A Giorgio Morandi, 2015
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Dote preziosa e riconosciuta di Giorgio Morandi è la sua infallibilità: pur osservando l’ostinata e imperturbabile ripetizione della sua opera, non un quadro, non una sola pennellata risultano di troppo. In certi disegni, poi, il prodigio di “vedere” un oggetto che non c’è – un vuoto accanto al quale però si distende un’ombra portata che così lo trasforma in un pieno – tocca il primato dell’essenzialità e della perfezione.
Giorgio Morandi ci pone un “interrogativo categorico” al quale è impossibile sottrarci: cosa c’è di più vero, dove sta la “verità”? Nei suoi quadri o in questo mondo?
Tutta la pittura non riflette la realtà ma la disegna, la precede... Quella mela dipinta da Cézanne, quella bottiglia di Morandi non sono l’eco, la sopravvivenza di quei rispettivi oggetti ma li annunciano e appunto li precedono: “la natura imita l’arte” proprio come diceva Oscar Wilde.
L’arte cioè si sottrae al diritto di pedaggio da corrispondere al Tempo, a Saturno, suo implacabile ‘esattore’, convertendosi al culto di Giano, custode di quella soglia aperta sul prima e sul dopo, visti l’uno sull’altro in trasparenza. Un quadro di Morandi è piuttosto un “quadrante” che registra e riferisce le ore, la luce e le ombre di ogni giorno, posate sugli oggetti che di quel tal giorno si fanno muti ma sapienti testimoni tra le pareti silenziose del suo studio.
Cosa riusciamo a sapere e davvero a toccare con adeguato riscontro? Quella pittura o quella cosa che a quella pittura sembra somigliare? E perché, infine, dobbiamo separare l’una dall’altra e non ammettere invece che sia l’una che l’altra possano conoscere altre nuove successive rappresentazioni? Parlare della Storia e dell’Arte significa percorrere due traiettorie parallele e distinte: se la Storia attraversa il Tempo, l’Arte semplicemente lo abita a qualsiasi epoca appartenga e a qualsiasi latitudine si trovi. Pur apparendo sempre diversa, è sempre uguale a se stessa e dunque sempre “contemporanea”.
Giorgio Morandi 1890-1964, catalogo della mostra, Complesso del Vittoriano, Roma 2015, p. 69.
Paul Cézanne; Giorgio Morandi
Oscar Wilde
“La natura imita l’arte”
Oscar Wilde, The Decay of Lying – An Observation, 1889, in “The Nineteenth Century”, gennaio 1889, p. ?, prima traduzione italiana: La decadenza della menzogna, Mondadori, Milano 1995???