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Giulio Paolini. Expositio, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2016, p. 46
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Siamo qui, la porta del Museo è chiusa e non ci resta che attendere. Ci troviamo davanti a un museo immaginario, a chiederci quali e quante sale si nascondano al di là di quella porta. Ci troviamo cioè a considerare o immaginare, appunto, le diverse infinite visioni che ci sono al momento precluse.” Così scrivevo tempo fa (Le chiavi del Museo, 2004) e ora confermo. Un museo è un’area riservata, ma oggi sempre più esposta al rischio di una certa “secolarizzazione”, dettata dai propositi e dalle norme che vorrebbero aprire i suoi spazi all’intrattenimento e alla quotidianità. Si agisce così a favore di un’accoglienza allargata a scapito di quella sua antica ragione primaria di costituire un luogo appartato, un luogo di studio al riparo dal clamore della vita di tutti i giorni.
Le stanze del museo sono climaticamente controllate: non un alito di vento attraversa uno spazio immutabile, dove le vetrine che accolgono gli oggetti più preziosi sono opportunamente sigillate. Anche la luce è soffusa, d’intensità moderata in accordo con i criteri di protezione delle immagini. Nulla sembra interferire con il silenzio assoluto custodito in quelle sale.
Tutto è fermo, apparentemente immobile, eppure una brezza leggera, di fatto inavvertibile, aleggia e quasi risuona nell’aria. Lampi improvvisi, al di là di ogni possibile previsione accendono quasi a nostra insaputa il risveglio dell’anima che chiede di annunciarsi, di svelarci la nostra vera identità. È quel che chiamiamo “emozione”...
Un museo, questo museo in particolare, esige il silenzio, i passi esitanti dei pochi visitatori assorti o persino incantati che con fedeltà e discrezione lo frequentano da sempre. Sono loro, i visitatori, le figure che tengono in vita le immagini rappresentate nei quadri esposti alle pareti... come quell’anonimo visitatore che vidi rimanere per oltre quattro ore seduto immobile a contemplare un certo quadro: non ricordo quale quadro, ma ricordo lui. Dunque per ben di più, forse per sempre, vorremmo sostare ad ammirare qualcosa capace di sottrarci allo scorrere del tempo reale affidandoci a un tempo così virtuale da sembrare fermo e immutabile. Un tempo che ceda il passo alle epoche, addirittura all’eternità, la quale, anche se non sembra, ci è pur sempre contemporanea.

Giulio Paolini. Expositio, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2016, p. 46 (italiano) / 47 (inglese).

Inglese
Giulio Paolini. Expositio, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2016, p. 47 (traduzione anonima).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 23/06/2026