La pittura abbandonata, 1985
GPS-0144
Consentitemi allora, per questa volta, di dire tutta la verità: l'arte è imitazione, certo, ma di un modello non dato. L'arte è l'imitazione dell'arte e non dice, perché non sa, a che cosa vuol aderire, quale sia appunto il modello da scoprire.
Consentitemi anche, però, di aggirare il labirinto dell'interpretazione, di affidare all'opera la materia intatta e ancora segreta del suo divenire, di descrivere invece l'impaziente e ansiosa improduttività che presiede alla definizione di una tale – indefinibile – mimesi.
Proprio ora, per esempio, sono colto dal sospetto che la mia ultima opera, data per compiuta ed attualmente esposta, manchi di un minimo – ma essenziale – dettaglio. La precisa considerazione di non poter oggi recuperare il tempo perduto (la visione che i visitatori della mostra non potranno immaginare a ritroso) mi pare un'ulteriore conferma che non solo l'artista cerca qualcosa dopo l'opera appena compiuta ma, ancor più, esige di quell'opera la ripetizione all'infinito.
Quel minimo, trascurabile dettaglio diventa ai miei occhi l'irrinunciabile questione da chiarire: a chi, se non a me stesso? Ha o non ha ragion d'essere un dilemma che si annuncia scontato già prima di esser posto? Come potrò consegnare ai filologi di ieri gli “errori” di domani?
Ecco perché (come il duellante abbandona la spada – ed è questa, non lui, a toccare il bersaglio – non vuole vedere né tanto meno constatare l'atto appena compiuto) l'artista sempre più si allontana – più non guarda – l'opera che sarà guardata da altri. Nell'attimo, senza tempo, che decreta la distanza da ciò che non è più soltanto immaginato, ma reso visibile, si compie il distacco, come qui, tra quella cosa che non è più – perché è – e quell'altra che ancora mi è dato descrivere.
Estratto da un conversazione pubblica con Bruno Corà, Tommaso Trini e Saverio Vertone, Libreria Einaudi, Milano, 14 ottobre 1985. Prima pubblicazione nel manifesto dell’esposizione personale alla Galleria Marilena Bonomo, Bari, dal 7 dicembre 1985.
Le dichiarazioni che costituiscono questo scritto sono state pronunciate da Paolini nella conversazione pubblica con Bruno Corà, Tommaso Trini e Saverio Vertone alla Libreria Einaudi, Milano, il 14 ottobre 19851. Da qui la parentesi con i puntini di sospensione anteposta dall’autore al testo nella prima pubblicazione, nella locandina della personale alla Galleria Marilena Bonomo, Bari (dal 7 dicembre 1985). Il titolo, La pittura abbandonata, corrisponde al titolo dell’esposizione, dell’opera principale in mostra (cfr. nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0561), nonché dell’edizione grafica realizzata per l’occasione, riprodotta al vivo nel manifesto (cfr. nel Catalogo ragionato online delle edizioni grafiche, GPE-0053).
Due sono i temi in evidenza nel testo. In primo luogo, l’autonomia dell’arte: l’arte non è imitazione di alcunché, fa per sé (”è imitazione, ma di un modello non dato”). Il suo compiersi è imprevedibile, inspiegabile ed enigmatico, come Paolini non manca di ripetere. In secondo luogo, l’impossibilità di realizzare un’opera assoluta – perfetta, in sé conclusa – che traduca una visione in un’immagine. Da un lavoro all’altro – di volta in volta “abbandonato” e seguito da quello successivo – l’artista tenta di dare compimento a qualcosa che per definizione continua a sfuggirgli nella sua compiutezza. È peraltro questo stesso incessante ripetersi e ricominciare che alimenta la ricerca artistica, l’”impaziente e ansiosa improduttività che presiede” a ogni nuovo tentativo di dare forma a un’opera; quella durata senza tempo tra un’opera congedata, ormai consumata, e quella successiva, ancora da scoprire. Una sorta di terra di nessuno, in cui tutto è immaginabile e nulla è definito, prima che il Tutto si riduca in un’immagine, inevitabilmente imperfetta.
1 L’occasione dell’incontro non è stata finora identificata; l’evento, citato da Paolini come fonte dello scritto nel suo libro Ancora un libro, I libri di A.E.I.U.O., Editrice Inonia, Roma 1987, non è documentato da alcuna testimonianza nell’archivio dell’artista.
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (in italiano e inglese).
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 105-106 (con titolo “L’abandon”, in francese).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 52 (italiano) / 112 (inglese).
• G. Paolini, Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, p. 57.
• G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 212.
• Impressions graphiques. L’opera grafica 1967-1992 di Giulio Paolini, Marco Noire Editore, Torino 1992, cat. n. 54.
• Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 20.
Inglese
• Fra usikkerhet til samlet kraft…, catalogo della mostra, Kunstnernes Hus, Oslo 1986, quaderno monografico, s.p. (traduzione di Eddie Allen).
• Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 112 (traduzione di Lesley Fagan).
Francese
• G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, pp. 105-106 (con titolo “L’abandon”, traduzione di Anne Machet).