La bellezza è solitaria e nascosta, 2014
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Prima di affrontare lo specifico argomento in questione credo occorra ricordare, ripetere ancora una volta che tutta l’arte è di per sé sempre contemporanea, a qualsiasi data o luogo appartengano le singole opere che delineano il corso della sua storia, passata, presente o futura. Sfido chiunque ad affermare il contrario, anche se devo ammettere di non essere in grado di dimostrare una tale (peraltro indimostrabile) verità.
Nessuna data, nessun luogo, possono cioè considerarsi titolari del possesso esclusivo di un’opera che condivide con tutte le altre lo stesso certificato anagrafico. Resta tuttavia da appurare perché una tanto coerente e incorruttibile dinastia presenti aspetti così diversi da apparire a volte incompatibili tra loro. Se da sempre si è dovuto ricorrere a separare le varie sedi espositive in musei di arte antica, moderna o contemporanea, orientale, africana o primitiva, è stato per evitare lo sconcerto del senso comune nell’assistere alla coabitazione di opere, immagini, documenti e reperti così apparentemente privi di collegamenti e rapporti reciproci esposti in uno stesso luogo. L’accorgimento della divisione dei generi, certamente utile a fini pratici e organizzativi, non evita però la squalifica di mezzo volgare (nel senso di divulgativo) nel trattare una materia intrattabile, bisogna ammetterlo, come l’arte, effettivamente refrattaria a ogni codice stabile di valutazione o giudizio. Tutto intero l’universo dell’arte appartiene dunque a un’unica, sublime costellazione: entra tutto insieme e a pieno titolo nel nostro campo visivo, senza attributi di carattere contingente. Nessuna inibizione quindi a mischiare le carte, senza rischio di pregiudicare le regole del gioco: anzi, sembra questo il metodo più efficace da applicare, evitando tuttavia gli effetti più facili o scontati. Di fatto, le opere più attuali e sperimentali sono meglio accolte, per esempio, dalle nobili pareti del Castello di Rivoli che dalla “nuova” goffa e pretenziosa architettura del Maxxi di Roma. Qual è, quale potrebbe essere allora, il principio-guida per esporre, mettere in scena nel modo più ampio e inatteso le scelte tratte da un inventario inclassificabile e sconfinato come la storia dell’arte?
Nessuno, nessun principio credo e voglio sperare: la bellezza è solitaria, nascosta, non frequenta luoghi di intrattenimento, è estranea a plebisciti, referendum e sondaggi d’opinione. Operare una scelta non deve diventare adesione di tendenza o, peggio, risentire di un’ideologia, ma occorre sapersi affidare ogni volta a un che d’imponderabile, a una verità implicita (e non rivelata), a labili intuizioni e connessioni tutte certamente infondate ma ritenute essenziali alla “conservazione della specie” dell’arte, alla custodia e alla difesa della sua parola (o del suo silenzio).
“L’Indice”, a. XXXI, n. 11, novembre, Torino 2014, p. 23.
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino; MAXXI, Roma