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Boetti / Salvo. “Vivere lavorando giocando”, catalogo della mostra, MASI Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2017, pp. 67-68
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Ancora oggi mi sorprendo e mi commuovo alla vista di quella famosa opera-manifesto dove Alighiero Boetti allineava, uno dopo l’altro, i nomi degli artisti che all’epoca si disputavano la classifica, o almeno l’appartenenza, alla schiera dei protagonisti di quella stagione artistica. Quei magnifici sedici nomi, già in certo modo illustri per essere entrati a far parte di quell’elenco, erano associati a otto diversi “simboli” il cui valore o significato (positivo o negativo?) era peraltro noto soltanto a lui, ad Alighiero, arbitro assoluto e incontestabile di quella misteriosa contesa. Non ho mai ritenuto che essere stato collocato al primo posto in alto nella lista valesse di per sé come un suo riconoscimento ma certo non credo volesse significare il contrario... D’altronde sono soltanto due i simboli, le medaglie poste accanto al mio nome.
Ma non è questo, non è certo la decifrazione (vana e inconcludente) di quell’ermetica crittografia il senso della “foto-ricordo” che si rivela ancora una volta ai miei occhi: è da certi tratti comuni che, dal primo nostro incontro in occasione della sua prima mostra personale alla Galleria Christian Stein a Torino nel 1967 entrambi toccammo con mano qualcosa che ci era assolutamente necessario e vitale, una reciproca e condivisa corrispondenza.
Da quel primo momento, in fasi alterne, continuammo a percorrere itinerari simili e paralleli: la figura del doppio e della duplicazione, dell’enumerazione, dell’infinito... così come dell’elencazione, del gioco combinatorio, della trasparenza, della “riduzione all’uno”. Grazie ad Alighiero e alle sue opere mi resi conto di una mia eccessiva attitudine all’analisi che a volte dava al mio lavoro un tratto di cerebralità e citazionismo enciclopedico un po’ stucchevole. D’altra parte quella sua innocente elementarità, certe associazioni immediate e analogiche, talvolta quasi ovvie, erano il prezzo da pagare nella nostra comune, difficile, impervia rincorsa della semplicità. Una semplicità intesa come fragile ma sublime traguardo della complessità che occorre sempre attraversare per cogliere il bersaglio dell’opera da realizzare. L’“elevazione all’uno” è al contrario – ma gli opposti ancora una volta si toccano – una cifra ricorrente in tutta l’opera di Salvo. Da quando inizia a scrivere il proprio nome come vertice assoluto di una “summa” elencata e sottintesa che attraversa i parametri di spazio e di tempo della sua presenza nel mondo fino a quando, trovatosi al di là di quella frontiera, dimentica se stesso e la propria identità per volgere lo sguardo verso un altro mondo, pur sempre assoluto, ma dipinto e in certo modo verosimile.
La sua svolta fu per me un’inaspettata e implicita conferma dei quadri disegnati e dipinti ai quali stavo lavorando in quei primi anni Settanta. Da quel momento la mia ammirazione per Salvo si tramutò in condivisione e amicizia.
Autentico e originale a dir poco, Salvo avviava una spericolata serie di quadri dinanzi ai quali ci si veniva a trovare spaesati (nel senso di paesaggi fuori dal mondo) attirati in un’ottica ancora da scoprire. Così la pittura trova casa, o meglio ritrova posto con la discrezione e le buone maniere che le competono nel suo spazio originario dando il buon esempio e riuscendo a reagire, tra l’altro, all’imperversare di un concettualismo aniconico ormai giunto a compiuta maturazione.
Dunque l’eroica, illuminata contesa tra “la riduzione e l’elevazione all’uno” si compie e trova felice corrispondenza. È per questo che, grazie ad Alighiero e a Salvo, abbiamo potuto apprendere una lezione magistrale.

Boetti / Salvo. “Vivere lavorando giocando”, catalogo della mostra, MASI Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2017, pp. 67-68 (italiano) / 336 (inglese).

Alighiero Boetti; Salvo

Galleria Christian Stein, Torino

Alighiero Boetti, Manifesto, 1967, stampa offset, 100 x 70 cm

Inglese
Boetti / Salvo. “Vivere lavorando giocando”, catalogo della mostra, MASI Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2017, pp. 336 (traduzione di Sylvia Adrian Notini).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 23/06/2026