Tutto è scritto, 1995
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“Tutto è scritto”, si dice talvolta, quando un certo episodio sembra rovesciare il normale divenire delle cose, opporsi alla stessa dinamica che lo muove, provocare un’implosione che togliendoci il fiato ci impedisce ogni ragionevole interpretazione degli effetti conseguiti non si sa come e da chi.
È curioso che così si intitoli l’ultimo dei brani che compongono questa raccolta: in questo caso “Tutto è scritto” sembra siglare la conclusione di un volume che appunto raccoglie tutti i miei scritti, limitandosi a formulare una sommaria constatazione.
Una terza versione sembra ancora nascondersi dietro le due appena avvistate: “Tutto è scritto” può anche contraddistinguere quel qualcosa (quel tutto) che ci perviene alla conoscenza attraverso la scrittura o, al contrario ma è lo stesso, affermare che tutto tende a fissarsi per iscritto.
Questa premessa, per introdurre un episodio in tre tempi (tre stazioni per il momento della verità) che pare ripercorrere gli ordini e le simmetrie accennate qui sopra.
Non avrei mai potuto prevedere che quelle poche ore trascorse a Barcellona dovessero seguire una mappa così intricata e composita, produrre un effetto tra l’oracolare e il simbolico.
Il caso mi concede, a fine giornata, di annotare questi appunti di viaggio sul treno intitolato a Salvador Dalì (“El Arte de Viajar”, Barcellona-Milan, 19.3.1995) e a lui dedico e rivolgo queste mie divagazioni.
1. Palau Robert: Dalì, Els anys joves, esposizione esemplare nel far toccare un tirocinio inquieto e sofferto, doloroso Purgatorio verso una maturità già tutta posseduta (una testa di ragazza vista di spalle, visione così precoce e così definitiva...).
2. Fundaciò Antoni Tàpies: Los limites del Museo, una mostra e un convegno (evitato grazie a Dio e per ragioni di tempo). L’Inferno, pretestuose “verità” cucinate al momento e servite con una dimostratività “moderna” e sbrigativa...
3. In taxi, pur di allontanarmi in fretta, raggiunto Parc Güell: il Paradiso, luogo senza pari, architettura modellata sullo spazio dell’estasi... Qualcosa però arriva anche qui a riportarmi su questa Terra: la municipalità, o chi per essa, ha provveduto a “completare” l’accoglienza aggiungendo qua e là svariati elementi di arredo urbano, sottolineando (annientando) così il valore originale dell’opera.
Paradosso di ogni tentata conclusione: come condividere le invettive antimoderniste di de Chirico, adagiato nel paradiso modernista di Gaudì?
Scritto inedito nella versione integrale. Pubblicazione dei paragrafi iniziali in Giulio Paolini. La voce del pittore – Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 355 (Tutto è scritto... fissarsi per iscritto). Pubblicazione della seconda parte, con omissioni e aggiunte, in G. Paolini, La verità. In quattro righe e novantacinque voci, Giulio Einaudi editore, Torino 1996, p. 131 (voce “Modernità”).
Salvador Dalì; Antoni Tàpies; Giorgio de Chirico
Antoni Gaudí
Parc Güell, Barcellona
Fundació Antoni Tápies, Barcellona (dal 2024 Museu Tàpies)
Dalì: els any joves (1918-1930), Palau Robert, Barcellona 1995; Los límites del museo, Museu Tàpies, Barcellona 1995