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Beuys zu Ehren, catalogo della mostra, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco di Baviera 1986, p. 442
Prima pubblicazione in italiano in G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 120
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GPS-0031

Non esiste ancora un Museo Beuys – lo dico e mi auguro che presto esista – perché sono sempre più convinto che quella del museo personale sia la prima, e forse l’unica, regola da applicare ad una materia delicata come l’opera di un artista.
E lo dico – anche – poco dopo aver visitato il Museo Picasso. Ancora una volta, la messa a fuoco monografica coglie l’obiettivo: oltre a quello specifico (l’avvento della “visione”) include, come un effetto a sorpresa, l’eco che si sprigiona e pervade questo e altri spazi destinati ad accogliere, davvero, la Musa.
La quale, qui o altrove, non ci comunica nulla: ci
ascolta pensare (è così che ci parla).

Beuys zu Ehren, catalogo della mostra, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco di Baviera 1986, p. 442 (tedesco) / 635 (inglese). Prima pubblicazione in italiano in G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 120.

Lo scritto nasce come dichiarazione richiesta dai curatori dell’esposizione collettiva Beuys zu Ehren agli artisti partecipanti, invitati a esprimersi su Joseph Beuys. La sua scomparsa durante la preparazione della mostra ha reso il progetto un omaggio postumo all’artista tedesco.
Anziché una riflessione su Beuys
1, Paolini formula una considerazione relativa a un tema a lui particolarmente caro: il museo personale, in particolare la casa-museo, intesa come luogo in cui un artista ha vissuto e lavorato. Un luogo visitato e presidiato dalla Musa, cui l’operato di un artista si rende manifesto, oltre che attraverso le singole opere, in una visione d’insieme, capace di trasmettere un’eco del suo universo di pensiero. Hortus conclusus o habitat ideale, il museo monografico è per Paolini un luogo circoscritto, di silenzioso e assorto raccoglimento, per porsi in ascolto dell’immaginario di un artista2.
Già nel 1973 Paolini dedicava alla casa-museo un primo omaggio, attraverso il lavoro intitolato
Museo (cfr. nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0253). Nel 2012 tornerà sull’argomento in modo più esplicito: “Non è la prima volta che mi trovo a tessere le lodi del museo personale, del luogo dove cioè opere e documenti riferiti a un artista soltanto si raccolgano quasi sempre nello stesso studio che vide svolgersi la sua attività. Poche opere e documenti nel caso di autori rappresentati più ampiamente in importanti musei, eppure più presenti di quanto messo in vetrina dalle grandi collezioni internazionali. Di fronte alla ‘casa’ dell’artista tendo ad assumere un atteggiamento ‘devozionale’, come per esempio nelle stanze del Museo Moreau a Parigi, a differenza della ‘laica’ disinvoltura che ritrovo nella condizione più riposante, ma meno assorta, di visitatore di museo” (cfr. GPS-0111).

1 Sulla figura di Joseph Beuys, Paolini si esprimerà in altra sede, a partire dal 1990, in termini critici (cfr. GPS-0044, GPS-0107 alla voce “Ritorno (senza andata)”, GPS-0114).
1 Paolini stesso ha affidato ai suoi posteri la volontà che la sua dimora diventi in futuro una casa-museo, sede della Fondazione Giulio e Anna Paolini, costituita nel 2004 e a lui dedicata.

Joseph Beuys

Musée Picasso, Parigi

Inglese
Beuys zu Ehren, catalogo della mostra, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco di Baviera 1986, p. 635 (traduzione di John Ormrod).

Tedesco
Beuys zu Ehren, catalogo della mostra, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco di Baviera 1986, p. 442 (traduzione di John Ormrod, Johanna Eltz, Helmut Friedel, Lucia Luger-Stock, Claudia Schinkievicz).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026