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Giulio Paolini. Hortus Clausus, catalogo della mostra, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981, s.p.
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Hortus clausus, 1981

GPS-0020

L’opera non ha data, ma dati: interrompe la teoria delle definizioni e contempla i temi delle opere a venire.
Il vivaio delle suggestioni e il giardino segreto delle immagini si confondono nel prima e nel dopo delle invisibili regole di un disegno.

Giulio Paolini. Hortus Clausus, catalogo della mostra, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981, s.p. (in italiano e in tedesco).

La nota di commento all’opera Hortus clausus, 1981 (GPO-0442) è stata redatta per il catalogo della personale al Kunstmuseum Luzern, Lucerna (29 marzo - 3 maggio 1981), dove precede e introduce la riproduzione degli undici fogli dello Studio per “Hortus clausus”, 1981 (cfr. nel Catalogo ragionato online delle opere su carta, GPC-0585).
Come altre note a opere, anche questo breve scritto propone riflessioni che possono essere estese ad altri lavori, o addirittura al concetto stesso di opera. Il primo paragrafo è una dichiarazione programmatica: l’opera, per Paolini, non è qualcosa di compiuto e definito (“non ha data”, “interrompe la teoria delle definizioni”), bensì la falsariga, l’impalcatura scenica che annuncia l’eventualità di una visione
(“contempla i temi delle opere a venire”). L’opera non si compie: è un dispositivo che orienta lo sguardo verso lo spazio virtuale della rappresentazione, deputato a ospitare qualsiasi apparizione. Da qui alla metafora del giardino, “vivaio delle suggestioni” e “giardino segreto delle immagini, il passo è breve: l’opera come contenitore potenziale di infinite immagini è uno spazio senza tempo, che apre lo sguardo all’immaginazione per mezzo degli artifici della rappresentazione (“nel prima e nel dopo delle invisibili regole di un disegno”1).
Il titolo del lavoro al quale lo scritto si riferisce,
Hortus clausus, sottintende un ulteriore valenza simbolica. Topos antico, l’hortus conclusus designa un luogo circoscritto, sacro o profano, un giardino ideale e protetto. Nell’universo paoliniano, questo luogo eletto diventa la dimensione stessa dell’opera d’arte2.

1 Nello specifico del lavoro Hortus clausus, il “disegno” è il tracciato delineato su ciascuna delle tele preparate allestite al suolo, che richiama di volta in volta il fascio visuale del protagonista. In modo simile, nello Studio per “Hortus clausus” il disegno a matita evoca lo sguardo del personaggio seicentesco, di volta in volta associato a un numero crescente di quadrangoli.
2 In merito alla connotazione metaforica del termine “giardino”, cfr. anche le dichiarazioni di Paolini in conversazione con Bruno Corà, in Dopopaesaggio. figure e misure del giardino, a cura di M. Scotini e L. Vecere, Associazione Culturale Castello di Santa Maria Novella, Certaldo, Maschietto & Musolino, Siena 1996, pp. 95-99.

Hortus clausus, 1981 (GPO-0442)

Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, p. 52 (nell’allegata traduzione francese p. 5).
Mater dulcissima, catalogo della mostra, Chiesa dei Cavalieri di Malta, Siracusa, Edizioni Tema Celeste, Siracusa 1986, p. 83.
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 71 (in francese).
G. Paolini,
Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 36.

Francese
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, nell’allegata traduzione p. 5 (traduzione di Anne Machet).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 71 (traduzione di Anne Machet).

Tedesco
Giulio Paolini. Hortus Clausus, catalogo della mostra, Kunstmuseum Luzern, Lucerna 1981, s.p. (traduzione di Ursula Arese).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026