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“Gran Bazaar”, n. 10-11, ottobre-novembre, 1984, p. 65
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GPS-0029

Tanto vale dirlo subito: l’artista non conosce gli oggetti, non li vede. Eppure, mai come ora tanti oggetti hanno affollato la scena quotidiana, hanno saturato il nostro campo visivo...
Chi è dunque l’artista, vuole o non vuole spiegarsi? O, se si preferisce, dove sono, (dove ha nascosto) tutti questi oggetti?
L’artista è qualcuno che si aggira nel vuoto, senza poter rinunciare a descriverlo. Il suo “oggetto” è la membrana trasparente, l’involucro impalpabile di questo “vuoto” all’interno del quale egli si trova. Oggetto del suo sguardo è il suo stesso sguardo che ha, per oggetto, un altro sguardo.
Dunque gli oggetti non esistono perché esistono le cose, anzi
la cosa. Che cosa? La cosa stessa!

“Gran Bazaar”, n. 10-11, ottobre-novembre, Milano 1984, p. 65

Lo scritto nasce su invito della rivista milanese “Gran Bazaar”, che per il numero di ottrobre-novembre 1984, chiede a Paolini “una dichiarazione sui luoghi e le cose del nostro contemporaneo”, come recita il cappello introduttivo. Il testo pubblicato nella rubrica “Viaggi e frontiere” e annunciato con il titolo redazionale “Le frontiere del linguaggio di Giulio Paolini” è accompagnato dalla riproduzione di un’opera su carta, forse realizzata per l’occasione (La cosa stessa (a Firenze, luglio 1984), GPC-0661).
Come in altri scritti coevi, l’argomento è anzitutto la figura dell’artista, in particolare il suo atteggiamento “passivo” nei confronti dell’atto creativo. L’artista non è creatore, non presenta né rappresenta nulla (non “conosce” né “vede” gli oggetti). È qualcuno che si “aggira nel vuoto”, scrutandolo (”senza poter rinunciare a descriverlo”) e guardando la traiettoria stessa del proprio sguardo, come in un labirinto di specchi. Un vuoto di immagini, di presenze esplicite, di segni e significati, che riporta l’attenzione alla natura stessa di quel vuoto.
Un “vuoto” che, di fatto, è un “vuoto pieno”, come precisa Paolini in una dichiarazione affine rilasciata nello stesso periodo:
"In fondo mi sento un po' come una persona che si aggira nel vuoto, che però non sa rinunciare a descriverlo. Un vuoto che è un vuoto pieno, perché risuona di alcune memorie e di alcuni valori, che chiedono ancora di arrivare in superficie.”1. Un vuoto descrivibile come uno spazio teorico che include tutte le immagini possibili; tutti gli oggetti visti da tutti i punti di vista, per riprendere la citazione dell’Aleph di Borges utilizzata da Paolini in uno scritto coevo (cfr. GPO-0028). Un vuoto potenzialmente pieno, che corrisponde ancora e sempre al vuoto pieno del suo primo quadro, Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001), matrice e paradigma della poetica paoliniana.
La “cosa stessa”, che in termini un po’ ermetici e con un gioco di parole chiude lo scritto, è forse, in ultima analisi, il segreto del linguaggio artistico. Quella cosa che resta indicibile, quel qualcosa che l’artista insegue senza mai riuscire a coglierla, quell’essenza dell’opera d’arte che sfugge alla decifrazione, quel vuoto pieno che l’artista indaga con lo sguardo, perdendosi negli itinerari circolari del suo stesso guardare.

1 A. Mulas, In prima persona. Pittori e scultori italiani: Mario Merz, Giulio Paolini, Mimmo Spadini, Alighiero Boetti, RAI, Rete 3, 25 dicembre 1984. Il documentario raccoglie testimonianze rilasciate dagli artisti nei mesi precedenti.

G. Paolini, Giochi d’acqua. Disegni e note 1983-1985, Edizioni Pieroni, Roma 1985, s.p.
Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. [115].
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 97 (in francese).
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, p. 58 (in italiano e tedesco).
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 50 (italiano) / 110-111 (inglese).
G. Paolini,
Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, p. 34.
G. Celant,
Giulio Paolini. Tra Telaio e Paolini, Gruppo GFT, Torino 1988, p. 14.
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Arnoldo Mondadori Editore-De Luca Edizioni d’Arte, Milano-Roma 1988, p. [72].
G. Paolini,
Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, p. 23 (nell’allegata traduzione inglese p. 3).
Giulio Paolini. La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 43.
Giulio Paolini. Künstler. Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst, serie 33, n. 7, WB Verlag, Monaco di Baviera, 1996, p. 15 (in italiano e tedesco).

Inglese
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, pp. 110-111 (traduzione di Lesley Fagan).
G. Paolini,
Contemplator enim, Galleria Christian Stein, Milano, Hopefulmonster editore, Firenze 1991, nell’allegata traduzione p. 3 (traduzione di Paul Blanchard).

Francese
G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 97 (traduzione di Anne Machet).

Tedesco
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986, vol. 1 Lo studio / Das Atelier, p. 58 (traduzione di Daniel Dell’Agli).
Giulio Paolini. Künstler. Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst, serie 33, n. 7, WB Verlag, Monaco di Baviera, 1996, p. 15 (traduzione di Doris von Drathen).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026