Trittico, 1988
GPS-0190
Sono omosessuale, come tutti gli uomini. Non credo di dovermi qui soffermare ulteriormente su un’affermazione ormai soltanto apparentemente contraddittoria, date le numerose e insistenti dimostrazioni che i testi di antropologia culturale ci ripetono da qualche tempo. Credo invece che qualcosa ancora valga la pena di appurare, che non passi attraverso le classificazioni oggi più frequentate.
Le due sole polarità, alternative o complementari a quella primaria condizione, mi sembrano essere da un lato Don Giovanni, annidato nel perimetro del suo scrittoio, non dichiarante ma dichiarato, intento a compiere il suo viaggio immaginario e prigioniero della sua stessa consapevolezza. Dall’altro l’esiliato, che dal confino nel quale si trova tiene a distanza il via vai del mondo.
Tre flash, tre pose di un ritratto, che non servono però a recuperare un’espressione “normale”, perduta o mai posseduta che sia.
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 268.
- Sorta di autoritratto? Tutte le possibilità (essere omossessuale, Don Giovanni e esiliato) non bastano per dare espressione a un ritratto compiuto. Un ritratto/una rappresentazione non può mai dare espressione al Tutto ?
Don Giovanni