Per Armando Testa, 2001
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L'ho detto e ripetuto più volte ma mai, credo, dichiarato per iscritto: “grafico” sono nato (cresciuto e... diplomato) e “grafico” non mi dispiacerebbe, un giorno, resuscitare.
Ecco perché mi ritengo particolarmente motivato, obbligato a scrivere questa breve testimonianza in memoria di un grafico per eccellenza quale è stato Armando Testa.
Un atto di sincerità, quasi una confessione, merita di essere portato fino in fondo: devo cioè dire, a onor del vero, che molto se non tutto delle radici della mia formazione contrasse largo debito dalle formulazioni che, a partire dal Bauhaus e dai Costruttivisti, giungono fino alla estenuata e rarefatta eleganza delle pagine progettate, per esempio, dagli art directors reduci dalle Kunstgewerbeschulen di Zurigo e di Basilea.
Ho dunque già detto, quasi senza dirlo, che le immagini di Armando Testa non si ponevano al vertice di quella linea retta, coerente ed evolutiva, di quel linguaggio grafico che mi ha tenuto a battesimo e mi ha fatto scuola.
Del resto proprio Armando Testa, per sua esplicita dichiarazione, non si qualificava grafico ma pubblicitario. Ed è per questo che, per sua autentica natura e pieno merito, Armando poteva contare su quella “marcia in più” che tutti dobbiamo riconoscergli: l'indubbia sagacia e la formidabile capacità di “sintesi” (parola che ricordo a lui molto cara e da lui pronunciata più volte) capaci di condurlo a un'immediata e inequivocabile efficacia comunicativa. Come per esempio, lo splendido logo di questo stesso Museo del Castello di Rivoli (disegnato all'epoca della sua fondazione e tuttora visibile sulla copertina di questo catalogo) che rinnova nel tempo la sua sempre puntuale attualità.
Ricordo ancora, di Armando Testa, il suo “occhio” instancabile (le virgolette intendono sottolineare la sua sincera e autentica curiosità per i fenomeni dell'arte contemporanea... per tutto, in generale, quello che appartiene all'evoluzione del gusto). Uno sguardo dunque, il suo, non soltanto concentrato sul suo terreno, come spesso capita a chi le immagini le produce, ma sempre proteso a ricercare e a considerare anche immagini non sue.
Una qualità, questa, che gli ha sempre consentito di muoversi con assoluta padronanza nella valutazione, e quindi nella utilizzazione, di quell'universo di segni che per essere pienamente percepibili e dunque necessari devono essere sottoposti ad una scelta opportuna e rigorosa. Giudizio che il grafico può formulare ad occhi aperti e con cognizione di causa.
Voglio dire che un vantaggio considerevole, che ho sempre invidiato ai grafici e che agli artisti di oggi è pressoché venuto a mancare, è quello di poter contare sulla committenza: vero e proprio agio e investitura giudicata invece per lo più come una costrizione; limite o impedimento alla libertà del l'immagine.
La quale, al contrario, si varrebbe così di una “necessità” che l'artista si trova tenuto a dover giustificare. A lui, poi, se artista è davvero, il compito di sottrarle prevedibilità, dipendenza dalle aspettative, orientandola verso una libertà nuova e sconosciuta, attribuendole appunto una necessità del tutto inaspettata.
Insomma, correggendo infine le intenzioni dichiarate all'inizio, se cioè non mi sarà concesso di ritrovare la mia origine di “grafico” dovrò accontentarmi di quello che ho e concludere onorevolmente la mia carriera di “pittore”.
Armando Testa, catalogo della mostra, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Edizioni Charta, Milano 2001, pp. 70-71 (italiano) / 72-73 (inglese).
GRAFICI
Armando Testa
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
• Armando Testa. Cucù-Tetè, catalogo della mostra, Palazzo delle Papesse, Siena, Sillabe, Livorno 2025, pp. 60 (italiano) / 61 (inglese).
Inglese
• Armando Testa, catalogo della mostra, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Edizioni Charta, Milano 2001, pp. 72-73 (traduzione di Marguerite Shore).
• Armando Testa. Cucù-Tetè, catalogo della mostra, Palazzo delle Papesse, Siena, Sillabe, Livorno 2025, p. 61 (traduzione da Armando Testa, Edizioni Charta, Milano 2001).