Il Paradiso in Terra, 1988
GPS-0196
C’è. Più vicino di quanto si creda, su questa Terra. Chiamo Terra, con la t maiuscola, non la sterminata estensione di suolo che riveste a perdita d’occhio l’intera superficie del globo, ma la sua interpretazione, versione artificiale che abbiamo inventato a nostro uso: il giardino.
È a Parigi, appena al di là di rue de Vaugirard, e giustamente include, nel limite opposto al confine dove noi ci troviamo, l’Osservatorio, estremo presidio della conoscenza geografica.
È il Jardin du Luxembourg, ed è lì che scopriamo il Paradiso. Con esemplare discrezione, nessuno ci aveva avvertito (un tocco di ospitalità davvero squisita lo segnala come l’Orangerie): una volta entrati, l’abbacinante bellezza che ci accoglie ci fa quasi volgere indietro, a cercare una prova a sostegno di una visione insostenibile.
Il nostro sguardo inquadra così, dall’interno, la soglia che avevamo appena superato. Il grande infisso fa coincidere la traversa, che separa in alto la lunetta semicircolare dal vano di passaggio, con la linea dell’orizzonte, definitivo traguardo che da qui, alle nostre spalle, non attende risposta ma si inscrive nella perfetta misura di una porta celeste.
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 274.
Jardin du Luxembourg, Parigi