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GPO-1169

Scultura in gesso, pedana bianca, fogli di acetato, riproduzioni fotostatiche, leggii

Scultura h 130 cm, pedana 20 x 190 x 190 cm, fogli di acetato 29.7 x 42 cm ciascuno, misure complessive 153 x 235 x 224 cm

Collezione dell'artista

La scultura in gesso, collocata su una pedana bianca, raffigura un personaggio maschile in costume d’epoca, seduto e intento a scrivere. Tre leggii allestiti ai lati della pedana – uno è coricato a terra – trattengono rispettivamente un elenco di nomi di artisti del passato, evocati o citati da Paolini nelle sue opere, alcuni frammenti lacerati di un manoscritto dell’autore, con la descrizione del lavoro medesimo, nonché dei fogli di acetato trasparente. Altri fogli analoghi sono trattenuti dalla figura, mentre altri ancora sono sparsi sulla pedana; in prossimità della mano che tiene la matita si trova invece la riproduzione accartocciata di una macchia di inchiostro.
Il titolo dell’opera,
Firmamento, sottintende un gioco di parole: allude al gesto della figura che sta “firmando” i fogli davanti a sé, non con la propria firma ma con i nomi degli artisti che compongono il proprio “firmamento” storico-artistico. Nelle intenzioni dell’autore, il personaggio – una sua controfigura – è intento a trascrivere, uno dopo l’altro, i nomi elencati nel dattiloscritto disposto su uno dei leggii, rendendo omaggio all’empireo dei propri riferimenti personali, come in una sorta di testamento artistico. Analogamente, “la macchia di inchiostro, grumo di scrittura, accanto alla mano del disegnatore si addensa sul foglio e corrisponde alla somma dei nomi degli artisti evocati e frequentati dall’autore nel corso della sua lunga attività”1, spiega Paolini.
L’aspetto “scomposto” della scena – i fogli in ordine sparso che sembrano sfuggire di mano alla figura, il leggio caduto, la lacerazione degli elementi cartacei – rinvia all’impossibilità di trascrivere nella sua integralità quel “firmamento” sublime e ineffabile, metafora dell’Arte e della sua dimensione assoluta.

1 G. Paolini nello scritto relativo all’esposizione personale presso Alfonso Artiaco, Napoli, febbraio 2024.

Figura: Jacques-Philippe Le Bas, Étude du dessin, 1757, incisione, National Gallery of Art, Washington, da Jean-Baptiste-Siméon Chardin, L’Étude du dessin, 1748, olio su tela, 41 x 47 cm, Collection Wanas, Svizzera.
Macchia d’inchiosto: Francis Picabia, La Sainte Vierge II, 1920, inchiostro di china su carta, Bibliothèque Doucet, Parigi.

2024 Napoli, Alfonso Artiaco, Giulio Paolini. Dall’Italia, 2 marzo - 20 aprile.
G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, p. 90 (nota inedita all’opera redatta nel 2024).
G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 90 (veduta espositiva Napoli 2024) e in copertina (elaborazione grafica).
Scheda a cura di Maddalena Disch, 30/07/2026