Chi non cerca trova, 1988
GPS-0187
I passi compunti e rispettosi che ci conducono ad ammirare il tempietto di San Pietro in Montorio segnano una battuta d’arresto, appena avvistati i due gradini a destra e a sinistra dell’ingresso principale, lungo la gradinata circolare che costeggia l’edificio. Servono a collegare le due porte laterali, ma l’enigma che sollevano supera la funzione che sono lì ad assolvere.
Siamo di fronte a due banali parallelepipedi di pietra, soli elementi rettangolari, veri corpi estranei nella modulazione rotonda dell’intera architettura, perché “aggiunti” e non “ricavati” (Bramante mi perdonerà l’improntitudine di violare i suoi segreti) dalla struttura: ospitati e non integrati alle linee del disegno, che restano impraticabili anche se destinate ad accogliere i nostri passi.
Siamo così stati avvertiti, messi in guardia: siamo lì, corpi estranei anche noi, ospiti complementari a qualcosa di già perfettamente compiuto, che garbatamente ci invita a non preoccuparci della sua serena solitudine.
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 264.
Donato Bramante
Tempietto di San Pietro in Montorio (noto anche come Tempietto del Bramante), Roma