L’autore? Un attore!, 1986
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Ci sono cose, nella vita, che capita di non dover fare, ma dalle quali, proprio per essersene potuti astenere, si trae un coinvolgimento maggiore dell’esperienza che quell'evento mancato avrebbe finito di procurare.
“Tutto è scritto” si dice qualche volta, quando cioè una curiosa premonizione ci fa assaporare cose non direttamente sperimentate ma già messe all’attivo di una conoscenza avvenuta non si sa come. Per esempio, per un artista (ma è “vita” la sua?) questa è una condizione, potremmo dire, istituzionale, della quale il riflesso è nell’opera, o meglio in ciò che appunto l’opera nasconde.
Chiedersi, prima o dopo non importa, quale sarà il destinatario di ciò che si fa o si sta per fare, mettere in relazione il “tutto qui” dell’opera con la pretesa di una risposta, esigere in sostanza un interlocutore attento e partecipe di un atto gratuito, intransitivo... Quando mai l’arte s’è alimentata della necessità del confronto, visto che la risposta è già sua, precede la domanda?
Precedere non significa anticipare (questo lo hanno fatto le avanguardie) ma procedere prima di sapere, senza voler dimostrare... Come si può, insomma, pretendere di volersi opporre a qualcosa che comunque si vuole a disposizione perché, soltanto così, si avrà modo di dar voce alla propria opposizione?
Questo qualcosa non c’è, non c’è più e, forse non c’è mai stato. L’artista crede di esistere perché così è nominato dall’altro, che poi è lui stesso sottratto – o sostituito – alla necessità di far convergere fuori da sé il vuoto che tutti abitiamo.
Quando poi gli artisti (che espressione imbarazzante da pronunciarsi al plurale) confrontano (ipotesi davvero inattendibile) le proprie convinzioni (come possiamo averne?) riguardo al contesto (a volte c’è anche il sole, però) nel quale si trovano ad operare (ma l’opera è lì, non trasformiamola in un verbo)...
Siamo passati dall’interpretazione della Storia alla Storia delle interpretazioni: la somma delle versioni del vero ci consegna, ora, alla verità delle versioni. L’autore, firma senza nome, altro non è dunque che latore – o l’attore, se preferite – dell'opera, il caso della cosa.
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 52-53 (italiano) / 112-113 (inglese).
• G. Paolini, Ancora un libro, a cura di Bruno Corà, I libri di A.E.I.U.O., Editrice Inonia, Roma 1987, pp. 66-67.
• Invito dell’esposizione personale alla Galleria Pieroni, Roma 1987.
• Giulio Paolini, catalogo della mostra, Musée des Beaux-Arts, Nantes 1987, p. 39 (in francese).
• G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 40.
• Giulio Paolini, catalogo della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Arnoldo Mondadori Editore-De Luca Edizioni d’Arte, Milano-Roma 1988, p. 22.
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, p. 24 (nell’allegata traduzione inglese p. [3]).
• Giulio Paolini. Il “Teatro” dell’opera, catalogo della mostra, Galleria Franca Mancini, Pesaro, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1991, p. 36.
• Storia moderna dell’arte in Italia. Manifesti, polemiche documenti, vol. terzo: II. Tra Neorealismo ed anni novanta 1945-1990, a cura di P. Barocchi, Giulio Einaudi editore, Torino 1992, pp. 437-438 (estratto Chiedersi, prima... caso della cosa, con titolo “Antefatto”).
• Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 28.
Inglese
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 112-113 (traduzione di Lesley Fagan).
• G. Paolini, Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, nell’allegata traduzione p. 4 (traduzione di Paul Blanchard).
Francese
• Giulio Paolini, catalogo della mostra, Musée des Beaux-Arts, Nantes 1987, p. 39 (traduzione di Anne Machet).