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C. Corbetta, La scelta di Giulio Paolini, in “L'Uomo Vogue”, n. 419, marzo, 2011, p. 88.
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L’invito a segnalare il nome di un giovane artista di oggi mi suggerisce di soffermarmi sul come e il perché pronunciarmi… Mi chiedo cioè se sostituire o rovesciare questo ruolo di osservatore critico (comunicativo, sintetico, promozionale) in un impegno tutto diverso (evocativo, sommesso, oracolare) per approdare, o ritornare, a un tono più discreto e riservato.
Le cronache di oggi ci parlano dell’assegnazione del Premio Furla 2011 a un giovane artista e la motivazione ufficiale riporta espressioni di una certa sentenziosità (tra le altre, “capacità d’interagire con lo spettatore”). Tanto che, se io fossi il vincitore, sarei quasi tentato di cambiare immediatamente mestiere. O dovrebbe forse farlo chi ha usato quei termini?
Da artista emergente che fui, avrei certo tratto piacere e soddisfazione dalle attenzioni di un artista affermato: dall’apprezzamento, sì, ma non da un’approvazione ex cathedra che mi avrebbe privato del gusto del rischio e, in un certo senso, escluso dalla “scena del delitto”. Come disse Groucho Marx, poi autorevolmente ripreso da Woody Allen, “Non accetterei mai di far parte di un circolo che accogliesse fra i suoi soci uno come me…”
La verità è che un’opera d’arte è davvero tale soltanto dopo aver conosciuto il “giudizio universale”, cioè aver attraversato un lungo silenzio stampa ed essersi riscattata dal favore, o dal discredito, espresso all’istante. E forse persino dopo essersi liberata dall’invadente intenzionalità del suo autore. Perché, cito Borges, l’arte accade o non accade e questo non dipende dall’artista.
La mia discutibile astensione dal voto tuttavia mi consente ancora di registrare qualche sensazione, un annuncio o una promessa che fa ben sperare. Ora non ricordo – o in tutta sincerità non intendo comunicare – il nome dell’artefice di un progetto, che è tuttora in corso di definizione e degno di attenzione. In ogni caso è un nome assente dalla nomenclatura ufficiale, né il suo curriculum può dirci alcunché eccetto l’apparente potenzialità ancora inespressa. Neppure un titolo è al momento lì ad alludere a qualcosa…
Può sembrare un paradosso, ma non lo è: una sola cosa s’impone con urgenza, aspettare.

C. Corbetta, La scelta di Giulio Paolini, in “L'Uomo Vogue”, n. 419, marzo, Milano 2011, p. 88.

Jorge Luis Borges

Groucho Marx; Woody Allen

Le cronache di oggi ci parlano dell’assegnazione del Premio Furla 2011 a un giovane artista e la motivazione ufficiale riporta espressioni di una certa sentenziosità (tra le altre, “capacità d’interagire con lo spettatore”). dobbiamo metterla???

“Non accetterei mai di far parte di un circolo che accogliesse fra i suoi soci uno come me…”
Groucho Marx, telegramma inviato per rassegnare le proprie dimissioni dal Friar’s Club di Hollywood, data sconosciuta.

Scheda a cura di Maddalena Disch, 23/06/2026