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Giulio Paolini. Lo sguardo della Medusa, catalogo della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, De Luca Editore, Roma 1981, s.p.
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GPS-0021

“Lo sguardo della Medusa, si sa, non si può descrivere...”
Questa considerazione impersonale cela più di un soggetto: i molti che lo sanno e chi, solo, si è perduto. È dunque impossibile descrivere una visione mancata? Quel (nostro) punto di vista è lì a non voler rinunciare alla prova, pur non sapendo che l’ora del sacrificio è stata rimandata.

Giulio Paolini. Lo sguardo della Medusa, catalogo della mostra, Quaderno didattico n. 2, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, De Luca Editore, Roma 1981, s.p.

Il breve scritto nasce come nota di commento all’opera Lo sguardo della Medusa, 1981 (Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0463), in occasione della prima presentazione alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma nel dicembre 1981.
La citazione iniziale – da fonte non identificata o forse dello stesso Paolini – richiama il noto mito greco, secondo il quale la gorgone Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo. Uno sguardo, quindi, impossibile da descrivere, dal momento che nessuno l’ha mai visto (o chi ha osato guardarlo, rimanendo pietrificato, non è più in grado di descriverlo). A dispetto di questa logica inconfutabile, Paolini tenta di confutare l’evidenza: “È dunque impossibile descrivere una visione mancata?”. La risposta, nell’ultima frase, unisce il desiderio di trasgredire la logica con la constatazione della sua vanità: il tentativo di guardare (ciò che vedere non si può) è irrinunciabile, ma al contempo è inutile se “l’ora del sacrificio” (il momento in cui chi guarda scopre lo sguardo della Medusa) è stata rinviata (l’incrocio di sguardi non ha luogo, non si dà cioè alcuna visione).
La domanda che Paolini pone – “È dunque impossibile descrivere una visione mancata?” – è propriamente la sfida che egli affronta ogni volta da capo nel suo lavoro. La domanda e la risposta costituiscono la poetica stessa dell’artista: ogni sua opera sottintende infatti il desiderio di vedere, il tentativo di costruire una visione, che non giunge però mai a compimento; lo sguardo si ritrova a osservare la sua stessa traiettoria o a guardare i frammenti di una visione mancata, andata in frantumi. Alla marcata presenza dell’iconografia del vedere – occhi, sguardi, coni visuali, apparecchi ottici, osservatori – corrisponde una altrettanto pronunciata assenza di visione: punti di fuga ciechi, visioni infrante, interrotte, negate, sguardi accecati. Il mito della Medusa non è altro che una metafora di questa visione impossibile: dell’impossibilità, cioè, di toccare con lo sguardo una dimensione assoluta, metafisica, trascendente – come la Bellezza, l’Arte, il Mito – che per sua natura elude qualunque appropriazione
1.

1 In Paolini ricorrono varie altre metafore di visioni anelate, pur nella consapevolezza della loro impossibilità, per esempio il mito greco di Orfeo (cfr. a titolo indicativo nel Catalogo ragionato online dei quadri, delle sculture e delle installazioni, GPO-0623), o la mitica isola della bellezza e dell’amore (“Cythère è lì all’orizzonte, ma l’orizzonte non si tocca. E neppure riusciamo a osservarlo, possederlo”, GPS-0121; si veda anche il gruppo di opere intitolate Cythère, GPO-0483), oppure la massima di François de la Rochefoucault “Né il sole né la morte si possono guardare fissamente” (cfr. l’opera GPO-0637).

Lo sguardo della Medusa, 1981 (GPO-0463)

G. Paolini, Les fausses confidences, Giulio Einaudi editore, Torino 1983 (cartella grafica; associato alla tavola “3. Il ponte dei suicidi”).
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, p. 123 (nell’allegata traduzione francese pp. 7-8).
Giulio Paolini. “Tutto qui”, catalogo della mostra, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, Ravenna, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985, p. 138 (con titolo “Il ponte dei suicidi”).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 79 (con titolo “3. Le pont des suicides”, in francese).
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 42 (italiano, con titolo “3. Il ponte dei suicidi”) / 107 (inglese).
G. Paolini,
Ancora un libro, Edizioni A.E.I.O.U., Roma 1987, pp. 11-12 (con titolo “Il ponte dei suicidi”).
G. Paolini,
Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, p. 208.
Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, p. 170.

Inglese
Markus Lüpertz, Giulio Paolini: figure, colonne, finestre, catalogo della mostra, Castello di Rivoli, Rivoli 1986, p. 107 (traduzione di Lesley Fagan).

Francese
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, vol. Images/Index, nell’allegata traduzione pp. 7-8 (traduzione di Anne Machet).
G. Paolini,
Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, p. 79 (con titolo “3. Le pont des suicides”, (traduzione di Anne Machet).

Scheda a cura di Maddalena Disch, 15/05/2026