43 x 41 cm
Collezione privata, courtesy Giò Marconi, Milano
32 x 26 cm
Collezione Lorenzo e Marilena Bonomo
34 x 23.3 cm
Collezione dell'artista
36 x 19 cm
Collezione privata
50 x 70 cm
Collezione dell'artista
Due elementi 40.3 x 53.1 cm ciascuno, misure complessive 40.3 x 108.2 cm
Collezione privata, Milano
33.5 x 50 cm
Collezione dell'artista
33.5 x 25.5 cm
Collezione dell'artista
Due elementi 42 x 55 cm ciascuno, misure complessive 42 x 112 cm
Collezione dell'artista
65 x 47 cm
Collezione privata, Torino
55.7 x 44 cm
Collezione privata
Ubicazione sconosciuta
65 x 50 cm
Collezione privata, San Gallo
Senza titolo, 1963
GPC-0015
Carta piegata e lacerata, punti metallici
33.5 x 25.5 cm
Firmato e datato al verso, in basso a destra: “Giulio Paolini / 1963”
Collezione dell'artista
Un foglio di carta piuttosto spessa, precedentemente lacerato lungo i lati verticali, piegato a fisarmonica e poi ridisteso, è parzialmente ripiegato. Il lato sinistro è ripiegato verso l’interno e trattenuto in alto e in basso con due punti metallici; la metà destra del foglio è piegata verso l’interno, con il margine ripiegato ancora una volta e fermato con due punti metallici, in modo da essere orientato come il lato sinistro, in una curiosa analogia.
Le piegature del foglio si confondono con la lacerazione dei margini verticali, muovendo la superficie inerte della carta e rendendone percettibile lo spessore.
“L’opera sottende una storia senza ragion d’essere di come un foglio di carta possano scomporsi e ricomporsi in un’unica superficie. Gli intervalli non permettono di capire se si tratti di uno o più fogli piegati; il risultato è volutamente misterioso. In questo lavoro utilizzo per la prima volta i punti metallici, per dar conto del fatto che vi sono due superfici ripiegate e unite a contatto. L’opera induce così a interrogare le ragioni di queste ‘tasche’, insinuando il dubbio che nascondano o trattengano qualcosa”1.
L’azione di ripiegare e chiudere anticipa l’idea – sviluppata poi nei “Disegni” del 1964 – di un “disegno” che, invece di rivelare, tende a sottrarre qualcosa allo sguardo, limitandosi a proporre il supporto cartaceo come dispositivo atto ad accogliere un gesto.
1 G. Paolini in conversazione con I. Bernardi, 22 ottobre 2012.
| • | Giulio Paolini, Quaderno n. 30, Università di Parma, Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1976, ripr. n. 25. |
| • | G. Paolini, Voix off, Éditions W, Mâcon 1986, ripr. p. 114. |
| • | Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, ripr. p. 79. |
| • | I. Bernardi, Giulio Paolini. Opere su carta: un laboratorio gestuale per la percezione dell’immagine, Prinp Editore, Torino 2017, pp. 34, 36, ripr. p. 35. |