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G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 258
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Da quando credo di esistere, la mia nota biografica si ostina sistematicamente a confermare, sempre citando se stessa e ormai a mia insaputa, “vive e lavora a Torino”.
Io, che certamente non vivo e in un certo senso non lavoro, trascorro oltretutto buona parte del mio tempo altrove.
Me ne accorgo quando, per esempio, chiacchierando del più e del meno ed esitando tra una frase e l'altra nel fluire della conversazione, occorre prender fiato: “sicché” (siamo in Toscana) o “alors” (a Parigi) sono i due lasciapassare ricorrenti, laconicamente logico – causale – il primo, sottilmente esortativo – eventuale – il secondo, che prendono posto, anzi spostano le regole del discorso.
Naso, occhi, orecchi... un ritratto non mostra mai la lingua.

G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze, 1988, p. 258.

Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 306.

Scheda a cura di Maddalena Disch, 10/06/2026