Seleziona la tua lingua

MENU / SCRITTI

Una visione, 1973
G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 80
J.A. Watteau, Embarquement pour Cythère, 1718-19
QRcode

Una visione, 1973

GPS-0147

Una, sublime e perciò inarrivabile è l’arte di Antoine Watteau: tale da coprire di sospetto qualsiasi affermazione che le sia anche soltanto dedicata. Ma è pur vero che François Couperin avrebbe composto Le Carillon de Cythère come partitura sonora di Embarquement pour Cythère. Perché allora non poter presumere che quel quadro possa ammettere, attraverso la sua stessa immagine musicale, almeno una domanda sulla sua “reale” apparenza?

Testo iscritto sulla tela centrale dell’opera Una visione, 1973. Prima pubblicazione a stampa in G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 80.

Lo scritto nasce per l’opera Una visione, 1973 (GPO-0254), costituita da una tela preparata recante il testo, trascritto a mano dall’autore, applicata al centro di una tela più grande, come a nascondere un’immagine, suggerita dai segni perimetrali, tracciati a mano libera verso i margini della tela1.
Il testo cita due opere settecentesche pressoché coeve: il dipinto di
Jean-Antoine Watteau, Embarquement pour Cythère (1718-19)2 – tra i prediletti di Paolini – e il pezzo per clavicembalo di François Couperin, Le Carillon de Cythère (1722), ispirato allo stesso quadro di Watteau. Entrambi gli artisti hanno formulato una propria “visione” del medesimo soggetto: la leggendaria isola greca di Citera, dove secondo la mitologia nacque Afrodite, dea dell’amore e della bellezza; un luogo ideale, raggiungibile soltanto con l’immaginazione.
La riflessione di Paolini verte sulla comune fonte di ispirazione da un lato e sulla “visionarietà” del soggetto dall’altro. L’esistenza del lavoro di Couperin sottrae al capolavoro di Watteau il suo valore assoluto: due interpretazioni diverse dello stesso tema, lasciano pensare che non ne esista una assoluta, bensì molteplici, nessuna delle quali riuscirà mai a esaurire il soggetto. Ogni rappresentazione propone “una visione”, che non sarà mai l’unica né l’ultima. Una riflessione, quindi, sull’impossibilità di formulare una visione assoluta: un’impossibilità speculare al mito stesso di Citera, meta anelata da molti, senza mai essere stata conquistata da nessuno; un’impossibilità, inoltre, suggerita dai segni a mano libera, che anziché rivelare un’immagine si limitano a evocarla, per sottrazione, per ipotesi. La visione resta cieca, il mito di Citera elude lo sguardo: la rappresentazione propone un’apparenza, invita a immaginare.


1 In una seconda versione, realizzata nello stesso anno con il medesimo titolo, il testo è suddiviso in 16 tele, accostate a formare un grande rettangolo (GPO-0256). Si veda anche lo Studio per “Una visione”, 1973, così come la trascrizione manoscritta dello stesso testo in un’opera su carta Senza titolo del 1973 (cfr. nel Catalogo ragionato online delle opere su carta, GPC-0281 e GPC-0276).
2 Paolini allude alla seconda versione dell’imbarco verso Citera, conservata presso lo Schloss Charlottenburg a Berlino; la prima versione, dipinta da Watteau nel 1717 e intitolata Pélérinage à l’île de Cythère, appartiene alla collezione del Musée du Louvre.

Jean-Antoine Watteau

Jean François Couperin

Una visione, 1973 (GPO-0254)

François Couperin, Le Carillon de Cythère, 1722, pezzo per clavicembalo; Jean-Antoine Watteau, Embarquement pour Cythère, 1718-19, olio su tela, 131 x 193 cm, Schloss Charlottenburg, Berlino

Giulio Paolini, in “Saman. Notiziario informativo della Samangallery”, n. 4, Genova, dicembre 1976 - gennaio 1977, s.p.
G. Paolini,
Idem, Electa, Milano 2023, p. 106.

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026