, Milano, inaugurata il 15 aprile 1966.
Lucio Fontana
Senza titolo, 1966 (GPC-0961)
Lucio Fontana, Io sono un santo, 1958, inchiostro su carta intelata con tagli, 50 x 65 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.